Cives Cremona

25 luglio 2011

I politici dopo il referendum

Filed under: Politica — Cives Cremona @ 07:00

Che fare dopo i referendum? Il voto di giugno ha abrogato alcune norme di legge che regolavano la gestione dei servizi idrici, ma non ha affatto stabilito che questa debba essere attuata con affidamento diretto (in house). Il voto ha sì escluso la preferenza per la gestione aperta ai privati, ma la normativa risultante dopo l’abrogazione consente di affidare la gestione sia a imprese private (mediante gara), sia a imprese miste (con privato scelto mediante gara), sia a imprese pubbliche (senza gara) purché soggette a un controllo “analogo”.
Queste diverse opzioni sono state presentate dal presidente Salini all’assemblea dei sindaci, ma sono state contrastare da interpretazioni diverse sull’effetto del referendum, sia da parte dei comitati referendari, sia da parte di esponenti di partito.
La posizione dei comitati non sorprende. Avendo impostato la campagna referendaria sullo slogan ingannevole del “no alla privatizzazione dell’acqua” (privatizzazione mai proposta da nessuno), interpretano il risultato come un “sì alla gestione pubblica”, scontando una pregiudiziale ideologica basata sul concetto di “acqua bene comune”. Sorprende invece la posizione di alcuni esponenti di partiti “riformisti”, come Titta Magnoli (Pd), Giuseppe Trespidi (Udc) e Giuseppe Torchio (Lista Torchio).
La sorpresa è minore per Torchio che, in omaggio ad ascendenze “lapiriane”, aveva già dichiarato la preferenza per la gestione pubblica- E’ maggiore per Magnoli e Trespidi. Magnoli è segretario del partito che aveva criticato la scelta del referendum e proposto una legge di iniziativa popolare, le cui linee guida non erano pregiudizialmente contrarie all’apertura ai privati. Magnoli, dopo aver premesso che non sono utili approcci ideologici al tema, dice che si deve rispettare l’esito del referendum (e questo è ovvio), che avrebbe ribadito con forza – sostiene – la gestione pubblica dell’acqua. Il giudizio è forse influenzato dal forte valore politico (in senso antigovernativo) del referendum e dalla preoccupazione di non perdere il contatto con i “movimenti”.
Trespidi è commissario di un partito che ha votato no sul referendum sull’acqua (per Casini il decreto Ronchi non era sufficientemente liberalizzatore), ma oggi, dopo aver detto che è opportuno scegliere la forma di gestione più efficiente ed economica, esclude a priori la gara pubblica e considera un ripiego la società mista. Pare che il contagio ideologico o politico colpisca anche i riformisti.

Annunci

Lascia un commento »

Non c'è ancora nessun commento.

RSS feed for comments on this post. TrackBack URI

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Blog su WordPress.com.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: