Cives Cremona

23 maggio 2011

Controlli e autocontrolli per le partecipate

Filed under: Aziende Pubbliche — Cives Cremona @ 07:00

Dopo il caso Fondazione Città di Cremona, il caso Lgh ripropone oggi i difficoltosi rapporti che intercorrono tra il comune e le “aziende” che, a diverso titolo, al comune fanno riferimento. L’esternalizzazione dei servizi poneva problemi anche quando le municipalizzate godevano di sola autonomia amministrativa e dipendevano direttamente dal comune; oggi, con l’affidamento dei servizi pubblici a società per azioni e soprattutto con l’espansione senza limiti della loro attività, la catena di comando si è completamente inceppata.
Le ragioni per cui le partecipate sono sfuggite al controllo democratico dei comuni proprietari sono diverse. Una ragione è la connaturale tendenza espansionistica delle burocrazie e (nel caso delle aziende) delle tecnostrutture. Una seconda ragione sta nella tendenza dei partiti ad occupare le istituzioni e a selezionare gli amministratori secondo criteri politici. Una terza sta nella indeterminatezza dei rapporti tra comune ed aziende, che consente a queste la massima discrezionalità. Un’altra ragione è quella denunciata nell’ultima relazione della Corte dei conti, secondo la quale il difetto congenito del sistema sta nel fatto che le partecipate sono spesso uno “strumento utilizzato per forzare le regole della concorrenza e finalizzato ad eludere i vincoli di finanza pubblica”, in altre parole fanno comodo ai comuni.
La relazione della Corte si sofferma anche sulla necessità che i comuni predispongano strumenti di direzione e controllo adeguati a garantire il rispetto della legge, a partire dall’affidamento del servizio. E auspica che il sistema dei controlli interni all’ente locale sia totalmente riformato, anche in riferimento ai controlli sulle società partecipate, con l’obbligo di definire preventivamente i loro obiettivi gestionali e di organizzare sistemi informativi adeguati a rilevare l’intera attività finanziaria, organizzativa, gestionale e contabile delle società. Fino a giungere, per le province e per i comuni con più di 5000 abitanti, all’adozione obbligatoria del bilancio consolidato.
Questo sistema, una volta attuato, potrà tuttavia garantire solo in parte il controllo delle partecipate. Potrà offrire agli organi democratici del comune rapporti idonei a verificare il rispetto degli obiettivi, impedirà di scaricare sulle partecipate le difficoltà del bilancio comunale, ma difficilmente da solo potrà evitare le degenerazioni più gravi del sistema. Assieme ai controlli occorrono scelte essenzialmente politiche, che dovrebbero realizzarsi con la trasparenza dei curricula dei candidati alle cariche e con le audizioni pubbliche dei medesimi; con il ripudio della pratica delle “illusioni finanziarie”, con cui i comuni per non aumentare le tasse si rivalgono sulle tariffe (e sugli utili delle aziende); con la precisa demarcazione delle attività svolte, per non invadere (alla faccia della sussidiarietà) il terreno delle imprese private nei settori aperti al mercato. Oltre ai controlli dunque occorrono autocontrolli.

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