Cives Cremona

11 gennaio 2012

Ma il destino non risponde

Filed under: Cronaca — Cives Cremona @ 07:00

L’8 gennaio alle 17.30, sulla strada tra Pieve d’Olmi e la Giuseppina un ciclista sessantatreenne di Malagnino è stato investito e ucciso dal venticinquenne guidatore di un Suv. Serena Ferpozzi sulla Provincia scrive di “tragica fatalità”, forse causata dell’incerta oscurità dell’ora. Giuliana Biagi su Cronaca riferisce il parere del capitano dei carabinieri giunto sul posto: “Si è trattato di una fatalità, il conducente non ere in stato di ebbrezza e si è subito fermato a prestare soccorso”. Bicicletta e Suv sono stati sequestrati e sono in corso gli accertamenti.
Nella catena dei protagonisti della strada, il ciclista occupa uno degli ultimi posti, sicché in caso di disgrazia lo si guarda con occhio particolarmente pietoso e assolutorio, ma non in in questo caso. Parlare di fatalità vuol dire parlare di un evento stabilito dal fato, di un evento che non poteva non accadere, ignorando la responsabilità dei comportamenti che lo hanno determinato; responsabilità che può essere del giovane automobilista o dell’anziano ciclista.
Per quotidiana esperienza sappiamo che quasi tutti i ciclisti non usano le luci e che molti giovani amano la velocità. Potrebbe essere quindi che le responsabilità dell’incidente siano di entrambi i protagonisti del fatto. Ma non del destino.

 

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9 gennaio 2012

Un perimetro per i servizi locali

Filed under: Aziende Pubbliche — Cives Cremona @ 11:24

Riuscirà Passera dove non è riuscita la Lanzillotta? Le intenzioni del governo in materia di liberalizzazione dei servizi economici locali sembrano chiare, come chiare sono le proposte presentate al governo dal garante dell’Antitrust, Giovanni Pitruzzella. A questo proposito, l’autorità suggerisce di introdurre l’obbligo per gli enti locali di definire in via preliminare il perimetro delle attività di servizio pubblico e, stabilito questo perimetro, di verificare la possibilità di una gestione concorrenziale con procedure aperte. Solo in caso di fallimento di questa procedura dovrebbe essere possibile mantenere la gestione in esclusiva affidata, mediante gara, a un privato, mentre l’affidamento in house dovrebbe essere consentito solo a fronte di un’analisi di mercato che ne dimostri in modo chiaro i benefici diretti. In pratica, la proposta dell’Antitrust riprende il contenuto dell’articolo 4 della legge di stabilità (n. 148/2011), ultimo di una serie di tentativi di aprire al mercato la gestione dei servizi locali di rilevanza economica, in applicazione del principio generale della tutela della concorrenza, previsto dalla normativa europea.
Non sappiamo se questa sarà la volta buona, perché il campo d’azione delle società partecipare è ben presidiato e fino ad oggi ha saputo resistere a ogni assalto. Difensori accaniti sono i politici locali, che dietro al vessillo del servizio pubblico custodiscono (troppo spesso) centri di potere e di clientela. Difensori altrettanto accaniti sono gli apparati delle società e le loro sovrastrutture di categoria e di confederazione, che sostenendo i politici ricavano cospicue rendite di posizione.
Eppure, come dimostrano le analisi della Corte dei conti, le società di servizio pubblico non godono in generale buona salute e anche dalle nostre parti, dove le cose vanno meglio in termini gestionali, si evidenziano crepe e problemi. Stefania Bonaldi, capogruppo del Pd a Crema, dichiara che “le partecipate sono ormai fuori controllo” e Luciano Capetti, assessore ai servizi sociali di Crema, si dichiara “allibito” e si impegna a rivedere il loro assetto. Contro la discarica di Grottaglie, acquistata da Lgh dalla società Ecolevante, si rivoltano i comitati ambientalisti e parte degli amministratori locali, ostili alla “colonizzazione” del capitale nordico; l’ampliamento della discarica sembra quindi in dubbio, a dimostrazione dei rischi del business, denunciati a suo tempo da Cives. (Il comune imprenditore nel trend del mercato).
Un servizio di Marco Alfieri, sulla Stampa del 28 dicembre, descrive uno scenario che merita di essere riportato. A2A, la multiutility milanese-bresciana, ha sperperato 430 milioni di euro per comprare la montenegrina Epcg, operazione definita da “dilettanti allo sbaraglio” dall’attuale assessore al bilancio del comune di Milano, Bruno Tabacci; ha drenato 500 milioni di riserve per distribuire dividendi ai comuni anziché fare investimenti; ha aumentato la spesa per stipendi quasi ai livelli di Enel. E’ stata il campo di battaglia di potentati locali per la guerra delle poltrone (Lega contro CL; Milano contro Brescia; laici contro cattolici). E non è riuscita a fermare il passaggio di Edison ai francesi, che la fusione delle società di Milano e Brescia voleva contrastare. Conclude Alfieri: “Se la riscoperta del territorio è stata la risposta alla crisi di Tangentopoli, la gestione del caso Edison, insieme a quella di molti aeroporti, fiere o università di campanile, non è un buon modello emulativo che il capitalismo padano e il suo sistema bancario offrono al paese”.
Non sfugga la contraddizione palese di chi (Pasquali) vuol “fermare lo straniero” a Cremona e va a colonizzare la Puglia. O di chi (Fontana, sindaco di Varese) parla di “sovietizzazione” del servizio idrico aperto ai privati, ma vuol conservare la “sovietizzazione municipale” dell’affidamento diretto. Ognuno innalza le più disparate bandiere (il territorio; i beni comuni; il pericolo delle multinazionali) pur di non misurarsi con scelte di buona gestione e pur di non tracciare il perimetro entro il quale il comune assolve i suoi fini essenziali e oltre il quale invade e mortifica il campo delle attività imprenditoriali.

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