Cives Cremona

20 dicembre 2010

La piccola Iri cremonese

Filed under: Aziende Pubbliche — Cives Cremona @ 07:00

Le Linee di intervento dell’amministrazione Perri in materia di società partecipate (presentate alla stampa nel settembre 2009) avevano indicato tra le misure da adottare nei prossimi sei mesi la “ridefinizione dei rapporti con il complesso delle società di capitali controllate, collegate, partecipate e ‘partecipate di partecipate’ (33 società), che si occupano di servizi pubblici locali a rilevanza industriale, come gas, acqua, rifiuti, elettricità, teleriscaldamento, strade e autostrade, farmacie, fiere, telecomunicazioni e altro, con particolare attenzione per il gruppo Aem spa e il gruppo Linea Group Holding srl.” Nonché il “potenziamento del sistema dei controlli sulle società, sia in termini di equilibri economico finanziari, che di gestione dei sevizi e visione strategica, accorciando la catena di comando da parte del comune di Cremona”.
Le enunciazioni facevano sperare in una decisa revisione dei rapporti tra comune ed ex municipalizzate, sia mediante l’introduzione di un più diretto controllo democratico, sia mediante il progressivo ritiro del comune da attività che non rappresentano il nucleo della sua missione. Dopo un anno, le decisioni prese sembrano orientate in tutt’altra direzione.
E’ vero che l’assessore Nolli ha annunciato la cessione della partecipazione del 50% di
Net People e la messa in liquidazione di ConveCr. Ma quest’ultima era una società nata morta, che in pochi anni si è mangiata il capitale. Mentre Net People era stata costituita (al 50% con Cassa Padana), per gestire un sito web (e-cremonaweb) in cui era poi entrato anche un privato (Cremona Web srl). Esempio clamoroso di confusione tra finalità e risorse pubbliche e private. L’uscita del comune era quindi cosa dovuta. Occorrerebbe tuttavia evitare che la cessione della partecipazione possa essere sostituita dai finanziamenti pubblicitari di Aemcom, presenti in abbondanza sul sito in questione.
La scelta più importante dell’anno è stata tuttavia il conferimento delle società operative di
Aem a Lgh, la holding di società partecipate di alcune province lombarde (v Quale logica economica nella crescita di LGH). Questa operazione ha svuotato Aem di tutte le gestioni “industriali”, per cui diveniva plausibile lo scioglimento della società e il passaggio al comune dei cespiti patrimoniali di sua competenza.
Ma così non è stato. Qualche giorno fa abbiamo appreso dai giornali, come dichiarato del presidente Franco Albertoni, che era stata “ridefinita l’architettura strategica di
Aem Cremona spa, con l’affidamento alla stessa del ruolo di coordinamento e controllo delle partecipazioni indirettamente detenute dal comune di Cremona, in ottica di razionalizzazione ed univocità strategica”. Abbiamo anche appreso che il consiglio comunale con voto unanime aveva approvato la scelta, meritandosi le lodi dell’assessore Nolli circa “il ruolo attivo, responsabile e partecipe di questo importante cambiamento societario”.
E’ nata dunque, in perfetto clima natalizio e consociativo, la “piccola Iri cremonese”. A otto anni dallo scioglimento dell’Iri nazionale, avvenuto con il passaggio di tutte le società partecipate al Ministero dell’economia, il comune di Cremona si dichiara inidoneo a decidere direttamente le strategie delle partecipate, nonché la gestione del suo patrimonio e preferisce affidarlo alla sua gloriosa ex municipalizzata, con il suo presidente, il suo consiglio di amministrazione e i suoi revisori. Naturalmente “nell’ottica di efficacia, efficienza ed economicità”.

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1 commento »

  1. Pare che le roboanti e trionfali affermazioni riportate, in realtà siano maschere del contrario.In ogni caso il trasferimento di responsabilità gestionali privo di direttive strategiche politiche chiare, supportate da valenze sociali, lascia trasparire, oltre all’incapacità e inidoneità, anche il sostrato tecnocratico puramente economicistico nelle future scelte amministrative della cassaforte comunale che custodisce e dovrebbe valorizzare le nostre proprietà.
    Dal punto di vista della idoneità dei nuovi responsabili delegati, poi, se non è zuppa è pan bagnato.
    Un altro ingranaggio arrugginito per impedire al cittadino la diretta comprensione dei criteri di gestione della cosa pubblica.
    Chi e come si eleggono gli “idonei” ai ruoli in Comune e da qui all’AEM? Si dirà di bandi pubblici con concorsi per titoli ed esami.
    La prova di alfabetismo è comunque superata e quasi tutti hanno titoli accademici di prestigio, come i nostri Ministri e Ministre.
    Seriamente: è ora di costituire potenti organismi di controllo sulla gestione del bene comune, veramente indipendenti. E chi li potrebbe costituire come tali? Quis custodiet custodes?
    Solo a pensarlo sembra di essere a Schlaraffenland o nel regno di Tommaso Moro.
    Cordialmente, tanti auguri di Buon Natale. V F

    Commento di Vittorio Foderaro — 20 dicembre 2010 @ 21:38


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