Cives Cremona

25 dicembre 2011

Buon Natale e felice anno nuovo

Filed under: Cives — Cives Cremona @ 06:00

Con il tradizionale augurio di buon Natale e felice anno nuovo la redazione di Cives si accomiata per un breve periodo dai suoi affezionati lettori. A rileggerci dopo le festività natalizie.

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23 dicembre 2011

La Corte Costituzionale spariglia sul servizio idrico

Filed under: Aziende Pubbliche — Cives Cremona @ 07:00

La disputa sul modello di gestione del servizio e sul relativo affidamento dovrà tenere conto della recente sentenza della Corte Costituzionale (n. 320 del 25/11/2011), che ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dei commi 2 e 4 dell’art. 49 della legge della Regione Lombardia 12 dicembre 2003, n. 26 (Disciplina dei servizi locali di interesse economico generale…).
Il comma 2 stabiliva che “gli enti locali possono costituire una società patrimoniale d’ambito…a condizione che questa sia unica per ciascun Ato e vi partecipino direttamente o indirettamente mediante conferimento della proprietà delle reti, degli impianti, delle altre dotazioni patrimoniali del servizio idrico integrato…i comuni…”. Su questo punto, la Corte ha stabilito che tale conferimento viola (in diversi punti) l’art. 117 della Costituzione, nonché la legge per la quale “tutte le forme di affidamento della gestione del servizio idrico integrato devono avvenire nel rispetto dei principi di autonomia gestionale del soggetto gestore e di piena ed esclusiva proprietà pubblica delle risorse idriche”. Ha stabilito inoltre che la cessione di beni demaniali ad un soggetto di diritto privato (la società patrimoniale d’ambito a capitale pubblico) incide sul regime giuridico della proprietà pubblica e va ascritta alla materia ordinamento civile, riservata alla competenza legislativa esclusiva dello Stato. Secondo la quale “gli acquedotti, le fognature, gli impianti di depurazione e le altre infrastrutture idriche di proprietà pubblica, fino al punto di consegna e/o di misurazione, fanno parte del demanio ai sensi degli articoli 822 e seguenti del codice civile e sono inalienabili se non nei modi e nei limiti stabiliti dalla legge”.
Dall’illegittimità del comma 2 consegue anche quella del comma 4, che stabiliva che “l’ente responsabile dell’Ato può assegnare alla società il compito di espletare le gare per l’affidamento del servizio, le attività di progettazione preliminare delle opere infrastrutturali relative al servizio idrico e le attività di collaudo delle stesse”.
In sintesi, netta distinzione tra demanio e gestione del servizio.
Abbiamo cercato di estrarre il succo di una sentenza assai complessa, soltanto per dire che la partita della gestione del servizio idrico deve tener conto delle prescrizioni di questo autorevole convitato.

22 dicembre 2011

L’acqua, dal fronte alla riforma?

