Cives Cremona

28 novembre 2011

Si scioglie il tabù delle partecipate?

Filed under: Aziende Pubbliche — Cives Cremona @ 07:00

Sembra sciogliersi anche a Cremona il tabù delle ex municipalizzate. L’ipotesi di una possibile dismissione di aziende pubbliche è stato posto in margine a un documento, sottoscritto il 15 novembre, in cui quindici associazioni imprenditoriali hanno richiesto agli enti locali più impegno per favorire lo sviluppo del territorio, sia mediante un alleggerimento dei prelievi pubblici sulle imprese, sia mediante il finanziamento di un “fondo per lo sviluppo”.
A quest’ultimo proposito, il presidente degli industriali Mario Caldonazzo, presentando il documento, si è chiesto se le partecipazioni detenute dagli enti locali siano tutte strategiche. O se non sia opportuno vendere quanto non strategico per ridare spinta all’economia, attraverso la costituzione di un fondo per lo sviluppo. Il tema delle liberalizzazioni dei servizi locali fa parte dell’agenda europea che il governo Monti si accinge a varare. Ha quindi un valore esemplare anche per gli enti locali, i quali, anziché difendere lo status quo, avrebbero l’occasione per avviare dal basso un processo liberatore di risorse e di nuove energie economiche.
Una prima risposta all’appello delle categorie è venuto il giorno dopo dall’assessore al bilancio del comune di Cremona, Roberto Nolli, in una dichiarazione riportata da Cronaca (17/11), dove afferma il suo interesse per le privatizzazioni e per le possibili sinergie con i privati, a condizione che si riscontri un interesse del mercato per la costituzione di società miste e che queste servano a rafforzare imprese private del territorio.
Sul tema delle società partecipate è intervenuto anche il capogruppo dell’Udc, Angelo Zanibelli, sul Vascello del 24/11. Zanibelli ha riproposto l’esigenza di trasparenza e semplificazione del sistema partecipate e ha posto alcuni quesiti che toccano la funzione delle società pubbliche. Se sia giusto fare utili sui servizi erogati ai cittadini. Se sia opportuno mantenere in vita una società come l’Aem, per gestire funzioni amministrative del Comune, come la gestione del patrimonio e il coordinamento delle partecipate; o al solo scopo di aggirare il patto di stabilità, con la stipula di mutui che il comune non potrebbe stipulare (vera patologia del sistema, aggiungiamo noi).
Ci auguriamo che la pressione delle categorie e l’incombenza della legislazione riescano a smuovere finalmente un tabù che Cives ha cercato di diradare, dal nostro primo post del febbraio 2009 (C’era una volta “l’azienda”) a quelli che il lettore potrà rileggere, cliccando sulla categoria Aziende Pubbliche .

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