Cives Cremona

11 maggio 2011

L’economista offuscato dalla politica

Filed under: Economia — Cives Cremona @ 07:00

In una lettera a Cronaca del 10 maggio, chi si firma L’economista afferma che il debito pubblico italiano non deve preoccupare perché, pur essendo in rapporto al Pil il più elevato d’Europa, è compensato da un basso indebitamento privato. L’indebitamento complessivo (pubblico più privato) è tra i più bassi d’Europa e ciò – secondo L’economista – sarebbe il segno dell’arretratezza dell’economia italiana, in quanto “in un’economia capitalistica è l’indebitamento che crea accumulazione e crescita”.
L’argomentazione contiene una inesattezza. Non è esatto che l’indebitamento complessivo sia tra i più bassi: l’Italia è al sesto posto, vengono prima il Regno Unito e l’Olanda, ma vengono dopo Germania e Francia, che non mi sembrano sistemi arretrati.
E contiene anche una approssimazione teorica. La ricetta keynesiana (il debito che crea la crescita) non è applicabile quando la recessione dipende da cause strutturali (bassa produttività; rigidità del mercato del lavoro). L’analisi economica ha dimostrato che un elevato debito pubblico penalizza il sistema economico e ricerche empiriche hanno confermato l’esistenza di una relazione inversa tra un debito pubblico superiore al 90% del Pil e il tasso di crescita del sistema. Le ragioni sono diverse: il debito scoraggia gli investimenti privati (spiazzamento); non favorisce la produttività perché finanzia in buona parte spesa corrente; aumenta la pressione fiscale sulle imprese e sul lavoro (*).
Forse offuscato dalla passione politica antitremontiana, L’economista ha sbagliato bersaglio. Non doveva prendersela con la politica del debito e del bilancio, ma con la politica delle riforme incompiute.

(*) Per l’analisi teorica vedere: Franco Reviglio, Goodbye Keynes? Le riforme per tornare a crescere, Guerini, 2010

10 maggio 2011

La tassa sulle “case morte”

Filed under: Comune di Cremona — Cives Cremona @ 15:24

La dominazione spagnola nel Ducato di Milano (‘500-600) fu caratterizzata da una fiscalità particolarmente oppressiva, che arrivò persino a praticare un’imposta sulle “teste morte”. Il “testatico” era un prelievo per ogni persona vivente su un fondo, ma dato che i fondi, a causa del declino economico e delle carestie, si erano spopolati, gabellieri zelanti applicarono l’imposta anche alle persone che sul fondo avrebbero potuto vivere, appunto le “teste morte”.
Dal Settecento, per colpire i beni ecclesiastici e delle opere pie, che per la natura dei proprietari non potevano essere oggetto di imposte successorie, inventarono l’imposta sulla “manomorta”, soppressa in Italia nel 1954.
Tracce di queste concezioni tributarie si riscontrano anche nella nostra finanza comunale. Cives ha già segnalato la “pesantezza” fiscale dei servizi cimiteriali, che rendono al Comune quasi tre volte il loro costo, vero e proprio sfruttamento della pietà per i defunti (v.
La tassa sul morto). Un’altra traccia troviamo nella differenziazione delle aliquote Ici, dove, accanto all’aliquota ordinaria del 7 per mille e ad alcune aliquote agevolate inferiori, troviamo un’aliquota maggiorata del 9 per mille per le abitazioni non locate.
Le abitazioni vuote a Cremona sono più di 2000 e non sempre restano vuote per volontà dei proprietari, basta vedere in città la quantità di cartelli “affittasi” o i numerosi annunci sui giornali specializzati. In Comune dovrebbero sapere che è difficile affittare non solo a canoni elevati ma anche a canoni inferiori a quelli “concordati” (tassati al 2,5 per mille). Non è solo il caso di Cremona: a Milano interi grossi quartieri sono fermi per mancanza di acquirenti; abbiamo appreso ieri che a Busto Arsizio ci sono 5000 appartamenti vuoti; e così via. Tutto ciò per dire che i principali responsabili dello squilibrio del mercato delle abitazioni (sia in vendita sia in locazione) sono i comuni, che hanno attuato una politica urbanistica miope, largheggiando in aree edificabili e non contrastando le pretese dei proprietari e dei costruttori.
Ora, gli stessi comuni puniscono i proprietari di case sfitte che non riescono ad affittare, riesumando la “manomorta” e configurando, sull’esempio spagnolo del ‘600, una tassa sulle “case morte”.

