Cives Cremona

25 dicembre 2010

Buon Natale e felice anno nuovo

Filed under: Cives — Cives Cremona @ 07:05

Con il tradizionale augurio di buon Natale e felice anno nuovo la redazione di Cives si accomiata per un breve periodo dai suoi affezionati lettori.  A rileggerci dopo le festività natalizie.

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“Torniamo a desiderare”

Filed under: Antologia — Cives Cremona @ 07:00

“Torniamo a desiderare” può apparire una indebita incitazione profetica, ma è piuttosto la riproposizione di una virtù civile, un ritornante raccogliersi sulla dimensione più intima dei singoli e delle comunità. Da tale dimensione si può partire, sapendo che solo il desiderio “impone l’altro” (oggetto, relazione, condizione che sia) facendoci “disubriacare” dalla costante condanna alla soggettività; solo il desiderio non ci appiattisce nel deserto orizzontale in cui siamo franati;…solo il desiderio può darci lo slancio per vincere il nichilismo dell’indifferenza; ..solo il desiderio esprime la volontà di significazione – di voler dire e di voler essere – che oggi manca.

Dalle Considerazioni generali del “44 ° Rapporto sulla situazione sociale del Paese”, Censis, 2010

24 dicembre 2010

Nessuna nostalgia delle Aato

Filed under: Aziende Pubbliche — Cives Cremona @ 07:00

Il consiglio regionale ha approvato ieri la nuova legge sui servizi idrici integrati, che affida alle province, dal primo gennaio, le competenze per la gestione dell’acqua pubblica oggi in capo alle Aato (Autorità di ambito territoriale ottimale). Le province dovranno adesso adeguarsi al nuovo sistema, tenendo conto che il decreto “milleproroghe” ha prorogato di un anno la soppressione delle Aato. Alla fine del percorso, che parte dalle norme comunitarie e passa dalla legge nazionale, troverà – forse – un assetto stabile la disciplina dei servizi idrici locali e si potrà passare alla scelta delle forme di gestione.
Quanto alle Aato, non ne avremo nostalgia. Prima ancora della proposta di Salini,
Cives, in un editoriale del 12 marzo 2009 (Il rasoio di Occam) aveva sostenuto “l’opportunità di trasferire alle province le funzioni degli organismi regionali e statali che coesistono sui territori provinciali, come ad esempio le Aato e le Aler, nonché buona parte dei compiti delle prefetture, con diminuzione di costi, aumento di trasparenza e democraticità (cioè vero federalismo)”.
E’ quindi positivo che si sia riusciti ad alleggerire (in piccola parte) il nostro pleonastico sistema amministrativo, riportando in capo ad un ente costituzionale come la provincia una funzione adatta ad essere gestita su area vasta. Peraltro, la legge regionale prevede anche una conferenza dei sindaci, con parere vincolante sulle decisioni di gestione. In quella sede i comuni, proprietari delle reti e degli impianti, potranno far valere le loro opzioni, nei limiti posti dalle norme vigenti. Dovranno perciò tener conto che l’affidamento a gara è la regola e che la gestione in house è l’eccezione.
Nessuna contraddizione da parte nostra quando abbiamo scritto (come rileva Bazzani nel commento al post di ieri) che “la legislazione nazionale sui servizi idrici avrebbe dovuto adeguarsi da anni alle Direttive dell’Unione Europea, che impongono l’introduzione della concorrenza negli affidamenti dei servizi pubblici locali”. Questa è la regola, ma se avrà la pazienza di rileggersi il nostro post del 27 febbraio (
La gestione in house e l’albero di Bertoldo) constaterà che abbiamo anche scritto che i sindaci dovrebbero evitare approcci ideologici al problema e valutare la convenienza delle diverse opzioni, tra cui quella dell’affidamento diretto (detto anche in house), sapendo tuttavia che questa forma di gestione deve rispettare regole molto stringenti, dettagliatamente definite dalla giurisprudenza della Corte di giustizia europea e del Consiglio di stato.

