Cives Cremona

19 marzo 2011

Gli equivoci della città verticale

Filed under: Territorio — Cives Cremona @ 17:55

Nell’intervista rilasciata a Gilberto Bazoli (La Provincia del 13 marzo), il vicesindaco e assessore all’urbanistica Carlo Malvezzi enuncia i suoi indirizzi sulla revisione del Piano di governo del territorio (Pgt), che così sintetizza: recupero del patrimonio esistente, cominciando dalla riqualificazione degli edifici costruiti nel dopoguerra; tutela del terreno agricolo e nella valorizzazione delle 150 aziende agricole esistenti; incentivo al risparmio energetico; superamento del tabù della verticalità che ha portato allo spreco di territorio.
Sul punto della “verticalità”, il titolo del servizio giornalistico (“Sarà una città verticale”) mi pare vada oltre il testo dell’intervista e può far pensare ad una versione cremonese delle avveniristiche visioni architettoniche degli anni venti, o ai più recenti progetti cinesi (la Bionic Tower di Shangai) o russi (la Moscow City Tower), che ipotizzano grattacieli-città, completamente autosufficienti. L’idea espressa da Malvezzi sembra invece più rispondente alle proposte dell’inglese Richard Burdett che sostiene la necessità di fissare, mediante una cintura di verde, limiti invalicabili attorno alle città, evitando l’espansione a macchia d’olio delle periferie.
Se si fossero rispettati questi criteri la campagna attorno a Cremona e ai comuni della cintura non si sarebbe popolata di casupole, ognuna col suo orticello e il suo giardinetto, con enorme consumo di terreno agricolo e distruzione del paesaggio. Una pianificazione intercomunale attuata per tempo avrebbe potuto incrementare i nuclei urbani esistenti e creare qualche nuovo nucleo, senza il tabù della verticalizzazione, lasciando ampio spazio alla campagna *.
Nella realtà non è andata così. Per assecondare la voglia di casette individuali, ogni comune ha abbondato nei piani urbanistici e dubito che sia ormai troppo tardi per invertire la tendenza, poiché tenendo conto dell’andamento demografico e volendo puntare sul recupero, il fabbisogno di case nuove è prossimo allo zero.
Si può capire la pressione dei costruttori (e dei proprietari di aree), ma se non si vogliono aumentare gli immobili inutilizzati lo sviluppo urbanistico dei prossimi anni va ricercato nei servizi e in investimenti innovativi, utilizzando opportunamente le aree dismesse, anche con costruzioni verticali (non parliamo di grattacieli). Senza cadere nella moda delle torri (in auge anche a Milano), come proposto da Quinzani, che vorrebbe una gran torre sull’area dell’ortomercato, per trasferirvi tutti gli uffici pubblici (con ulteriore svuotamento del centro storico).

* Gianni Beltrame (Cronacadel 14 marzo) dice che costruire in verticale (“grattacieli”) non fa risparmiare spazio, ma dice anche che con indici e vincoli opportuni il risparmio si può ottenere (non è una “favoletta” quindi).

1 commento »

  1. Il rischio che il favoloso panorama di Cremona, la città del Torrazzo, sia ulteriormente deturpato da una nuova scarica di torri speculative è un rischio reale. Milano, nel male, è maestra a indirizzare le mode e l’orrido nuovo palazzo della Regione è, appena inaugurato, pronto a prefigurarci un ben triste e caotico paesaggiurbano. Se le informazioni che mi giungono sono esatta, Crema è già stata aggredita dal virus della verticalità: il nuovo PGT ammetterebbe infatti costruzioni fino a 10 piani! Se tanto mi da tanto, in proporzione, il PGT di Cremona potrebbe prevedere torri fino a 10, 20 piani. Solo il fascismo aveva pensato di umiliare il nostro prestigioso Torrazzo con la nuova torre di S.Ambrogio che, in omaggio alla modernità e alla potenza del regime, avrebbe dovuto superarne l’altezza. Fortunatamente non se ne fece nulla.
    Basta osservare con un briciolo di attenzione lo “skyline” urbano per vedere il disastro determinato dai grattacieli di via del Giordano, di via Grado, di via Filzi, di piazza Vida e di piazza Roma.
    Ci siamo già dimenticati della vergogna che cadde universalmente sulla nostra amata città quando la rivista americana Life pubblicò, come esempio di malcostume urbanistico, l’immagine del mediocre grattacielo di piazza Roma, ormai elevato a nascondere la stupenda vista del Torrazzo?
    “Mala tempora currunt”, anzi “recurrunt”!
    Michele de Crecchio

    Commento di michele de crecchio — 24 marzo 2011 @ 13:04


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