Cives Cremona

11 giugno 2011

Per il Massarotti meglio una nuova sperimentazione

Filed under: Aziende Pubbliche — Cives Cremona @ 07:00

Secondo le notizie fatte filtrare attraverso i giornali locali, l’Aem si appresterebbe ad acquistare per conto del comune l’autosilo Massarotti per farne un pezzo del sistema parcheggi della città. Sostiene infatti il presidente di Aem Albertoni che “l’acquisto si inserisce nella politica dei parcheggi della città, dopo quello di piazza Marconi e in attesa di quello delle Tramvie”.
Dalle scarse informazioni giornalistiche, non appaiono chiare le ragioni delle scelta e della fretta che l’accompagna. L’autosilo Massarotti è stato costruito negli anni novanta da alcuni costruttori cremonesi, sollecitati dall’amministrazione comunale (sindaco Garini e vicesindaco Tadioli), con l’intento di rispondere alla carenza di parcheggi al servizio del centro storico. Ma sia per l’ubicazione, sia per la propensione cremonese verso il parcheggio libero, l’autosilo fu sempre scarsamente utilizzato, tanto che la società Sga (allora proprietaria dell’immobile) tentò a più riprese di venderlo al comune o di affittarlo all’Aem, incontrando per fortuna l’opposizione degli amministratori di allora.
Che non sarebbe stato un affare è dimostrato dal fatto che la Sga, dopo qualche anno, fu costretta a cessare l’attività a causa delle difficoltà finanziarie incontrate. Ed è confermato da una sperimentazione tentata in seguito dalla stessa Aem, che non ebbe miglior esito e fu interrotta. Ulteriore conferma è la gestione più recente, quella iniziata nel 2001 da parte dell’Apcoa. Nonostante il Comune l’avesse facilitata, con la concessione di un certo numero di stalli di sosta nelle vicinanze, per compensare le perdite della struttura coperta, l’Apcoa (multinazionale del settore dei parcheggi) ha deciso di lasciare alla scadenza decennale del contratto.
Non è dato sapere che cosa ha cambiato oggi il calcolo delle convenienze e su quale piano industriale si basi l’acquisto che Aem si appresta a proporre al comune. Né si capisce la fretta dell’acquisto. Considerato che l’autosilo venne costruito su un’area vincolata a servizi pubblici (la ex Baresi) e che la proprietà non potrebbe comunque modificarne la destinazione, sarebbe più conveniente per il Comune incentivarla a continuare l’attività, piuttosto che investire 3 o 4 milioni di euro in un’operazione già dimostratasi zoppicante.
Sempre dalle informazioni giornalistiche abbiamo appreso che l’attuale proprietario è la società Final spa, specializzata nella costruzione e gestione di parcheggi, che potrebbe dunque avere interesse a continuare l’attività a nuove condizioni, o ad affittare l’autosilo ad Aem, come presumiamo abbia fatto con Apcoa. Un’ulteriore sperimentazione potrebbe essere più convincente, prima di impelagarsi in dubbie operazioni immobiliari.

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1 giugno 2011

Il dono di Dio e l’intelligenza degli uomini

Filed under: Editoriali — Cives Cremona @ 07:00

La “Rete interdiocesana Nuovi stili di vita” ha diffuso un manifesto che promuove stili di vita amici dell’acqua, basati sull’eliminazione degli sprechi, sulla scelta di prodotti che richiedono poca acqua, sull’uso dell’acqua pubblica controllata o confezionata a chilometri zero. Il manifesto “Acqua dono di Dio” vuol essere “una proposta cristiana al di sopra di ogni schieramento politico e ideologico, una campagna che invita ad adottare stili di vita e comportamenti che tutelino questo prezioso bene comune, garantendone la disponibilità per tutti”.
Fin qui, l’appello per un uso responsabile dell’acqua e per la ridefinizione dei modelli di consumo correnti è certamente condivisibile. Tuttavia il manifesto non si limita a promuovere un uso virtuoso dell’acqua, ma propone una precisa forma di gestione. Infatti, sollecita la partecipazione attiva al referendum sull’acqua “per evitare che diventi una merce privata o privatizzabile e per ripubblicizzarla mediante una forma di gestione pubblica e partecipata dei servizi idrici”.
Di fronte ad una scelta così decisa, il cattolico chiamato al referendum si interroga se la forma di gestione del servizio idrico sia compresa nel principio della “destinazione universale dei beni della terra”, proclamato dalle encicliche sociali, considerato che le stesse encicliche riconoscono la legittimità dell’appropriazione privata dei beni, in quanto subordinata ad una funzione sociale. E ricorda il “Compendio della dottrina sociale della Chiesa”, per cui “l’acqua non può essere trattata come una mera merce tra le altre… la sua distribuzione rientra, tradizionalmente, fra le responsabilità di enti pubblici, perché l’acqua è stata sempre considerata come un bene pubblico, caratteristica che va mantenuta qualora la gestione venga affidata al settore privato”.
Alla luce della dottrina dunque, il referendum sull’acqua non sembra proporre alternative di principio. Nonostante una campagna tendenziosa impostata contro la “privatizzazione dell’acqua”, questa è e resterà comunque un bene pubblico, per cui l’alternativa vera riguarda la scelta pratica sulle possibili forme di gestione, da valutare secondo criteri tecnici e di convenienza complessiva.
Può essere utile ricordare, ad esempio, che proprio dall’equilibrio tra regolazione pubblica e gestione privata dell’irrigazione è derivata la fertilità della nostra pianura. Perché, se l’acqua è un dono di Dio, è l’intelligenza degli uomini che la cattura, la controlla e la trasporta fino al rubinetto di casa.

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