Cives Cremona

22 novembre 2010

Partecipate tra territorio e mercato

Filed under: Aziende Pubbliche — Cives Cremona @ 14:15

Nel silenzio delle cronache cremonesi, la cronaca cremasca ritorna sul tema delle partecipate. Cives aveva già riportato le preoccupazioni di diversi amministratori cremaschi a proposito del conferimento di reti e impianti alla società LGH (Linea group holding), in mancanza di “cifre precise sulle passività, sulle previsioni di investimento, sulla organizzazione societaria, sul rapporto costi/benefici per Scrp e per il Cremasco”. E anche a proposito della “scarsa chiarezza nei rapporti, per la carenza di informazioni e per la perdita di potere del territorio”. (v. Chi comanda nelle partecipate?).
La cronaca di Crema della Provincia di domenica 21 novembre riprende quelle preoccupazioni. Boschiroli (Udc) e Bonaldi (Pd) criticano gli intrecci societari e i doppi incarichi delle ex municipalizzate e si chiedono: “chi controlla i controllori?”. Tra i destinatari delle critiche c’è anche Tomaselli, amministratore della Lega Nord, ma la stessa Lega è protagonista di un documento in cui viene criticata l’intenzione dell’amministratore delegato di Lgh, Scuri, di investire 50 milioni di euro nell’acquisto di una discarica in Puglia. Nel documento si esprime la “volontà della Lega di opporsi strenuamente ad una operazione lontana dai territori di competenza della società pubblica”. I deputati leghisti Fava, Torazzi, Comaroli e Maggioni dichiarano che “la missione primaria di Linea Group è quella di sviluppare servizi efficienti e alle migliori condizioni nei territori dei comuni azionisti e che sarebbe meglio investire una somma così rilevante per realizzare infrastrutture nel settore energetico ambientale nei territori della Lombardia meridionale, piuttosto che privilegiare una scelta meramente speculativa.”
Lungo tutto quest’anno Cives ha promosso una campagna solitaria per introdurre un controllo democratico nella gestione delle società partecipate (v. Quale logica economica nella crescita di LGH), concordiamo quindi con le istanze dei parlamentari leghisti e degli amministratori cremaschi rivolte a stabilire, in una sede democratica, gli indirizzi strategici delle aziende, compresi gli ambiti settoriali e territoriali. Onde evitare che il “comune imprenditore” faccia la fine dello “stato imprenditore”, dove boiardi grossi e piccoli hanno spesso deviato dai loro compiti, a vantaggio di interessi politici o di apparato.
Oggi i parlamentari leghisti invitano a mantenere stretto il rapporto tra partecipate e territorio di provenienza, ma la soluzione di questo problema non può essere affidata semplicemente alle direttive o al controllo politico di partito. Se non viene definita la cornice istituzionale e la forma giuridica più adatta a tutelare gli interessi del territorio, “il trend del mercato” (come dice Pasquali) porta inesorabilmente alla concorrenza oligopolistica e alla quotazione di borsa. Nulla di diabolico s’intende, purché si sia consapevoli che la logica del mercato, che oggi porta verso una discarica in Puglia, porterà a cogliere altre opportunità altrove (v. Dove ci porta il business), così come porterà alla già progettata fusione con Acegas-Aps, allo scopo di creare un’azienda con un miliardo di fatturato, operativa da Pavia a Trieste.
Rispondendo ad Albertoni, che difendeva il “rafforzamento” da attuarsi con il conferimento delle reti e degli impianti a Lgh, avevamo sottolineato che con questa operazione i comuni avrebbero aumentato la loro quota, ma il filo che lega il loro patrimonio alla nuova patrimoniale sarebbe diventato più lungo. Se si vuole rafforzare il territorio con strutture più solide, per garantire servizi migliori, bisogna evitare che il filo si allunghi troppo. Ricordavamo, nell’occasione, che era bastata la trasformazione della vecchia municipalizzata in spa per produrre un incontrollato e ingiustificato incremento di attività e di società, anche fuori dalle funzioni che sono il core business del comune e che il comune dovrebbe rispettare per non invadere la sfera della società.
Tra il mercato “globale” e il territorio “locale” è quindi necessario trovare un equilibrio, che non può essere quello di lasciare mano libera al management, attratto dalla crescita dimensionale e dai correlativi appannaggi. I soldi dei cittadini dovrebbero essere sottratti a operazioni che esulano dagli scopi essenziali del comune o da operazioni azzardate (l’esperienza dei derivati dovrebbe insegnare), o da avventure imprenditoriali che meglio si attagliano a imprese private.

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