Cives Cremona

20 giugno 2011

Mirabilia della GDO intelligente

Filed under: Territorio — Cives Cremona @ 21:07

La normale pubblicità non è più sufficiente. La Grande Distribuzione Organizzata (GDO) propone gli inserti redazionali per presentarsi come fenomeno di costume, nuova forma di aggregazione sociale, positiva integrazione con le funzioni tradizionali del territorio.
Si veda in proposito l’inserto della Stampa del 7 giugno, dedicato alla “Rivoluzione shopping”, in cui si spiega come gli Outlet siano diventati “la più grande novità commerciale, urbanistica e sociologica dell’Italia recente”, tanto che sono utilizzati come “set ideale per le serie televisive che vogliono rappresentare la vita vera delle persone nell’Italia di oggi”.
Si veda anche, a livello locale, l’inserto pubblicato da Cronaca qualche settimana fa, intitolato “GDO e impatto sociale”. Venti pagine curate da Cesare Molin e Arcangelo Zacchetti, con cui si intende dimostrare “il valore sociale che un centro commerciale progettato bene può apportare al territorio limitrofo”.
Per l’ex assessore Soregaroli, regista dell’operazione Cremona Po, il valore è stato il recupero e la riqualificazione dell’area dismessa ex Feltrinelli. Per il direttore del Centro, Angelo Ferri, il valore sta nei servizi di ogni tipo che il centro offre (intrattenimento; farmacia; banca; lavanderia; ecc). Per il responsabile di Tecnocasa, il centro commerciale ha portato valore alle case del Cambonino. Per un commerciante che ha aperto una succursale al Cremona Po, il valore è stato l’incremento del commercio. Per gli artigiani insediatisi nell’area artigianale, il valore del centro sta nella capacità di attrazione di clientela.
Queste sono le mirabilia della GDO intelligente, secondo gli estensori dell’inserto promozionale, che valutano il suo impatto sociale in funzione dell’operazione commerciale realizzata, anziché in funzione della città e del territorio in cui è stata inserita. Nell’operazione commerciale intelligente, i servizi, le aree artigiane e le stesse aree residenziali non sono concepite in funzione dei cittadini, ma in funzione del consolidamento del Centro commerciale. Un nucleo di residenti è un nucleo di potenziali clienti, utili soprattutto nella fase di avvio. La banca, come gli auspicati servizi postali e sanitari, sono un valore aggiunto che parificano il Centro alle zone “cittadine”.
Le mirabilia della GDO non considerano che, a fronte dei servizi di intrattenimento del Centro, si spengono le luci dei cinema di città. Non valutano che l’incremento dei valori immobiliari del Cambonino e dintorni è ampiamente compensato dal decremento dei valori in altre parti della città. E omettono che il vero incremento immobiliare è stato prodotto dalla variante urbanistica, che ha fatto salire il valore economico dell’area ex Feltrinelli (ceduta dal comune negli anni sessanta per poche lire) da 4 miliardi a 28 miliardi. Questo sì mirabilia.
Adesso, gli sponsor del Centro commerciale auspicano il completamento del programma, con nuove residenze per 600 abitanti, che si aggiungerebbero al patrimonio edilizio superfluo, ma fornirebbero una sicura clientela. Magari una scuola o qualche palestra, sempre a beneficio del commercio. Ma cominciano anche a temere gli eccessi della GDO (quella non intelligente). Nell’articolo introduttivo dell’inserto, si scrive infatti che “è nostra opinione che nel capoluogo di GDO ce ne sia già abbastanza se non troppa”. Meno male. Poiché ogni recupero di aree dismesse – così come attuato – è equivalso alla dismissione di un pezzo di città.

1 commento »

  1. Leggo solo ora questo articolo e mi cadono le braccia, Un’altra, ennesima, volta.
    Non si finirà mai di farsi abbagliare dalle luci delle casette in canadà dei centri commerciali e degli outlet? Ma quanto è più facile vaneggiare il progresso costruendo ex novo piuttosto che insistere e impegnarsi nella progettazione di spazi sociali ed economici dove si farebbe il lavoro vero e dove la qualità della vita sociale sarebbe concretamente misurabile attraverso l’educazione e lo stile delle persone piuttosto che dalla quantità di acquisti nei carrelli dei supermercati. E’ una deriva colpevole di una classe dirigente priva di memoria della cultura storica con cui si è costruita la società e priva di visione del futuro.
    L’unica verità è che si è abbassato il livello di ogni cosa, e inizio e fine di ogni discorso è l’impoverimento dell’etica. Questo fondamento del vivere comune porta alla frantumazione dei valori con cui si sostiene il comportamento: ogni scelta è peggiore, senza orizzonte, e questo condanna inesorabilmente ad una caduta progressiva del costume e dell’economia. Non c’è progresso senza cultura e senza educazione.

    Commento di patrizia signorini — 30 giugno 2011 @ 09:58


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