Cives Cremona

24 dicembre 2010

Nessuna nostalgia delle Aato

Filed under: Aziende Pubbliche — Cives Cremona @ 07:00

Il consiglio regionale ha approvato ieri la nuova legge sui servizi idrici integrati, che affida alle province, dal primo gennaio, le competenze per la gestione dell’acqua pubblica oggi in capo alle Aato (Autorità di ambito territoriale ottimale). Le province dovranno adesso adeguarsi al nuovo sistema, tenendo conto che il decreto “milleproroghe” ha prorogato di un anno la soppressione delle Aato. Alla fine del percorso, che parte dalle norme comunitarie e passa dalla legge nazionale, troverà – forse – un assetto stabile la disciplina dei servizi idrici locali e si potrà passare alla scelta delle forme di gestione.
Quanto alle Aato, non ne avremo nostalgia. Prima ancora della proposta di Salini,
Cives, in un editoriale del 12 marzo 2009 (Il rasoio di Occam) aveva sostenuto “l’opportunità di trasferire alle province le funzioni degli organismi regionali e statali che coesistono sui territori provinciali, come ad esempio le Aato e le Aler, nonché buona parte dei compiti delle prefetture, con diminuzione di costi, aumento di trasparenza e democraticità (cioè vero federalismo)”.
E’ quindi positivo che si sia riusciti ad alleggerire (in piccola parte) il nostro pleonastico sistema amministrativo, riportando in capo ad un ente costituzionale come la provincia una funzione adatta ad essere gestita su area vasta. Peraltro, la legge regionale prevede anche una conferenza dei sindaci, con parere vincolante sulle decisioni di gestione. In quella sede i comuni, proprietari delle reti e degli impianti, potranno far valere le loro opzioni, nei limiti posti dalle norme vigenti. Dovranno perciò tener conto che l’affidamento a gara è la regola e che la gestione in house è l’eccezione.
Nessuna contraddizione da parte nostra quando abbiamo scritto (come rileva Bazzani nel commento al post di ieri) che “la legislazione nazionale sui servizi idrici avrebbe dovuto adeguarsi da anni alle Direttive dell’Unione Europea, che impongono l’introduzione della concorrenza negli affidamenti dei servizi pubblici locali”. Questa è la regola, ma se avrà la pazienza di rileggersi il nostro post del 27 febbraio (
La gestione in house e l’albero di Bertoldo) constaterà che abbiamo anche scritto che i sindaci dovrebbero evitare approcci ideologici al problema e valutare la convenienza delle diverse opzioni, tra cui quella dell’affidamento diretto (detto anche in house), sapendo tuttavia che questa forma di gestione deve rispettare regole molto stringenti, dettagliatamente definite dalla giurisprudenza della Corte di giustizia europea e del Consiglio di stato.

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