Filed under: Aziende Pubbliche — Cives Cremona @ 10:11

Sul fronte dell’acqua registriamo diversi interventi di peso.
Marco Pezzoni in un lungo comunicato afferma che la Conferenza dei sindaci del 16 dicembre ha validamente bocciato il modello di gestione proposto dall’Ufficio d’ambito, ovvero l’affidamento ad una società mista pubblico-privata. All’inizio, Pezzoni parla di un possibile conflitto tra il Regolamento della Conferenza e la Legge regionale, ma alla fine riconosce la superiorità gerarchica di quest’ultima, per cui la sua valutazione si basa sulle maggioranze previste dalla legge regionale: maggioranza della popolazione rappresentata per esprimere un parere favorevole; maggioranza dei sindaci per la validità delle riunioni. Ergo: il 16 dicembre c’era la maggioranza dei sindaci (60), non c’era la maggioranza della popolazione, quindi non era possibile esprimere un parere favorevole, ma era possibile esprimere un parere contrario.
Antonio Leoni sul Vascello attacca soprattutto le defezioni dei sindaci assenti, in particolare quella di Perri (Cremona) e di Bruttomesso (Crema), attribuite a un “piano truffaldino” per far fallire la riunione. Leoni usa parole ardenti, invitando a “restare in un cammino di civiltà nel nome dei valori inviolabili che l’acqua rappresenta” e auspicando la consultazione dei cittadini, senza la quale “vale l’unico voto espresso, quello del referendum”.
Altri interventi evocano preoccupanti retroscena. Giuseppe Torchio, in una interrogazione, chiede notizie di pressioni fatte da agenti della multinazionale Gdf-Suez. Angelo Zanibelli, in un intervento in consiglio comunale, esprime il timore che “il socio privato sia rappresentato da un amministratore di Comunione e Liberazione e il privato da un’impresa della Compagnia delle Opere”.
Il fronte dell’acqua si è dunque molto riscaldato. Tuttavia, alla fine, Leoni invita ad un “confronto democratico, senza furberie e scappatoie” e Pezzoni a un “confronto pulito e rispettoso della democrazia”. Se ci si arriverà – fatto presumibile vista l’intervista di Salini alla Provincia di ieri – si dovrà ripartire, dopo dieci anni, dal progetto riformatore delineato dalla programmazione regionale, diretto a introdurre ordine ed efficienza in un sistema idrico frammentato e lacunoso. Per attuarlo, si dovranno superare le resistenze dei comuni e delle aziende comunali che hanno impedito la sua attuazione, fino a renderla problematica. Basti ricordare in proposito l’alienazione della rete idrica (bene demaniale inalienabile, come confermato dalla recente sentenza della Corte Costituzionale in merito alla legge regionale) fatta dal comune di Cremona ad Aem in cambio di 35 milioni di euro.
Si dovranno abbandonare pregiudiziali ideologiche sulla collaborazione pubblico-privato, ricordando che, in campo irriguo, questa collaborazione ha arricchito la nostra agricoltura e il nostro territorio. Fermo il concetto che l’acqua, le reti e gli impianti sono beni pubblici non alienabili, si tratta solo di trovare la forma di gestione più efficiente per organizzare il servizio e per procurarsi le risorse necessarie al rinnovo e allo sviluppo della rete, secondo programmi e tariffe fissati dall’ente pubblico.
Si dovranno evitare scelte di comodo dettate da convenienze politiche municipali, come quella succitata dell’Aem, da evitare comunque in nome della chiarezza dei rapporti.
E si deve aver ben chiaro che i referendum non hanno cancellato la normativa europea, che consente l’affidamento diretto (in house) solo a precise condizioni (il controllo analogo sulla amministrazione da parte degli enti locali). Ragionando su questi piani, il fronte dell’acqua potrebbe essere smantellato e potrebbe far posto, dopo dieci anni di paralisi, a un costruttivo processo riformatore.

19 dicembre 2011

“Guerriglia” sull’acqua

Filed under: Aziende Pubbliche — Cives Cremona @ 07:00

I giornali locali hanno dato notizia, con grande enfasi, dei contrasti sorti in seno alla Conferenza dei sindaci dei 115 comuni della provincia, riunitasi per due volte allo scopo di dare il suo parere sulle modalità di gestione del servizio idrico provinciale, come previsto dall’apposita legge regionale. La Provincia (17/12) titola così: “Sindaci, esplode la rivolta”. E Cronaca (18/12) addirittura: “Servizio idrico, è braccio di ferro sulla democrazia”.
Per capire i termini della questione occorre partire dalla legge regionale del 2003, con la quale la Lombardia aveva cercato di programmare il servizio idrico, prevedendo anche la possibilità di affidare la gestione del servizio a società private o miste (con maggioranza pubblica). Attorno a questa apertura ai privati si è aperta quella che abbiamo chiamato “la guerra dell’acqua”(v.La guerra dell’acqua) condotta in fronte aperto dai movimenti universalisti e fiancheggiata dagli amministratori locali affezionati alle vecchie municipalizzate e dai politici paladini del “pubblico”. Agitando gli slogan ingannevoli “no alla privatizzazione” e “acqua bene comune”, i movimenti hanno vinto la battaglia referendaria, ma non la guerra, perché i referendum hanno sì demolito alcune norme nazionali ma non la normativa comunitaria, che tutela la concorrenza nei servizi locali.
Il conflitto si è così trasformato in “guerriglia” all’interno della Conferenza dei sindaci chiamata ad esprimere un parere vincolante sulle modalità di affidamento del servizio. La Conferenza si è riunita una prima volta il 22 novembre, presenti 106 sindaci, ma considerate le numerose richieste di approfondimento del problema si è conclusa con un rinvio. Si è riunita una seconda volta il 16 dicembre, presenti soltanto 61 sindaci, e qui si è aperta una battaglia procedurale. La legge regionale stabilisce che il “il parere è assunto con il voto favorevole dei sindaci di comuni che rappresentano almeno la maggioranza della popolazione residente nell’ambito”, ma che “le deliberazioni hanno validità se il numero dei comuni presenti è almeno la metà più uno degli aventi diritto al voto”. Sembra un semplice caso di doppia maggioranza, ma scatena contestazioni e dispute. Il presidente decide che non si può votare e abbandona la riunione. I 60 sindaci rimasti passano all’autogestione, eleggono un altro presidente e votano lo stesso. Sulle riunioni aleggia la presenza dei comitati referendari che premono alle porte con trombe e striscioni.
I conflitti procedurali si prestano alle schermaglie e ingigantiscono lo scontro tra i sostenitori della gestione pubblica e quelli della gestione aperta ai privati, acuiscono le appartenenze politiche e le visioni ideologiche. Restano in ombra (almeno leggendo le cronache) i problemi strutturali e finanziari che il servizio idrico dovrà affrontare. Come superare la frammentazione societaria? Come recuperare i 550 milioni necessari per rinnovare gli impianti e ridurre le perdite della rete (secondo le stime del Comitato di vigilanza risorse idriche)? Domande che attendono risposte basate su criteri di convenienza amministrativa e finanziaria, senza “guerriglie” procedurali che allontanano ancora le soluzioni.

