Cives Cremona

9 dicembre 2011

Quale riformismo?

Filed under: Politica — Cives Cremona @ 16:59

“Riformismo” è un termine polivalente. Per questo penso meriti un approfondimento l’auspicio di Gerardo Paloschi (v. La Provincia del 28/11) per una alleanza dei riformisti, “presenti nella sinistra come nel centro e nella destra”, oggi impegnati a sostenere il governo Monti.
I  “riformismi” infatti non sono sempre assimilabili e nel corso della nostra vicenda politica si sono trovati spesso in conflitto tra di loro. Così è stato del riformismo socialdemocratico di Bernstein, duramente criticato sia da Marx sia da Turati. Così è stato del riformismo socialista di Turati, per opera dell’ala massimalista (che voleva “fare come la Russia”) e della frazione di Gramsci che avrebbe dato vita al Partito comunista (1921). Così è stato del riformismo di Nenni, segnato dalla scissione socialdemocratica di Saragat (1947), da successiva riunificazione e ulteriore scissione.
Le lacerazioni permanenti del Partito socialista sono il risultato di due contrastanti visioni di riformismo: quello “forte”, proprio di una socialdemocrazia piena, e quello “strumentale”, coinvolto sì nelle riforme sociali, ma sempre rivolto al “sol dell’avvenire”, ovvero al superamento del sistema capitalistico.
L’auspicio di Paloschi potrebbe anche oggi scontrarsi con queste contrastanti visioni, in quanto non appare a tutti chiaro quale sia la visione riformista prevalente nel Pd, partito in cui la componente ex comunista non ha voluto (fin dalla fondazione del Pds) chiamarsi socialista, preferendo recidere le sue radici senza una spassionata autocritica degli errori politici del passato. E in cui palpitano ancora pulsioni verso identità collettive universalistiche e diffuse sensibilità verso la “rilevanza costituzionale della piazza”.
E’ vero che la mancata intesa tra i riformisti liberaldemocratici, cattolici e socialisti ha indirettamente favorito l’ascesa fascista. E potrebbe essere vero che la mancata intesa tra i riformisti presenti – come dice Paloschi – “nella sinistra come nel centro e nella destra” potrebbe oggi aprire prospettive preoccupanti per il Paese. Ma per rendere possibile una simile intesa occorre sgombrare il campo da ogni “riformismo strumentale”, soprattutto da parte del Pd. Poiché in questa sfida nessuno può pretendere di essere “il primo della classe”.

Giuseppe Pelli, da La Provincia del 5/12/2011

 

7 dicembre 2011

Sognando Ferrara

Filed under: Territorio — Cives Cremona @ 07:00

Nel corso dell’incontro con l’assessore Zanibelli, al Centro culturale Visioni Contemporanee, Massimo Terzi ha proposto Ferrara come modello di centro storico ben regolato, con ampie aree pedonali, ciclabili e a traffico limitato, motivando la proposta con l’affinità culturale e ambientale con Cremona.
Da qualche anno assente da Ferrara, ho curiosato sul sito del comune, dove ho scoperto un capitoletto intitolato Pedoni, Ferrara isola felice. Vi si riportano i dati di un’indagine di Legambiente e Aci, che colloca la città estense all’8° posto in Italia per Ztl ogni cento abitanti (mq 934) e al 36° posto per aree pedonali (mq 28). Scorrendo la classifica, ho però scoperto che Cremona non sta affatto male: sta addirittura al 4° posto per aree pedonali (mq 126), preceduta solo da Venezia, Verbania e Terni; e sta al 12° posto per aree pedonali (mq 763) seguendo solo di qualche lunghezza la mitica e “biciclettosa” Ferrara.
Mi sono fatto così l’idea che il confronto con Ferrara sia forse dovuto ad una migliore disciplina della circolazione, ad un giusto equilibrio tra tra aree pedonali, aree aperte al traffico e aree a traffico limitato. In effetti, osservando la mappa presente sul sito, si nota che le aree “protette” sono limitate al centro medievale e alla Certosa e sono servite da vie di penetrazione a circolazione libera che consentono di raggiungere (oltre alle residenze) i diversi parcheggi pubblici collocati in centro, di cui è possibile conoscere la disponibilità in tempo reale.
Ferrara non si è dunque chiusa “alle porte” (come qualcuno sogna di fare a Cremona), ma ha preservato l’accessibilità propria di una città turistica e di servizi, mediante vie che intersecano il centro e mediante idonei parcheggi (uno di 837 posti sta sotto Porta Reno).
Con una circolazione ordinata, pedoni, biciclette e automobili possono pacificamente convivere.

5 dicembre 2011

La scorciatoia della legge elettorale

Filed under: Politica — Cives Cremona @ 07:00

Leggiamo dalla Provincia del 4 dicembre che, durante la tavola rotonda organizzata da Futuro e Libertà, si è parlato anche di riforma della legge elettorale e si è convenuto che “la legge elettorale va cambiata perché quella attuale ha contribuito ad allontanare gli elettori dagli eletti”.
Come è noto, la legge elettorale vigente (detta porcellum, disinvolta definizione di Calderoli) è basata su liste bloccate, per cui l’ordine di presentazione predetermina l’ordine di elezione, in rapporto ai voti riportati dalla lista (esempio: se a una lista spettano tre eletti, questi sono i primi tre della lista). Non essendo previste le preferenze, l’elezione dipende esclusivamente dal posto in lista deciso dai capipartito. Ecco perché si parla di “Parlamento dei nominati” e di “allontanamento degli elettori dagli eletti”.
Un’osservazione più attenta e spassionata non dovrebbe far dimenticare che il sistema delle preferenze multiple era stato bocciato dal referendum popolare del 1991 che aveva introdotto la preferenza unica; e che il sistema proporzionale era stato bocciato da un referendum del 1993, a seguito del quale era stata approvata una nuova legge elettorale (detta mattarellum, dal nome del suo ispiratore, Mattarella) di tipo maggioritario uninominale con una correzione proporzionale del 25%.
Allargando l’osservazione alle esperienze dei maggiori paesi europei, si potrebbe notare che in Francia e in Gran Bretagna si applicano sistemi maggioritari uninominali. E che in Germania la metà degli eletti al Bundestag è scelta con il sistema maggioritario uninominale, l’altra metà con sistema proporzionale tra liste bloccate, con uno sbarramento del 5%. Come si vede, la scelta delle candidature, sia di collegio che di lista, è affidata alla responsabilità dei partiti.
Siamo dunque certi che il distacco degli elettori dalla politica dipenda dalle legge elettorale e che il rinnovamento della politica dipenda in primo luogo da questa legge?
Sempre allargando l’osservazione, si deve notare come le istituzioni di quei paesi siano fatte in modo da garantire rappresentanza e governabilità e godano di un’ampia autonomia rispetto ai partiti. Si deve quindi ricordare che la rappresentanza politica deve mirare alla sintesi e non incentivare la frammentazione, come è avvenuto invece con la legge vigente in Italia, dove la soglia troppo bassa (2%) e il rimborso elettorale garantito anche a chi raccoglie l’1% dei voti ha favorito la nascita di tanti piccoli capitribù (una quindicina quelli consultati da Monti).
Se oggi la sfiducia dei partiti ha raggiunto il 90% (ultimi dati Demos), per risalire la china occorre che i responsabili politici ricerchino le ragioni profonde del declino. La legge elettorale è una scorciatoia che può far comodo alla casta, ma non ci darà mai una nuova Repubblica.

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