Cives Cremona

8 novembre 2010

E Salini ci liberò dalle Aato

Filed under: Enti e Fondazioni — Cives Cremona @ 11:00

L’ultimo capitolo della guerra dell’acqua è quello che ha visto contrapposti (così titolava Cronaca del 1° novembre) “comuni contro province”, in merito al progetto di legge regionale sulla gestione dei servizi idrici, criticato dai “comunali” (Torchio) perché esautora i sindaci, difeso dai “provinciali” (Salini) perché amplia le competenze delle province.
Per la verità, il progetto regionale risponde solo alla necessità di adeguare la legge regionale alla sentenza della Corte Costituzionale, che ha bocciato la separazione della gestione dalla erogazione dei servizi, e alla legge 42/2010, che ha soppresso le Autorità d’ambito (Aato).
La nuova legge regionale dovrebbe finalmente porre fine ad una guerra di posizione che va avanti da oltre dieci anni, in quanto la legislazione nazionale sui servizi idrici avrebbe dovuto adeguarsi da anni alle Direttive dell’Unione Europea, che impongono l’introduzione della concorrenza negli affidamenti dei servizi pubblici locali, ma contrapposizioni ideologiche e interessi politici lo hanno impedito.
Adesso, il punto più controverso del progetto regionale sembra il trasferimento alle province delle competenze delle autorità d’ambito (le Aato). Ma a questo proposito si dimentica che la soppressione di questi organismi rappresenta l’avvio della semplificazione dell’ordinamento amministrativo, prevista dalla finanziaria 2008, in cui si stabiliva che lo stato e le regioni dovevano accorpare o sopprimere enti, agenzie od organismi, titolari di funzioni coincidenti con quelle degli enti locali.
Quando Salini, nel settembre scorso, aveva avanzato la proposta di soppressione delle Aato, l’avevamo qualificata come una dichiarazione di guerra agli “gnomi di Cremona”, cioè a quanti congiurano “per ostacolare ogni innovazione” (Chi ci libererà dagli Aato?). Se la riforma andrà a buon fine, Salini avrà vinto la guerra prima del previsto. Ed è sperabile che si tratti di un primo tassello nel processo di semplificazione amministrativa, che Cives aveva auspicato in un post del 12 marzo 2009 (Il rasoio di Occam), in cui si proponeva la soppressione degli organismi regionali e statali che coesistono sui territori provinciali (Aato, Aler, parte delle prefetture), e il trasferimento delle loro funzioni alla provincia, ente democratico, previsto dalla Costituzione.
In questa logica, la programmazione dei servizi idrici provinciali può dunque competere alla provincia, al pari del coordinamento territoriale e dei piani settoriali concernenti la viabilità, i trasporti, i rifiuti, le cave, le risorse ittiche, le riserve naturali ecc. Così come la provincia appare l’ente democratico più idoneo a gestire i servizi di vasta area, senza per questo intaccare la sfera delle competenze comunali, che restano numerose e importanti.

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5 novembre 2010

Una fondazione aperta e trasparente

Filed under: Enti e Fondazioni — Cives Cremona @ 22:49

In attesa che il sindaco Perri sciolga il dilemma sul numero dei consiglieri da assegnare alla Fondazione Città di Cremona, ci sarebbe tempo per riflettere su alcune modifiche statutarie dirette a garantire all’ente la più ampia rappresentanza della comunità cremonese e il massimo controllo della gestione.
Per entrambi gli obiettivi, prendiamo lo spunto dallo statuto della Fondazione Cariplo.
Per quanto riguarda la composizione del consiglio, questo statuto prevede una Commissione di indirizzo (detta di beneficenza) composta da quaranta commissari. Venti sono espressione del territorio; tredici sono persone competenti ed esperte segnalate (con terne di nomi) dai rappresentanti degli enti e delle associazioni che hanno scopi affini a quelli della Fondazione; sette sono nominati tra personalità che per professionalità, esperienza e competenza, possono contribuire al miglior perseguimento dei fini istituzionali della Fondazione. La Commissione detta gli indirizzi generali ed elegge il Consiglio di amministrazione.
Semplificando, si potrebbe prevedere un consiglio formato da sette consiglieri. Due nominati dal sindaco tra persone esperte e competenti; cinque eletti dal consiglio comunale, di cui due su terne di nomi proposte dalla Caritas e dai Centri di volontariato. Volendo, potrebbe essere prevista una Commissione di indirizzo più larga, secondo le stesse proporzioni.
A nostro parere, l’obbligo della riduzione del numero non tocca la Fondazione, che non è un ente comunale, e potrebbe essere facilmente aggirato statuendo la gratuità degli incarichi, come era nelle opere pie e nelle stesse Ipab prima della legge regionale. Sarebbe un bel segnale per chi è chiamato ad occuparsi di carità.
Una riforma siffatta dello statuto avrebbe anche il merito di recuperare la genesi e la storia della carità cremonese.
Per quanto riguarda il controllo, posto che esiste già la vigilanza della regione, alla quale vanno trasmessi i bilanci. Posto che il preambolo dello statuto fa già obbligo alla Fondazione di operare d’intesa con il Comune, nell’ambito degli indirizzi della programmazione sociale territoriale, non è ipotizzabile, senza ledere la’autonomia dei consiglieri,  un controllo più stringente sugli atti. Può invece essere utile una maggiote tasparenza dei bilanci e dei resoconti dell’attività, sempre sull’esempio della Fondazione Cariplo, il cui sito è in proposito esemplare e consente a tutti i cittadini una visione dettagliata dei flussi di spesa e delle attività svolte (v. www.fondazionecariplo.it).