Un messaggio contro le megalomanie delle “archistar”

Filed under: Antologia — Cives Cremona @ 15:21

L’Africa sembra oggi il luogo dove è possibile inventare una modernità nuova, “a bassa risoluzione”, dove la povertà, la mancanza di comunicazione, la distanza, l’isolamento possono essere l’occasione di ripensare un progetto di futuro fuori da qualunque schema precostituito. Costruire luoghi capaci di confrontarsi con persone che percepiscono la finitezza dell’esistenza come un naturale trapasso, significa anche accettare la sfida di un serrato confronto sul senso della vita, dell’immaginario, del futuro.

(da Raul Pantaleo, Made in Africa. Tra modernizzazione e modernità, Elèuthera, 2011)

5 maggio 2011

Per rendere operativa l’idea di Caldonazzo

Filed under: Territorio — Cives Cremona @ 11:18

Nell’intervista rilasciata alla Provincia il 16 aprile, il presidente di Confindustria Cremona, Mario Caldonazzo, allo scopo di rilanciare lo sviluppo industriale del territorio, propone la realizzazione di “un polo imprenditoriale strategico”, capace di attrarre iniziative da tutto il Paese, sia per la sua dimensione sia per la sua potenzialità logistica intermodale. Il polo dovrebbe coinvolgere non solo le amministrazioni locali, ma anche la regione e lo stato, in modo da godere di agevolazioni amministrative, fiscali e strutturali simili a quelle delle Green Enterprise Zone (GEZ).
Nell’esperienza inglese e statunitense le GEZ sono state realizzate allo scopo di favorire lo sviluppo di aree a basso livello di occupazione (o colpite da crisi produttive), mediante iniziative imprenditoriali innovative, specie in attività connesse con il risparmio energetico e con le energie alternative, che si avvalgono di contributi pubblici e agevolazioni fiscali. La gestione operativa delle GEZ è affidata a organismi rappresentativi delle comunità locali.
Il punto forte di queste esperienze sta nel fatto che sono previste da apposite leggi statali o federali che prevedono cospicui stanziamenti (l’America Recovery and Reinvestment Act ha stanziato più di 60 miliardi di dollari per progetti di sviluppo alternativi), per cui appare problematica una trasposizione di quelle esperienze nella realtà italiana.
Nella nostra realtà è forse più realistico potenziare le strutture esistenti, come Reindustria, che tra i suoi progetti ha anche un “programma di supporto agli enti pubblici per la creazione di nuove aree produttive.., da realizzare con la provincia, i comuni interessati, le banche, le associazioni di categoria”. Senza dimenticare che nel 2006 (se ricordiamo bene) la provincia di Cremona, assieme a quelle di Brescia, Bergamo e Mantova ha costituito una Agenzia interprovinciale per lo sviluppo, la promozione e la gestione dei servizi e delle infrastrutture per il trasporto e la logistica delle merci nell’Est Lombardia, nel contesto di un progetto realizzato con il contributo finanziario dell’Unione europea (programma UE INTERREG IIIC).
Certamente, per assolvere una funzione così impegnativa, le strutture esistenti andrebbero adeguatamente capitalizzate, come ha fatto, ad esempio Lodi, con il Parco tecnologico padano, o Ferrara, con il progetto Investinferrara e con l’agenzia di sviluppo Sipro, società per azioni con 5,6 milioni di capitale, che ha per soci i 26 Comuni della provincia, la Provincia, la Camera di Commercio, la Cassa di risparmio di Ferrara, la Cassa di risparmio di Cento, il Monte dei Paschi di Siena.
L’idea lanciata da Caldonazzo ha incontrato un consenso generale, in quanto risponde alle aspettative di un territorio in incerto equilibrio, con non pochi segni di declino. Per renderla operativa, i decisori locali devono ora darle le gambe (finanziarie e organizzative) per farla camminare.

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