Cives Cremona

17 dicembre 2010

Il paradosso del Roc

Filed under: Associazioni — Cives Cremona @ 18:42

Cinquanta rappresentanti del terzo settore hanno organizzato un sit-in davanti al Ministero dell’economia per chiedere che, con il cosiddetto decreto “mille proroghe”, vengano ripristinati i fondi per le politiche sociali, passati da 1500 milioni nel 2010 a 550 milioni nel 2011, nonché quelli del 5 per mille a favore del volontariato, ridotti a un quarto dalla finanziaria.
Le notizie giornalistiche non fanno cenno ad un altro onere che le associazioni di volontariato e di promozione sociale hanno dovuto sopportare dallo scorso aprile: l’aumento improvviso e spropositato delle tariffe postali per la spedizione di giornali.
La vicenda delle tariffe ha un risvolto paradossale, che merita di essere raccontato. Un decreto interministeriale di fine anno scorso aveva improvvisamente sospeso le agevolazioni postali all’editoria, determinando un aumento del 120% a carico degli editori. A seguito delle proteste, si era aperta una trattativa tra le organizzazioni degli editori e le Poste, conclusasi con un nuovo decreto con cui l’incremento veniva ridotto al 38%.
Il paradosso sta nel fatto che lo “sconto” tariffario riguarda solo le spedizioni effettuate da editori iscritti nel Registro degli operatori di comunicazione (Roc), ovvero gli editori di quotidiani, settimanali e periodici, aventi particolari caratteristiche e normalmente beneficiari dei contributi pubblici a favore dell’editoria. Le associazioni di volontariato e di promozione sociale non hanno goduto di nessuno sconto sulle tariffe di spedizione dei loro giornali o bollettini ai loro soci o simpatizzanti. Anzi, l’aumento delle tariffe per le associazioni senza fine di lucro è stato del 500%, in quanto il fondo di 30 milioni di euro, stanziato per compensare le tariffe postali del no-profit è attualmente senza copertura.
In sintesi, i grandi editori se la sono cavata con un aumento medio del 38% (ridotto al 24% per le aree metropolitane), in aggiunta ai sostanziosi contributi che la “casta dei giornali” riesce a spuntare. I piccolissimi editori di bollettini sociali sopportano un aumento del 500%, in attesa che i 30 milioni stanziati a loro favore diventino spendibili.
Vorremmo che i rappresentanti del terzo settore si dessero carico anche di questa voce di costo rilevante nei bilanci delle associazioni no-profit, che corrisponde a un servizio di collegamento e informazione dei soci, vera e propria rete civica di base nelle piccole comunità.

14 dicembre 2010

Alternative alla navetta zoppa

Filed under: Territorio — Cives Cremona @ 07:00

Il fantasma di Emilio Lepido ha colpito ancora (v. Emilio Lepido sul treno 9551 ) e lo ha fatto con malizia. I cremonesi che avevano già staccato il biglietto sulla Freccia Rossa delle 19.30 da Roma per Piacenza hanno appreso dai giornali che la coincidenza per Cremona era stata soppressa. La famosa “navetta”, strappata a Trenitalia dopo proteste indignate di politici e raccolta di firme di cittadini, era sparita dall’orario, dando vita a una navetta zoppa, che raggiunge Piacenza alla mattina presto in coincidenza con la Freccia per Roma, ma non si presenta all’appuntamento del ritorno. I cremonesi che vorranno prolungare la giornata a Roma, dovranno partire da Roma Tiburtina alle 18.42 per Milano Rogoredo, dove arriveranno alle 21.44 e dove, dopo tre quarti d’ora di attesa, troveranno la coincidenza che arriverà a Cremona alle 23.27.
Abbiamo parlato di malizia, perché ci voleva poco a informare per tempo i cittadini cremonesi e i loro giornali, considerato che, in verità, la navetta era stata introdotta a titolo sperimentale e che dopo un anno l’esperimento non aveva dato risultati lusinghieri. Chi scrive si è trovato più volte a viaggiare da solo o con poche persone su quell’ultimo treno da Piacenza. E anche i viaggiatori che scendevano a Piacenza non erano mai molti. Forse era sbagliata la scelta dell’ora. Chi conosce le abitudini romane sa che appuntamenti e incontri si collocano nella parte centrale della giornata, per cui una volta sbrigato l’impegno le partenze avvengono prima delle 19.30.
Varrebbe dunque la pena di proporre a Trenitalia qualche alternativa. Ad esempio, anticipare di due ore la partenza della Freccia, che ferma anche a Modena, Reggio e Parma (oltre che a Firenze e Bologna). Magari trasformarla in un Eurostar City, con fermata anche a Fidenza. E garantire le coincidenze con le linee di Fornovo, di Alessandria, oltre che di Cremona. Il bacino di utenza potrebbe così aumentare e l’alta velocità servirebbe non solo gli italiani delle grandi città, ma anche quelli delle medie e piccole. Trenitalia deve sapere che tra Milano e Roma non c’è il deserto.

