Cives Cremona

20 luglio 2011

Partiti senza “popolo”?

Filed under: Politica — Cives Cremona @ 16:03

Questa nota prende lo spunto dal bilancio pubblicato (a norma di legge) su Avvenire del 19 luglio dall’associazione politica “Popolari – Udeur (già democratici per l’Europa)”. La scelta è quindi puramente casuale e non ha nessuna pretesa di generalizzazione. Ci serve solo come occasione di riflessione sul peso che la base associativa ha sul conto economico di un partito, così come risulta dai bilanci del 2009 e del 2010.
Nel 2009, i proventi sono stati 2 milioni e 265mila euro, di cui 2 milioni e 136mila da contributi pubblici, a titolo di rimborsi elettorali. Nel 2010, i proventi sono stati 1 milione e 367mila, di cui 1 milione e 323mila per rimborsi. La differenza è rappresentata da contributi privati (120mila nel 2009 e 43mila nel 2010) e dalle quote associative annuali (euro 360 in tutti e due gli anni).
Quel che colpisce di più è il peso irrisorio dei contributi associativi, che dovrebbero essere la fonte principale in qualunque libera associazione. Si potrà forse obiettare che i 360 euro sono solo la parte delle quote trattenuta dal livello centrale del partito, ma in questo caso il bilancio perderebbe il requisito della trasparenza poiché, trattandosi di un’associazione politica nazionale, dovrebbe contenere l’importo complessivo delle quote associative, esponendo eventualmente negli oneri di gestione la parte delle quote assegnata alle strutture locali. Dal bilancio risultano invece erogati a favore delle strutture locali circa 300mila euro.
Per la nostra Costituzione i partiti sono libere associazioni di cittadini che concorrono per determinare la politica nazionale, quindi, data la rilevanza pubblica del fine, può essere giustificato un contributo dello stato. Ma il presupposto del contributo dovrebbe essere una base associativa di una certa consistenza, senza la quale non ci sarebbe un partito ma solo un comitato elettorale.
Se poi i rimborsi elettorali sono erogati anche nel caso in cui i partiti non raggiungono il quorum fissato per l’elezione in parlamento (quel che avviene da noi), ne possono beneficiare anche partiti senza base e senza popolo.

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