14 dicembre 2011

Regole incerte nomine oscure

Filed under: Comune di Cremona — Cives Cremona @ 07:00

Nell’ordinamento italiano, “la molteplicità delle norme applicabili a uno stesso caso rende possibile ogni tipo di negoziazione, legittima e illegittima, tra cittadino e Stato”. Questo brano di un libro di Sabino Cassese (*) può certamente adattarsi al regolamento del comune di Cremona riguardante gli “indirizzi generali per le nomine di competenza del sindaco dei rappresentanti del comune presso aziende, istituzioni, fondazioni ed enti (comprese le società)”.
Questo regolamento stabilisce che “non possono essere nominati coloro che abbiano già avuto nomine nel medesimo organismo per due mandati amministrativi consecutivi o, comunque, per un tempo superiore al doppio della prevista durata della carica nell’ente, azienda, fondazione o istituzione cui si riferisce la nomina”.
In occasione della nomina del presidente di Aem, Franco Albertoni, l’applicazione del regolamento è stata contestata da un altro candidato alla nomina, Alessandro Carpani, mediante un ricorso al Tribunale amministrativo, da questi respinto.
Le motivazioni della sentenza del Tar sono state riportate da Antonino Rizzo in un apprezzabile commento su Cronaca del 9 dicembre. In primo luogo, il Tar sostiene che gli indirizzi si applicherebbero solo agli enti e non alla Aem, in quanto società. In secondo luogo, il Tar sostiene che la congiunzione “o” (o, comunque) avrebbe valore alternativo, potendosi così applicare, alternativamente, sia la prima proposizione, sia la seconda. Secondo il Tar i “due mandati” della prima proposizione sarebbero riferibili (chissà perché) al sindaco, mentre il “tempo superiore al doppio” della seconda proposizione sarebbe riferibile all’ente di destinazione della nomina.
C’è debolezza “economica” in questa argomentazione. A parte che nel titolo (epigrafe) del regolamento si comprendono le società, le “aziende” di cui si parla nel testo sono un termine generico in cui rientrano anche le società e quindi l’Aem. E c’è anche debolezza “logica”. Le due “proposizioni” si sostengono insieme nel “discorso” (il comma 4 dell’articolo 2), precisando la seconda che la permanenza nella carica (per qualunque ragione) per un tempo superiore al doppio della durata prevista equivale all’esercizio di due mandati amministrativi.
Ecco come la contraddittorietà delle norme si presti a ogni tipo di cavillosa interpretazione, per cui, come avrebbe detto Giolitti (citato da Cassese), le leggi si applicano ai nemici e si interpretano per gli amici. E come sarebbe auspicabile – come suggerisce Rizzo – “far scrivere le norme da chi abbia conoscenza del diritto e della lingua italiana”.

(*) Sabino Cassese, L’Italia: una società senza stato?, Il Mulino, ottobre 2011

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