23 dicembre 2010

Bufale e tabù sulle norme europee

Filed under: Aziende Pubbliche — Cives Cremona @ 07:00

Giacomo Bazzani, del Comitato Acqua Pubblica di Cremona, è fermamente convinto che il richiamo alla normativa europea, a proposito dell’apertura alla concorrenza dei servizi locali di interesse economico generale (Sieg), sia una “autentica bufala” (o una “bugia europea”). Considerato che non vogliamo passare per studenti negligenti (vedi il commento al nostro post E Salini ci liberò dalle Aato), andiamo dunque alle fonti comunitarie e ripassiamole a beneficio dei lettori.
In merito alla gestione dei Sieg, ci sono due principi che si incrociano, entrambi inseriti tra i Principi del Trattato: la garanzia della concorrenza nel mercato interno (art. 3/g) e il rafforzamento della coesione economica e sociale (art. 3/k). Circa la coesione, l’articolo 16 stabilisce che, in considerazione dell’importanza di questi servizi nell’ambito dei valori comuni dell’Unione, nonché del loro ruolo nella promozione della coesione sociale e territoriale, la Comunità e gli Stati membri provvedono affinché tali servizi funzionino in base a principi e condizioni che consentano loro di assolvere i loro compiti. Circa la concorrenza, l’articolo 86/2 stabilisce che le imprese incaricate della gestione di servizi di interesse economico generale sono sottoposte alle regole di concorrenza, nei limiti in cui l’applicazione di tali norme non osti all’adempimento, in linea di diritto e di fatto, della specifica missione loro affidata.
Il trattato di Lisbona ha successivamente stabilito che i valori comuni dell’Unione, con riguardo al settore dei servizi di interesse economico generale, ai sensi dell’articolo 16 del trattato, comprendono:
– il ruolo essenziale e l’ampio potere discrezionale delle autorità nazionali, regionali e locali di fornire, commissionare e organizzare servizi di interesse economico generale il più vicini possibile alle esigenze degli utenti;
– la diversità tra i vari servizi di interesse economico generale e le differenze delle esigenze e preferenze degli utenti che possono discendere da situazioni geografiche, sociali e culturali diverse;
– un alto livello di qualità, sicurezza e accessibilità economica, la parità di trattamento e la promozione dell’accesso universale e dei diritti dell’utente.
Come si vede, le norme comunitarie hanno un carattere generale e non impongono un modello di gestione dei servizi, che viene lasciato alla discrezionalità degli stati membri. Ma – come principio generale – la restrizione della concorrenza è giustificabile esclusivamente con la necessità – comprovata – di assicurare il corretto assolvimento di una missione di interesse generale da parte del titolare del monopolio o del diritto esclusiva. Di conseguenza, l’affidamento diretto (in house) costituisce una eccezione alla regola della esternalizzazione, come ha sentenziato più volte la Corte di Giustizia.
Sul problema è intervenuta la recente sentenza della Corte Costituzionale (n. 325/2010). La Corte ha stabilito che: il diritto comunitario consente, ma non impone, per i servizi di interesse economico generale, l’affidamento della gestione ad un soggetto di diritto pubblico; che lo Stato italiano ha legittimamente scelto, con autonoma decisione politica, il proprio modello di gestione, escludendo il ricorso ad un ente di diritto pubblico; che l’art. 35/8 della legge 448/2001 esclude la possibilità di affidare la gestione del servizio ad un’azienda speciale; che i servizi di interesse economico generale, in quanto rientranti nella materia della tutela concorrenza, sono di competenza legislativa esclusiva dello Stato.
Forse abbiamo annoiato i lettori, ma preferiamo passare piuttosto da secchioni che da negligenti. Ci resta la sensazione che la polemica sulla gestione dei servizi idrici più che di bufale si alimenti di tabù.

20 dicembre 2010

La piccola Iri cremonese

Filed under: Aziende Pubbliche — Cives Cremona @ 07:00

Le Linee di intervento dell’amministrazione Perri in materia di società partecipate (presentate alla stampa nel settembre 2009) avevano indicato tra le misure da adottare nei prossimi sei mesi la “ridefinizione dei rapporti con il complesso delle società di capitali controllate, collegate, partecipate e ‘partecipate di partecipate’ (33 società), che si occupano di servizi pubblici locali a rilevanza industriale, come gas, acqua, rifiuti, elettricità, teleriscaldamento, strade e autostrade, farmacie, fiere, telecomunicazioni e altro, con particolare attenzione per il gruppo Aem spa e il gruppo Linea Group Holding srl.” Nonché il “potenziamento del sistema dei controlli sulle società, sia in termini di equilibri economico finanziari, che di gestione dei sevizi e visione strategica, accorciando la catena di comando da parte del comune di Cremona”.
Le enunciazioni facevano sperare in una decisa revisione dei rapporti tra comune ed ex municipalizzate, sia mediante l’introduzione di un più diretto controllo democratico, sia mediante il progressivo ritiro del comune da attività che non rappresentano il nucleo della sua missione. Dopo un anno, le decisioni prese sembrano orientate in tutt’altra direzione.
E’ vero che l’assessore Nolli ha annunciato la cessione della partecipazione del 50% di
Net People e la messa in liquidazione di ConveCr. Ma quest’ultima era una società nata morta, che in pochi anni si è mangiata il capitale. Mentre Net People era stata costituita (al 50% con Cassa Padana), per gestire un sito web (e-cremonaweb) in cui era poi entrato anche un privato (Cremona Web srl). Esempio clamoroso di confusione tra finalità e risorse pubbliche e private. L’uscita del comune era quindi cosa dovuta. Occorrerebbe tuttavia evitare che la cessione della partecipazione possa essere sostituita dai finanziamenti pubblicitari di Aemcom, presenti in abbondanza sul sito in questione.
La scelta più importante dell’anno è stata tuttavia il conferimento delle società operative di
Aem a Lgh, la holding di società partecipate di alcune province lombarde (v Quale logica economica nella crescita di LGH). Questa operazione ha svuotato Aem di tutte le gestioni “industriali”, per cui diveniva plausibile lo scioglimento della società e il passaggio al comune dei cespiti patrimoniali di sua competenza.
Ma così non è stato. Qualche giorno fa abbiamo appreso dai giornali, come dichiarato del presidente Franco Albertoni, che era stata “ridefinita l’architettura strategica di
Aem Cremona spa, con l’affidamento alla stessa del ruolo di coordinamento e controllo delle partecipazioni indirettamente detenute dal comune di Cremona, in ottica di razionalizzazione ed univocità strategica”. Abbiamo anche appreso che il consiglio comunale con voto unanime aveva approvato la scelta, meritandosi le lodi dell’assessore Nolli circa “il ruolo attivo, responsabile e partecipe di questo importante cambiamento societario”.
E’ nata dunque, in perfetto clima natalizio e consociativo, la “piccola Iri cremonese”. A otto anni dallo scioglimento dell’Iri nazionale, avvenuto con il passaggio di tutte le società partecipate al Ministero dell’economia, il comune di Cremona si dichiara inidoneo a decidere direttamente le strategie delle partecipate, nonché la gestione del suo patrimonio e preferisce affidarlo alla sua gloriosa ex municipalizzata, con il suo presidente, il suo consiglio di amministrazione e i suoi revisori. Naturalmente “nell’ottica di efficacia, efficienza ed economicità”.

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