13 dicembre 2010

Nuove sovranità e tirannide planetaria

Filed under: Antologia — Cives Cremona @ 07:00

Al di là del caso [Wikileaks], la vicenda contribuisce a mettere in evidenza come la sovranità si stia spostando rispetto ai tradizionali titolari: non più gli Stati, ma soggetti nuovi, come quelli che possono dominare il campo economico o la grande rete. È una forma nuova di sovranità, impalpabile, che non riveste i segni distintivi tradizionali, che non è chiusa in un ambito geopolitico, che non si serve dei consueti strumenti giuridici, che poggia la sua effettività su altri presupposti da quelli del passato.
…Il fenomeno che il caso Wikileaks ha fatto emergere con chiarezza appare preoccupante. Perché se di fronte alle tradizionali espressioni della sovranità ci si è attrezzati per difendere l’uomo – le costituzioni, i diritti inviolabili, gli strumenti della democrazia – dinnanzi al potere della rete siamo tutti indifesi.
…Prima che qualcuno, nella lotta alla supremazia delle nuove sovranità, riesca ad acquisire un effettivo potere di controllo sulla grande rete, è necessario che la società internazionale si organizzi e crei istituzioni, norme, controlli e mezzi di coazione, idonei a fugare i pericoli di una tirannide planetaria. Si tratta di un intervento che deve saper coniugare la tutela di beni diversi e tra di loro potenzialmente in conflitto: dalla libertà di informazione alla privacy, dalla trasparenza alla riservatezza, dalla memoria di fatti storicamente avvenuti al diritto all’oblio. Si tratta di un intervento urgente: domani potrebbe essere troppo tardi.

(Giuseppe Della Torre, da Avvenire del 12 dicembre 2010)

10 dicembre 2010

Spigolature urbanistiche

Filed under: Territorio — Cives Cremona @ 07:00

“E’ giunto il momento di mettere in pratica la “Opzione zero”… Bisogna dire basta alla consumazione di nuovo territorio per nuove espansioni edilizie e pensare piuttosto ad intervenire sull’esistente attraverso forme di ricostruzione del paesaggio…Gli investimenti andrebbero piuttosto indirizzati verso politiche capaci di tutelare l’ambiente..Non solo, le attività di ricostruzione potrebbero concentrarsi anche su altre parti del territorio urbano, a partire dalla rivitalizzazione delle periferie o dei centri storici.”
Giovanni Montresor, Consigliere nazionale degli ingegneri

“E’ noto che dal secondo dopoguerra l’espansione delle città è soverchia..L’effetto di questa tendenza inveterata balza all’occhio non appena si passa il confine con la Svizzera o l’Austria, dove si nota subito la distinzione tra centri abitati e campagna che in Italia è scomparsa”
Massimo Gallione, Presidente del Consiglio nazionale architetti pianificatori paesaggisti (Cnappi)

“Oggi il senso dell’essere città è rimasto solo in alcune realtà medio piccole: Mantova, Ferrara, Cesena…Altrove è prevalso l’interesse speculativo e i comuni si sono abituati a far cassetta agendo sugli oneri di urbanizzazione ed erodendo in tal modo sempre più il territorio circostante per dare vita a periferie e villettopoli sempre più costose, perché maggiore è l’estensione dell’abitato, maggiore diventa il costo dei trasporti e l’inquinamento…L’esempio virtuoso viene dalla Germania, dove la legge nazionale impone la ‘rigenerazione urbana’, per cui è obbligatorio che le nuove costruzioni sorgano per il 70 % su terreno urbanizzato”.
Pier Luigi Cervellati, Ordinario di riqualificazione urbana a Venezia.

