Cives Cremona

22 dicembre 2011

L’acqua, dal fronte alla riforma?

Filed under: Aziende Pubbliche — Cives Cremona @ 10:11

Sul fronte dell’acqua registriamo diversi interventi di peso.
Marco Pezzoni in un lungo comunicato afferma che la Conferenza dei sindaci del 16 dicembre ha validamente bocciato il modello di gestione proposto dall’Ufficio d’ambito, ovvero l’affidamento ad una società mista pubblico-privata. All’inizio, Pezzoni parla di un possibile conflitto tra il Regolamento della Conferenza e la Legge regionale, ma alla fine riconosce la superiorità gerarchica di quest’ultima, per cui la sua valutazione si basa sulle maggioranze previste dalla legge regionale: maggioranza della popolazione rappresentata per esprimere un parere favorevole; maggioranza dei sindaci per la validità delle riunioni. Ergo: il 16 dicembre c’era la maggioranza dei sindaci (60), non c’era la maggioranza della popolazione, quindi non era possibile esprimere un parere favorevole, ma era possibile esprimere un parere contrario.
Antonio Leoni sul Vascello attacca soprattutto le defezioni dei sindaci assenti, in particolare quella di Perri (Cremona) e di Bruttomesso (Crema), attribuite a un “piano truffaldino” per far fallire la riunione. Leoni usa parole ardenti, invitando a “restare in un cammino di civiltà nel nome dei valori inviolabili che l’acqua rappresenta” e auspicando la consultazione dei cittadini, senza la quale “vale l’unico voto espresso, quello del referendum”.
Altri interventi evocano preoccupanti retroscena. Giuseppe Torchio, in una interrogazione, chiede notizie di pressioni fatte da agenti della multinazionale Gdf-Suez. Angelo Zanibelli, in un intervento in consiglio comunale, esprime il timore che “il socio privato sia rappresentato da un amministratore di Comunione e Liberazione e il privato da un’impresa della Compagnia delle Opere”.
Il fronte dell’acqua si è dunque molto riscaldato. Tuttavia, alla fine, Leoni invita ad un “confronto democratico, senza furberie e scappatoie” e Pezzoni a un “confronto pulito e rispettoso della democrazia”. Se ci si arriverà – fatto presumibile vista l’intervista di Salini alla Provincia di ieri – si dovrà ripartire, dopo dieci anni, dal progetto riformatore delineato dalla programmazione regionale, diretto a introdurre ordine ed efficienza in un sistema idrico frammentato e lacunoso. Per attuarlo, si dovranno superare le resistenze dei comuni e delle aziende comunali che hanno impedito la sua attuazione, fino a renderla problematica. Basti ricordare in proposito l’alienazione della rete idrica (bene demaniale inalienabile, come confermato dalla recente sentenza della Corte Costituzionale in merito alla legge regionale) fatta dal comune di Cremona ad Aem in cambio di 35 milioni di euro.
Si dovranno abbandonare pregiudiziali ideologiche sulla collaborazione pubblico-privato, ricordando che, in campo irriguo, questa collaborazione ha arricchito la nostra agricoltura e il nostro territorio. Fermo il concetto che l’acqua, le reti e gli impianti sono beni pubblici non alienabili, si tratta solo di trovare la forma di gestione più efficiente per organizzare il servizio e per procurarsi le risorse necessarie al rinnovo e allo sviluppo della rete, secondo programmi e tariffe fissati dall’ente pubblico.
Si dovranno evitare scelte di comodo dettate da convenienze politiche municipali, come quella succitata dell’Aem, da evitare comunque in nome della chiarezza dei rapporti.
E si deve aver ben chiaro che i referendum non hanno cancellato la normativa europea, che consente l’affidamento diretto (in house) solo a precise condizioni (il controllo analogo sulla amministrazione da parte degli enti locali). Ragionando su questi piani, il fronte dell’acqua potrebbe essere smantellato e potrebbe far posto, dopo dieci anni di paralisi, a un costruttivo processo riformatore.

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