Cives Cremona

22 aprile 2011

“L’impaludamento dei servizi idrici” nell’analisi del Censis

Filed under: Economia — Cives Cremona @ 07:00

Il “Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese 2010” comprende un’analisi dei servizi idrici, che può essere utile fonte di riflessione in merito ai temi sollevati dai referendum sull’acqua.

 “Il quadro dell’acqua è emblematico. In nessun altro settore si registra infatti la contemporanea presenza di servizi complessivamente inefficienti, di istanze riformiste frammentarie e velleitarie e di produzione di esternalità negative. Il tutto all’ombra di un conflitto crescente, che si alimenta nella contrapposizione impoverente ed ideologica tra i fautori di processi di sostanziale privatizzazione e coloro che vedono nell’acqua il simbolo stesso di un bene comune non assimilabile in alcun modo ad una merce”.
Questa tesi si basa sull’analisi dei dati e delle normative di settore, per arrivare a delineare infine “le scelte inaggirabili” per il suo rilancio. Consideriamo in questo post la situazione oggettiva del servizio idrico in Italia.
Dopo la relativa evoluzione nel periodo del boom demografico, il sistema si è sviluppato da anni con grande lentezza, con effetti negativi sull’ammodernamento delle reti, sul soddisfacimento della domanda potenziale, sullo sviluppo delle reti fognarie e della capacità di depurazione Secondo i dati disponibili, la capillarità delle reti può ritenersi sufficiente, ma la copertura dei servizi di fognatura e di depurazione è tutt’altro che completa (in alcune regioni del Sud, la popolazione non servita arriva, rispettivamente, al 25 e al 50 per cento). Ma anche l’esistenza di un acquedotto capillare non garantisce la regolarità del servizio: gli utenti che denunciano irregolarità (soprattutto stagionali) nell’erogazione superano l’11% a livello nazionale e arrivano al 30% in Calabria.
Ancor più grave è il fenomeno delle perdite di rete, dovute alla vetustà e alla scarsa manutenzione. Nel 2008, a fronte di 100 litri di acqua erogata (e fatturata) ne sono stati prelevati 165; e le dispersioni di acqua lungo la rete ammontano in media nazionale al 47% (con enormi differenze tra regione e regione). La depurazione poi è effettivamente operante solo per il 60% del fabbisogno.
L’impatto economico dei disservizi è elevato: lo spreco di 2,6 miliardi di metri cubi d’acqua rappresenta un mancato ricavo per i gestori, stimato in 226 milioni di euro all’anno, che provoca aumenti tariffari incongrui. Ugualmente elevato è il danno all’ecosistema, dovuto al prelievo eccessivo, nonché il danno sociale, che si manifesta nella sfiducia dei cittadini verso l’acqua potabile. Va infine considerato il trasferimento delle inefficienze a carico delle generazioni future, che dovranno sopportare tutti i costi al momento del collasso del settore. (1 – continua)

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