Cives Cremona

6 ottobre 2011

L’identità culturale non è programmabile

Filed under: Società — Cives Cremona @ 07:00

La conclusione del post sulle politiche demografiche (“Nessuna politica demografica da sola può rimediare ad una crisi di identità”) non è piaciuta all’amico lettore, per il quale “non è possibile immaginare un’autentica politica demografica, che non implichi al contempo una politica culturale di supporto” “Ammettendo poi – sostiene – che la politica demografica non basti, quali rimedi contro la crisi di identità culturale?”
I quesiti mi sovrastano, ma fortunatamente posso ricorrere alla presentazione del Rapporto sul cambiamento demografico (*), apparsa oggi su Avvenire. “Il rapporto – si legge nella prefazione di Camillo Ruini – individua due ordini di fattori capaci di influire sull’andamento delle nascite. Il primo è costituito dagli interventi pubblici….Il secondo si colloca a un livello più profondo, quello della mentalità, degli insiemi di rappresentazioni e sentimenti, in altre parole dei vissuti personali e familiari e della cultura sociale, che influiscono potentemente sui comportamenti demografici. Quanto al primo fattore, l’Italia è in grave ritardo….Quanto al secondo, l’Italia ha due vantaggi: la solidarietà interna e la rilevanza sociale delle famiglie…..Abbiamo bisogno di una grande sinergia per affrontare la nostra crisi demografica, che deve coinvolgere ciascuna delle componenti della società, arrivando fino alle persone e alle famiglie”.
Il rapporto, frutto del lavoro di esperti, parte dall’analisi dei dati su nascite, famiglie, matrimoni, ecc, ed elabora una serie di proposte riguardo il ruolo di padri e madri, il rapporto casa-lavoro, le separazioni, i legami familiari, le differenze territoriali, gli anziani soli, le famiglie migranti. Un punto è dedicato agli orientamenti culturali ostili alla natalità. Vi si dice che il declino della natalità non è legato solo all’infertilità, al ritardo nei matrimoni, alle condizioni sociali lavorative e di welfare sfavorevoli, ma a un clima culturale non favorevole ai bambini, che li vede come ostacolo alla libertà e alla realizzazione personale; clima che si sta diffondendo nelle società occidentali, fino a manifestarsi in una filosofia no kids.
L’obiettivo più ambizioso e problematico è dunque quello di ricreare un clima culturale idoneo ad eliminare gli effetti negativi delle tendenze in atto, per mezzo di una “alleanza per la famiglia”. Ma non si parla (almeno nella presentazione) di identità culturale. Forse perché l’identità culturale di un popolo si forma, ma non è programmabile.

(*) Il cambiamento demografico. Rapporto-proposta sul futuro dell’Italia , Editore Laterza

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5 ottobre 2011

La politica della viabilità e le pietre di Luserna

Filed under: Comune di Cremona — Cives Cremona @ 07:00

Nel fondo della Provincia del 2 ottobre, il direttore Vittoriano Zanolli ricorda l’infinito e incompiuto dibattito sul tema della viabilità, lamentando come, dopo tanti anni, non ci sia traccia di parcheggi corona e di mezzi pubblici meno invasivi. Afferma che le resistenze dei commercianti contro le isole pedonali sono una battaglia di retroguardia, ma anche che è assurda la pretesa delle amministrazioni di pedonalizzare il centro senza idonei interventi di sostegno (arredo, parcheggi, minibus). E porta a modello la città di Bolzano. Sostiene poi che la pavimentazione “pregiata” dei corsi poteva essere l’occasione (o il pretesto) per un serio progetto di pedonalizzazione, che bloccasse le auto (come vorrebbe l’assessore Bordi) alle porte della città.
Correndo il rischio di allungare il già infinito dibattito, avanzo alcune osservazioni.
1 – La pavimentazione dei corsi in “materiale pregiato” non può essere un pretesto. Doveva attuarsi dopo il piano della viabilità, concepito in funzione di una città che presume di proporsi come polo commerciale, turistico e amministrativo, pertanto non precluso pregiudizialmente alle automobili. Farla prima o è stato un errore o è stata una “furbata”, per giustificare poi provvedimenti restrittivi. Poiché non è vero, come troppo spesso si sostiene, che “tutto il mondo va a piedi”. Per le argomentazioni in merito rinvio ai post Quelli che “tutto il mondo va a piedi” e La viabilità in funzione della città. Mi limito qui a fare qualche esempio: Brescia, Parma, Arezzo, Vicenza, Trento, sono tutte città che dispongono di parcheggi centralissimi o vicinissimi al centro, pubblicizzati su internet per manifestare l’attrattività di quei centri storici per il turista e per l’uomo d’affari. Un esempio estero: Losanna è dotata di 20 parcheggi coperti, ognuno dei quali comprende da un minimo di 200 a un massimo di 1000 posti. Il sito di Losanna riassume gli obiettivi della politica della sosta in questo modo: ridurre i danni all’ambiente; favorire i residenti; privilegiare le soste corte per favorire le attività economiche; disimpegnare spazi pubblici in centro sostituendo progressivamente gli spazi di sosta in superficie con spazi coperti; incoraggiare i pendolari a recarsi in centro con i mezzi pubblici, prevedendo idonei parcheggi fuori città.
2 – La “chiusura alle porte” è eccessiva. Il centro di Bolzano, che viene citato come modello, ha un diametro di 500 metri. E’ servito da numerosi parcheggi, tra cui quello centralissimo di piazza Walther. Il centro di Cremona ha un diametro che va da 2800 metri a 1600, il più grande della Lombardia dopo Milano, ed è servito da pochi parcheggi. Quello di piazza Marconi è facilmente accessibile solo a ore e giorni alterni, dato che si persiste nella chiusura serale della “cortina elettronica” e si è sacrificato al mercato il percorso via Manzoni-via Monteverdi il mercoledì e il sabato (un rebus per i forestieri).
Gli esempi suggeriscono la necessità di una politica della viabilità complessa, a tutto tondo, fatta di misure e strutture diversificate, che mira a mantenere vitale la città senza soffocarla. Una politica che non può far perno sulle pietre di Luserna, casualmente o furbescamente posate sui corsi.

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