Abbiamo tratto le citazioni da letture occasionali di diversi giornali. Le dedichiamo all’Assessore all’urbanistica Malvezzi, che sta dispiegando un forte impegno nell’approntamento di piani e progetti urbanistici generali e particolari, sui quali ha interpellato le categorie interessate e tutti i cittadini. Sono un contributo indiretto, che si aggiunge ai diversi che Cives ha proposto direttamente nei suoi due anni di vita e che possono essere consultati comodamente cliccando sulle categorie del blog, Territorio o Economia.
Purtroppo, nel corso degli anni, la propensione allo svuotamento del centro storico è continuata e il cosiddetto “effetto ciambella” (una grande periferia con un buco in mezzo) si sta consumando, frutto nefasto di una politica urbanistica attenta più agli interessi dei costruttori e dei proprietari di aree che agli interessi della comunità.
Concludevamo il nostro ultimo post in materia (Ma lo sviluppo non passa dal mattone) dicendo che se l’amministrazione nuova vuole cambiare politica non può puntare sul mattone, che ha un effetto ciclico in fasi di sviluppo. Deve scommettere su progetti di sviluppo urbano diversi dai centri commerciali e dalla residenza. Piuttosto, per evitare il degrado ulteriore del centro storico e delle periferie potrebbe essere utile un’agenzia di “riurbanizzazione” , che privilegi l’acquisizione e il recupero delle duemila case che attendono di essere reinserite in un circuito vitale.
Ribadiamo il concetto e ci auguriamo che l’Assessore sappia rispondere alle domande che avevamo posto dopo il convegno della Rur (La città motore dello sviluppo). Sapranno le nostre città essere motori di uno sviluppo nuovo e innovativo? Sara possibile riprendere il controllo di uno sviluppo sfuggito loro di mano? Sarà possibile correggere lo squilibrio tra investimenti pubblici e privati, per cui a fronte di 100 milioni in abitazioni si hanno solo 5 milioni in infrastrutture?


 

 


8 dicembre 2010

Sperare nelle virtù civiche del popolo

Filed under: Editoriali — Cives Cremona @ 15:31

I commenti di Vittorio Foderaro e di Walter Guarneri al mio post Alla ricerca del terzo polo mi invogliano a una risposta. Scegliendo quel tema, ho preso atto di una spinta crescente verso la creazione di un polo alternativo agli attuali, che viene certo – interpretando in sintesi quel che dice Guarneri – da molti personaggi in cerca d’autore, ma anche da quanti avvertono il pensiero debole che ispira gli attuali partiti e li vorrebbero invece ispirati da limpide idealità e da progetti coerenti e realistici. Ecco perché mi sono permesso di rievocare il manifesto ai liberi e forti e i dodici punti del programma di Sturzo. Quel programma non è certamente applicabile alla realtà attuale, ma manifesto e programma sono un modello di come si possa coniugare la morale sociale con gli obiettivi propri di un partito politico.
Per la verità, molti punti del manifesto conservano intatta validità: per
una organizzazione internazionale (la Società delle nazioni di allora) capace di tutelare i diritti dei popoli deboli contro le tendenze sopraffattrici dei forti; per uno Stato veramente popolare rispettoso dei nuclei e degli organismi naturali; per le libertà, religiosa, di insegnamento, sindacale, comunale e locale; per una alternativa alle correnti disgregatrici della lotta di classe e della rivoluzione anarchica; per la riforma della legislazione sociale e del lavoro; per lo sviluppo della produzione; per l’affermazione nella vita politica dei principi del Cristianesimo.
La sfida è derivare dai principi del manifesto un programma politico che aggiorni la Costituzione, semplifichi l’amministrazione (compresa la giustizia), favorisca un nuovo equilibrio tra le classi sociali, incentivi le autonomie (istituzionali e sociali) e la partecipazione dei cittadini. Finora, dopo la caduta del muro e la crisi di tangentopoli, molte attese sono state deluse, perché i partiti hanno preferito cambiare nome piuttosto che fare i conti con la loro storia, così che con gli errori si è buttato un patrimonio di storia e di cultura politica che avrebbe potuto fare da telaio di rinnovate formazioni politiche.
Senza fantasticare di una rinascita della Dc o di qualche altro partito storico, voglio solo dire che, senza partiti politici degni di questo nome, il potere diventa appannaggio delle logge economiche o tecnocratiche, o peggio ancora di capitribù personali, ingigantiti per effetto mediatico. Ecco perché occorre mantenere viva la speranza nelle antiche virtù civiche del popolo italiano, custodite da qualche parte sotto le ceneri della storia e della disgregazione sociale.


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