Cives Cremona

8 dicembre 2010

Sperare nelle virtù civiche del popolo

Filed under: Editoriali — Cives Cremona @ 15:31

I commenti di Vittorio Foderaro e di Walter Guarneri al mio post Alla ricerca del terzo polo mi invogliano a una risposta. Scegliendo quel tema, ho preso atto di una spinta crescente verso la creazione di un polo alternativo agli attuali, che viene certo – interpretando in sintesi quel che dice Guarneri – da molti personaggi in cerca d’autore, ma anche da quanti avvertono il pensiero debole che ispira gli attuali partiti e li vorrebbero invece ispirati da limpide idealità e da progetti coerenti e realistici. Ecco perché mi sono permesso di rievocare il manifesto ai liberi e forti e i dodici punti del programma di Sturzo. Quel programma non è certamente applicabile alla realtà attuale, ma manifesto e programma sono un modello di come si possa coniugare la morale sociale con gli obiettivi propri di un partito politico.
Per la verità, molti punti del manifesto conservano intatta validità: per
una organizzazione internazionale (la Società delle nazioni di allora) capace di tutelare i diritti dei popoli deboli contro le tendenze sopraffattrici dei forti; per uno Stato veramente popolare rispettoso dei nuclei e degli organismi naturali; per le libertà, religiosa, di insegnamento, sindacale, comunale e locale; per una alternativa alle correnti disgregatrici della lotta di classe e della rivoluzione anarchica; per la riforma della legislazione sociale e del lavoro; per lo sviluppo della produzione; per l’affermazione nella vita politica dei principi del Cristianesimo.
La sfida è derivare dai principi del manifesto un programma politico che aggiorni la Costituzione, semplifichi l’amministrazione (compresa la giustizia), favorisca un nuovo equilibrio tra le classi sociali, incentivi le autonomie (istituzionali e sociali) e la partecipazione dei cittadini. Finora, dopo la caduta del muro e la crisi di tangentopoli, molte attese sono state deluse, perché i partiti hanno preferito cambiare nome piuttosto che fare i conti con la loro storia, così che con gli errori si è buttato un patrimonio di storia e di cultura politica che avrebbe potuto fare da telaio di rinnovate formazioni politiche.
Senza fantasticare di una rinascita della Dc o di qualche altro partito storico, voglio solo dire che, senza partiti politici degni di questo nome, il potere diventa appannaggio delle logge economiche o tecnocratiche, o peggio ancora di capitribù personali, ingigantiti per effetto mediatico. Ecco perché occorre mantenere viva la speranza nelle antiche virtù civiche del popolo italiano, custodite da qualche parte sotto le ceneri della storia e della disgregazione sociale.


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