Cives Cremona

24 ottobre 2011

Autonomia e chiarezza per la Fondazione Città di Cremona

Filed under: Enti e Fondazioni — Cives Cremona @ 07:00

Un ampio servizio di Gilbero Bazoli (La Provincia del 15 ottobre) prende le mosse da un documento con cui gli uffici comunali espongono all’assessore al bilancio, Roberto Nolli, le difficoltà a sostenere i normali servizi del comune, a causa dei tagli introdotti dalla manovra governativa di agosto, e propongono alcune contromisure dirette a recuperare le risorse necessarie. Vi si parla di aumenti dell’Irpef, di incremento degli utili da società partecipate e di un intervento della Fondazione Città di Cremona per sostenere le spese sociali dell’amministrazione.
Su quest’ultimo intervento si sofferma l’attenzione del cronista che, dopo aver rievocato la spesa di otto milioni di euro deliberata lo scorso anno dalla Fondazione per l’acquisto di Palazzo Fodri, riporta il parere del direttore generale del comune, Massimo Placchi, per il quale “almeno due o tre di quegli otto milioni avrebbero potuto essere utili in tempi di magra per coprire le spese sociali”. E parla dell’attenzione che l’assessore Nolli sta dedicando alla Fondazione, sia con una richiesta di chiarimenti circa le sue potenzialità economiche, sia con un invito a “serrare le fila” per sostenere le spese sociali del comune.
Tutto il servizio sembra gettare un’ombra sulla validità dell’operazione conclusa dal precedente consiglio (presieduto da Umberto Lonardi); ombra che esplode nel titolo a tutta pagina del servizio: “otto milioni sottratti ai bisognosi”. All’affermazione (come minimo errata) ha replicato il giorno dopo il presidente della fondazione, Giacomo Spedini, che ha garbatamente spiegato che gli otto milioni provenivano dalla vendita di un terreno e che dovevano essere per legge e statuto obbligatoriamente reinvestiti, “non se ne poteva toccare nemmeno un euro”, essendo il compito della Fondazione quello di preservare il patrimonio, farlo fruttare al meglio e destinare i frutti alle sue attività assistenziali.
Da tutta questa vicenda, affiora il punto più controverso relativo alla Fondazione, alla sua natura e ai suoi rapporti con il Comune. Non tanto dalla “svista” (sicuramente in buona fede, del giornalista), quanto dall’atteggiamento del direttore generale e soprattutto dell’assessore, che mostra chiaramente di considerare la Fondazione come un’azienda del Comune, quando trattasi invece di un ente autonomo, per statuto legge e Costituzione, sottoposto alla vigilanza della regione e non a quella dell’assessore al bilancio.
Che la Fondazione debba operare, come dice il suo statuto, “nell’ambito degli indirizzi stabiliti dalla programmazione sociale territoriale d’intesa con il Comune”, non significa che essa non debba assolvere direttamente alle attività assistenziali cui è deputata, tanto meno che si debba trasformare in un organismo sovventore del comune e men che meno che possa alienare il patrimonio per erogare il ricavato in spese di assistenza. L’assoggettamento di fatto al potere del comune, con la riforma del 2004, ha già creato diversi scompensi, sia con la consistente parte di patrimonio destinata alla ristrutturazione dell’Ospizio Soldi, sia con le rilevanti sovvenzioni destinate a sanare il bilancio di questo istituto.
Sui rapporti tra Fondazione e Comune, Maura Ruggeri (artefice del riforma del 2004 e del “conglomerato” che ne è sortito), sostiene oggi in una nota che “la fondazione non può essere usata per far la cassa del Comune e che gli utili devono essere destinati a progetti con finalizzazione chiara, pubblica e rendicontabile”.
Autonomia e chiarezza di rapporti, dunque, secondo l’impostazione da Cives sempre sostenuta.

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