1 novembre 2010

Le due “guerre” dell’acqua

Filed under: Territorio — Cives Cremona @ 11:43

Le “guerre” dell’acqua sono due. Una è quella vera, dichiarata dall’Onu per assicurare l’accesso a una fonte di acqua potabile al miliardo di persone che ancora non ne dispongono. L’altra è quella inventata dai movimenti universalisti contro qualsiasi intervento di imprese private nella gestione dei servizi idrici.
Secondo il rapporto del Consiglio dei diritti umani dell’Onu (*), pubblicato il 1° ottobre, circa un miliardo di persone non hanno accesso a fonti di acqua potabile e altri tre miliardi non dispongono di un rubinetto in casa o nei pressi dell’abitazione. Sulla scorta di questi dati, l’Assemblea generale dell’Onu ha adottato una risoluzione che riconosce come “diritto umano fondamentale l’accesso all’acqua potabile e ai servizi igienici di base”, invitando gli stati a vigilare sulla “realizzazione effettiva di questo diritto, indipendentemente dallo statuto degli operatori (pubblici, privati, associativi) incaricati della fornitura”.
Sempre secondo il rapporto Onu, il problema non dipende dalla quantità d’acqua esistente sul pianeta, che potrebbe assicurare a ogni persona da cinquanta a cento litri di acqua al giorno, ma da un suo utilizzo squilibrato e inefficiente (ad esempio, l’Africa riesce a utilizzare solo il 4% della sua acqua). In questo contesto, è comprensibile la diffidenza dei movimenti universalisti verso lo sfruttamento dell’oro blu da parte di imprese private e il giudizio negativo dato sulla risoluzione Onu, in quanto – come afferma Riccardo Petrella – “incoraggia l’affidamento dei servizi idrici ai privati, includendoli nella sfera mercantile”.
E’ invece meno comprensibile l’estensione di questi giudizi ai contesti civilmente sviluppati, dove l’acqua è già “bene pubblico”, regolato dalla legge, soggetto a programmi e controlli pubblici e dove solo la gestione degli impianti e l’erogazione dei servizi può essere affidata a imprese private, sulla base di valutazioni di convenienza economica e finanziaria, fatte dalle comunità locali.
L’esclusione dell’acqua dalla sfera dei “beni economici” e il pregiudizio nei confronti delle gestioni private (ma anche pubblico-private) alimentano la “guerra” dei movimenti universalisti di casa nostra, come la raccolta di firme contro la “privatizzazione” dell’acqua: terminologia equivoca che induce a pensare all’intento malvagio di escludere l’acqua dal novero dei beni pubblici. E ispirano anche progetti politici contraddittori, come quello di Agostino Alloni (e altri consiglieri regionali), che vorrebbero aumentare i canoni di concessione per alimentare il bilancio della regione (una specie di tassa sul macinato). O quello di Stefano Boeri, candidato Pd alle primarie di Milano, che propone la costruzione di “cento case dell’acqua”, per distribuire gratis a tutti i cittadini acqua liscia, gassata e refrigerata; più altrettante “casette”, cioè un servizio di distribuzione dell’acqua per gli uffici e le scuole.

(*) I dati sul Rapporto Onu sono ricavati dal servizio di Chiara Zappa, su Avvenire del 31 ottobre

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