Cives Cremona

8 novembre 2011

Chi alimenta le difficoltà del welfare

Filed under: Società — Cives Cremona @ 17:08

Il nostro ultimo post sull’opportunità della partecipazione dei familiari alle rette di ricovero ha attirato qualche critica. Si obietta che il ricovero in Rsa (Residenze sanitarie assistenziali) dovrebbe essere equiparato ad un ricovero ospedaliero e non comportare quindi alcun obbligo per i parenti del ricoverato. Si obietta anche che il diritto all’assistenza sancito dalla Costituzione (art. 38) eliderebbe l’obbligo civile degli alimenti (art. 433 del Codice Civile).
Queste argomentazioni sono sostenute da autorevoli giudici nelle loro sentenze e anche da autorevoli docenti. Il professor Massimo Dogliotti (in Prospettive assistenziali, n.125/99) afferma infatti che “le prestazioni dovute agli anziani non autosufficienti sono – e devono rimanere – esclusivamente sanitarie.” In un altro articolo (in P.A. n.72/85), afferma che “obbligazione alimentare e prestazione assisten­ziale rispondono a logiche tra loro totalmente differenti, l’una pri­vatistica, l’altra pubblicistica, senza possibilità alcuna di collegamento o – ancor peggio – di contaminazione”. Certo – riconosce – “gli obblighi alimentari sono senza dubbio morali prima ancora che giuridici”, ma ribadisce che obbligo alimentare e prestazione assistenziale non vanno confusi, anche se “la confusione farebbe comodo a chi, sull’onda della crisi economica, predica la fine dei sistemi di sicurezza sociale”.
Questa preoccupazione del professore va in senso opposto alla nostra, perchè a noi pare (come abbiamo scritto) che le difficoltà del sistema di welfare dipendano dall’eccessivo “statalismo” e dell’attenuazione dei principi di solidarietà e sussidiarietà. Attenuazione alimentata anche dalle rigide barriere elevate tra due sfere del diritto (civile e amministrativo) che sembra non vogliano parlare la stessa lingua dei comuni cittadini.

3 novembre 2011

Senza solidarietà familiare welfare in difficoltà

Filed under: Società — Cives Cremona @ 13:40

Nel corso dell’incontro con l’assessore Luigi Amore, svoltosi il 13 ottobre presso l’associazione culturale Visioni Contemporanee, sono emerse le difficoltà che incontrano gli istituti di ricovero (le Rsa, Residenze Sanitarie Assistenziali) a riscuotere dai familiari del ricoverato l’integrazione della retta di degenza. Le richieste delle Rsa riguardano soltanto la parte “alberghiera” della retta, in quanto la parte sanitaria è sostenuta integralmente dal servizio sanitario; prima di tutto sono rivolte al ricoverato e solo in caso di sua insolvibilità ai familiari, in proporzione alla loro situazione economica. Le difficoltà degli istituti riguardano sia il comportamento dei familiari, sia la normativa che regola questi rapporti.
Circa il comportamento delle famiglie, succede spesso che i familiari, prima di chiedere il ricovero di un anziano non autosufficiente titolare di una modesta pensione, provvedano a svuotare il suo conto bancario allo scopo di dimostrare la sua insolvibilità. E poi rifiutino di integrare la retta: o perché l’anziano non fa parte del nucleo familiare anagrafico, o ritenendo non applicabile l’obbligo alimentare previsto dal Codice civile (art. 433), o appellandosi alla normativa che, relativamente agli ultra sessantacinquenni non autosufficienti gravi (e ai disabili gravi), prescrive di fare riferimento solo alla loro personale capacità economica.
Quanto alla normativa che regola i rapporti tra istituti, ricoverati e familiari, essa persegue il giusto scopo di attuare il diritto costituzionale di “ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto di mezzi al mantenimento e all’assistenza”, da parte di “organi e istituti predisposti o integrati dallo stato” (art. 38 Cost.), ma tiene poco conto dei “doveri inderogabili di solidarietà” pure previsti dalla Costituzione (art. 2), doveri che dovrebbero concretizzarsi anche attraverso la solidarietà familiare, qualora s’intende i membri della famiglia dispongano di idonei mezzi economici. Gli indicatori economici (Isee) fanno riferimento solo ai componenti del nucleo familiare anagrafico. I comuni o gli istituti di ricovero non possono attivare l’obbligo agli alimenti prescritto dal Codice civile. I trattati internazionali (Convenzione di New York del 13 dicembre 2006), hanno stabilito che la richiesta di integrazione delle rette, per gli over 65 non autosufficienti gravi, può fondarsi sulla situazione economica del solo assistito.
Le sentenze dei tribunali amministrativi si sono adeguate alla normativa e anche quelle di alcuni Tar favorevoli ai comuni sono state riformate dal Consiglio di stato (n. 1607 e 5185 del 2011), col risultato che diversi comuni si sono visti annullare i regolamenti sulle prestazioni assistenziali e hanno dovuto anche restituire le somme percepite come integrazione degli interventi.
Il legislatore non si è reso conto che questa impostazione individualistica del rapporto tra assistito e stato (o comune, o istituto) non rafforza il sistema di welfare, in fortissima difficoltà proprio a causa di un eccessivo ”statalismo” e dell’attenuazione, fino all’eliminazione, dei principi di solidarietà e sussidiarietà che dovrebbero informare le comunità ad ogni livello, a cominciare dalla famiglia.
Le giuste rivendicazioni delle famiglie in termini di diritti (assegni familiari; quoziente fiscale) non possono offuscare il lato dei doveri (come è il caso della partecipazione alle rette di ricovero).

1 novembre 2011

“Meglio solida e sincera”

Filed under: Politica — Cives Cremona @ 07:00

Leggo dalla Provincia del 28 ottobre che il segretario del Pd cremonese, Titta Magnoli, incitando gli iscritti di un circolo avrebbe detto – riprendendo un’espressione di Martine Aubry – che “anche da noi c’è una gauche molle”; “il centrosinistra ha lo spartito ma gli manca un certo tono”, quindi “occorre una mobilitazione sui temi fondamentali”.
Leggo anche, dal blog exult49 , che “la sinistra molle è quella che va da Letta a Veltroni a Dalema, per finire con gli yuppy alla Renzi, quella che per la sua incapacità ci ha regalato vent’anni di Berlusconi, quella che accetta come un assioma l’austerity imposta da condizioni pseudo-storiche”.
Leggo anche che Francois Hollande – in risposta alla Aubry – avrebbe detto: “Io non so cosa sia una sinistra dura. In ogni caso, non la voglio, penso che ci sia bisogno di un Paese tranquillo e riconciliato”. “Non sono né di una sinistra molle né di una sinistra forte. Ma di una sinistra solida e sincera”.
Francois Hollande ha vinto le primarie del Partito socialista.

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