Cives Cremona

3 novembre 2011

Senza solidarietà familiare welfare in difficoltà

Filed under: Società — Cives Cremona @ 13:40

Nel corso dell’incontro con l’assessore Luigi Amore, svoltosi il 13 ottobre presso l’associazione culturale Visioni Contemporanee, sono emerse le difficoltà che incontrano gli istituti di ricovero (le Rsa, Residenze Sanitarie Assistenziali) a riscuotere dai familiari del ricoverato l’integrazione della retta di degenza. Le richieste delle Rsa riguardano soltanto la parte “alberghiera” della retta, in quanto la parte sanitaria è sostenuta integralmente dal servizio sanitario; prima di tutto sono rivolte al ricoverato e solo in caso di sua insolvibilità ai familiari, in proporzione alla loro situazione economica. Le difficoltà degli istituti riguardano sia il comportamento dei familiari, sia la normativa che regola questi rapporti.
Circa il comportamento delle famiglie, succede spesso che i familiari, prima di chiedere il ricovero di un anziano non autosufficiente titolare di una modesta pensione, provvedano a svuotare il suo conto bancario allo scopo di dimostrare la sua insolvibilità. E poi rifiutino di integrare la retta: o perché l’anziano non fa parte del nucleo familiare anagrafico, o ritenendo non applicabile l’obbligo alimentare previsto dal Codice civile (art. 433), o appellandosi alla normativa che, relativamente agli ultra sessantacinquenni non autosufficienti gravi (e ai disabili gravi), prescrive di fare riferimento solo alla loro personale capacità economica.
Quanto alla normativa che regola i rapporti tra istituti, ricoverati e familiari, essa persegue il giusto scopo di attuare il diritto costituzionale di “ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto di mezzi al mantenimento e all’assistenza”, da parte di “organi e istituti predisposti o integrati dallo stato” (art. 38 Cost.), ma tiene poco conto dei “doveri inderogabili di solidarietà” pure previsti dalla Costituzione (art. 2), doveri che dovrebbero concretizzarsi anche attraverso la solidarietà familiare, qualora s’intende i membri della famiglia dispongano di idonei mezzi economici. Gli indicatori economici (Isee) fanno riferimento solo ai componenti del nucleo familiare anagrafico. I comuni o gli istituti di ricovero non possono attivare l’obbligo agli alimenti prescritto dal Codice civile. I trattati internazionali (Convenzione di New York del 13 dicembre 2006), hanno stabilito che la richiesta di integrazione delle rette, per gli over 65 non autosufficienti gravi, può fondarsi sulla situazione economica del solo assistito.
Le sentenze dei tribunali amministrativi si sono adeguate alla normativa e anche quelle di alcuni Tar favorevoli ai comuni sono state riformate dal Consiglio di stato (n. 1607 e 5185 del 2011), col risultato che diversi comuni si sono visti annullare i regolamenti sulle prestazioni assistenziali e hanno dovuto anche restituire le somme percepite come integrazione degli interventi.
Il legislatore non si è reso conto che questa impostazione individualistica del rapporto tra assistito e stato (o comune, o istituto) non rafforza il sistema di welfare, in fortissima difficoltà proprio a causa di un eccessivo ”statalismo” e dell’attenuazione, fino all’eliminazione, dei principi di solidarietà e sussidiarietà che dovrebbero informare le comunità ad ogni livello, a cominciare dalla famiglia.
Le giuste rivendicazioni delle famiglie in termini di diritti (assegni familiari; quoziente fiscale) non possono offuscare il lato dei doveri (come è il caso della partecipazione alle rette di ricovero).

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