Cives Cremona

8 settembre 2011

“La leggerezza del ferro” e i costi della politica

Filed under: Politica — Cives Cremona @ 07:00

La polemica sui costi della politica continua e si inasprisce mano a mano che, a fronte di proposte di tagli di enti o riduzione di indennità, si levano le barriere della “casta” che neutralizzano ogni riforma.
Prima delle amministrative del 2009, Licio Davossa e Felice Troiano con una lettera alla Provincia avevano lanciato la campagna del “sindaco a costo zero”, basandola sulla considerazione che il servizio alla comunità trova in se stesso la sua gratificazione e non ha quindi bisogno di incentivi monetari. Nel commento alla lettera il direttore del giornale aveva paventato il rischio di consegnare il sistema ad una élite, poiché la democrazia ha dei costi e se si vuole dare a tutti la possibilità di concorrere alla cosa pubblica occorre porsi una domanda: “quali nuove regole di esercizio possono metterla al riparo dalle mire degli amministratori di professione?”
Cercando di rispondere a questa domanda eravamo andati alle fonti del pensiero democratico e avevamo citato in proposito Aristotele, il quale, pur sostenendo la turnazione nelle cariche, il sorteggio per la scelta di tutti i magistrati, il divieto di rielezione salve rarissime eccezioni, nonché la breve durata di tutti gli incarichi, non esclude una retribuzione per i membri dell’assemblea, dei tribunali e delle altre magistrature cittadine. Ammettendo tuttavia che “essa potrebbe essere limitata ai magistrati, ai giudici, ai membri del consiglio e a quelli dell’assemblea che intervengono alle sedute più importanti; o almeno a quei magistrati che devono prendere pranzi in comune”. Sottintendendo in questo modo che dovrebbe servire semplicemente al rimborso delle spese sostenute.
Una risposta più strutturata l’abbiamo trovata in questi giorni nel libro di Luigino Bruni e Alessandra Smerilli (citato ieri con un breve estratto), che ha come titolo:
La leggerezza del ferro e come sottotitolo: Un’introduzione alla teoria economica delle Organizzazioni a Movente Ideale. Si tratta delle organizzazioni (definite OMI) in cui il movente ispiratore “non è primariamente né il profitto né gli elementi solo strumentali, ma un movente ideale, una missione o una vocazione, legato alle motivazioni intrinseche dei promotori”. Le OMI possono essere imprese o organizzazioni economiche, ma anche organizzazioni non economiche, come un’associazione culturale, un ordine religioso, una ONG per i diritti umani, un sindacato o un partito.
Possono quindi essere assimilare alle OMI tutte le forme di attività politica organizzata, che hanno per loro costituzione il fine dichiarato di conseguire il bene della comunità politica e in cui gli aderenti e a maggior ragione i dirigenti dovrebbero essere mossi da motivazioni altruistiche, improntate alla gratuità.
Tali motivazioni sono di per sé una “remunerazione intrinseca” per l’attività svolta, anche se non si possono escludere nelle OMI “remunerazioni estrinseche” di tipo monetario, che possono tenere alte le motivazioni dei membri riconoscendo e premiando l’impegno dei singoli. Evitando tuttavia che gli incentivi individuali trasformino i membri da agenti cooperativi in soggetti interessati unicamente alla proprie remunerazioni monetarie. Per evitare questo effetto negativo, la forma di “remunerazione” migliore, piuttosto dell’incentivo individuale, è quella del premio, che va a riconoscere il comportamento virtuoso del gruppo per conseguire gli scopi dell’organizzazione.
Anche le conclusioni di Bruni e Smerilli, se applicate e applicabili alla politica non ci sembrano molto diverse da quelle empiriche di Aristotele. E’ invece sicuramente diversissima la situazione delle organizzazioni politiche, dove lo snaturamento rispetto ai fini è andato oltre ogni immaginazione e che avrebbero assoluto bisogno di recuperare la leggerezza degli ideali. E’ questa infatti la chiave del titolo del libro: “recuperando le motivazioni ideali anche le ferree organizzazioni economiche possono cominciare a volare”.

7 settembre 2011

Delle motivazioni ideali in economia

Filed under: Antologia — Cives Cremona @ 07:00

“Chi narra correttamente la storia economica di ieri e di oggi sa che nell’arena economica, assieme ai più gravi peccati, si incontrano grandi virtù, persone che hanno fatto e fanno dell’economia luoghi di autentica eccellenza umana e spirituale, come ci mostra anche la vita di tanti lavoratori, banchieri, sindacalisti e imprenditori, che sono stati e sono capaci di raggiungere le vette della perfezione umana…Ma quando gli ideali entrano nella sfera economica e civile le relazioni umane si arricchiscono e si complicano allo stesso tempo: aumentano i conflitti, i rischi, gli errori, ma aumenta anche la qualità della vita, dentro e fuori delle organizzazioni.”

(Luigino Bruni e Alessandra Smerilli, La leggerezza del ferro, Vita &Pensiero, 2011)

2 settembre 2011

Bisanzio in Comune

Filed under: Comune di Cremona — Cives Cremona @ 07:00

I bizantinismi sono sempre in agguato nella prassi politica. Succede così che una divergenza nata in seno al gruppo Pdl in consiglio comunale, in merito ad alcune scelte amministrative, si è trasformata in una polemica procedurale sull’applicazione di un articolo del regolamento comunale riguardante la designazione dei capigruppo consiliari.
Si tratta dell’articolo 15 che, con infelicissima formulazione, stabilisce che “i gruppi designano il capogruppo, dandone comunicazione, sottoscritta dagli aderenti al gruppo, al Presidente del consiglio”. Una siffatta formulazione non trova riscontro nelle istituzioni a noi vicine. Lo statuto della Provincia si limita a stabilire che “i singoli gruppi nominano il proprio capogruppo dandone notizia al Presidente del consiglio”. Il regolamento del Consiglio di Milano dice semplicemente che “i gruppi devono comunicare all’Ufficio di presidenza del consiglio il nome del presidente del proprio gruppo”. Il regolamento della regione Lombardia stabilisce che “ogni gruppo nomina un proprio presidente. Tale nomina e qualsiasi modificazione successivamente intervenuta nella costituzione o nella composizione dei gruppi, devono essere comunicate per iscritto all’ufficio di presidenza”.
Anche una sommaria esplorazione ai regolamenti di altri comuni conferma l’anomalia del nostro articolo 15, che – preso alla lettera – farebbe dipendere la validità della comunicazione al Presidente del consiglio comunale dalla sottoscrizione di tutti gli aderenti al gruppo. Con l’eventuale conseguenza (verificatasi in questo caso) di rifiutare la designazione di un nuovo capogruppo decisa dalla maggioranza dei componenti, ma non sottoscritta da tutti.
L’illogicità di questa norma appare manifesta, perché assegna una specie di diritto di veto ai membri dissenzienti, ma soprattutto perché è incompatibile con l’autonomia politica dei gruppi consiliari, che si manifesta anche con l’elezione a maggioranza del proprio capogruppo (o presidente che dir si voglia). Piuttosto di una interpretazione letterale sarebbe stata più corretta a nostro parere una interpretazione logica diretta a cogliere la ratio della norma, che non può essere quella di sacrificare l’autonomia dei gruppi e il principio di maggioranza.
In questo modo, si sarebbe evitata l’enfatizzazione (anche mediatica) di un contrasto politico e si sarebbe evitato di spargere altro sale sulle ferite delle nostre istituzioni pubbliche.

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