Cives Cremona

29 agosto 2011

Da Salini un segnale sulla riforma delle province

Filed under: Politica — Cives Cremona @ 07:00

Il presidente Salini entra nel dibattito sulla riforma “ferragostana” delle province e dei comuni, con un intervento sulla Provincia del 23 agosto. Al di là del titolo provocatorio (“Io presidente di provincia abolirei le province”), probabilmente aggiunto in redazione, l’intervento coglie i limiti di una pseudo riforma, improvvisata e basata semplicisticamente sui tagli delle province e dei comuni di piccole dimensioni.
Dice Salini che le province svuotate di risorse e di funzioni non avrebbero ragione di esistere; che privare i piccoli comuni di una rappresentanza sarebbe un taglio di democrazia e un impoverimento della stessa società civile; che una riforma popolare e liberale delle autonomie locali deve garantire la partecipazione dei cittadini all’amministrazione e che ciò deve avvenire a spese dell’amministrazione accentrata e ipertrofica dello stato.
Condividendo i criteri suggeriti da Salini (anche quelli in merito all’accentramento dei servizi strumentali), penso tuttavia che il tema della riforma delle autonomie locali debba comportare un ripensamento più ampio di tutto l’ordinamento amministrativo, che tocchi le regioni, gli enti funzionali di diversa natura (Comunità montane; Consorzi; Agenzie), gli organi periferici dello stato (Prefetture in testa) e perché no le Camere di Commercio. Un ordinamento amministrativo stratificato nel corso dei 150 anni di unità nazionale, frutto di spinte localistiche e settoriali, che non ha saputo armonizzare l’originario centralismo statale con le nuove realtà regionali e con i principi costituzionali dell’autogoverno locale e della partecipazione civile.
Non si può pertanto ignorare che accanto all’accentramento statale ha attecchito un nuovo accentramento regionale, fatto di enti, fondazioni, agenzie, società, le cui funzioni in buona parte potrebbero essere affidate alle province, conservando in capo alle regioni (come sostenevano i “padri fondatori”) esclusivamente le funzioni di legislazione e di programmazione. Come non si può ignorare che buona parte delle funzioni delle prefetture potrebbero pure essere affidate alle province e che alcune funzioni delle Camere di commercio coincidono e talvolta confliggono con quelle delle delle province.
Questo per dire che la riforma del sistema è un processo costituente complesso che non può essere affidato ad una manovra finanziaria, ma deve svilupparsi sul binario fissato dalla Costituzione, che prevede adeguate procedure anche per le modifiche dei confini o per le aggregazioni di comuni e province. Processo che presuppone una chiara visione dell’architettura istituzionale ed esige una forte convergenza politica.
E’ troppo pretendere da una classe politica frantumata e disorientata? Forse. Intanto, i tentativi del presidente Salini di arrivare “dal basso” a forme di aggregazione e di razionalizzazione sono un segnale di sensibilità politica che apre uno spiraglio alla speranza.

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