Cives Cremona

2 febbraio 2012

Per le province una “Commissione Reale”

Filed under: Editoriali — Cives Cremona @ 07:00

Un documento dell’Unione province italiane (Upi), discusso ieri in tutti consigli provinciali, critica il punto del decreto “salva Italia” (art. 23) che non potendo abolire le province in quanto previste dalla Costituzione, le riduce a scatole vuote. La norma – sostiene l’Upi – è palesemente in contrasto con i principi costituzionali e con la disciplina degli enti locali e non tiene conto di una serie di funzioni di vasta area che le province assolvono.
Il documento delle province non si limita ad una critica di principio, ma indica anche alcune proposte alternative, come la riduzione del loro numero, l’eliminazione di tutti gli enti intermedi strumentali (agenzie, società, consorzi) le cui funzioni possono essere esercitate da organismi democratici, l’istituzione delle città metropolitane, il riordino delle amministrazioni periferiche dello stato.
Cives è intervenuto più volte sulla riforma delle autonomie locali (Il rasoio di Occam), sottolineando l’esigenza di un quadro riformatore razionale e democratico, che elimini la selva di organismi che si sono accumulati nel tempo, ma che salvi allo stesso tempo la partecipazione e il controllo popolare nelle amministrazioni, secondo il principio federalista. Ha anche riportato i dati che rivelano l’esistenza in tutta Europa di enti simili alle province (Abolire le province?). Allungando lo sguardo alla Confederazione Svizzera (classico esempio di federalismo applicato e non predicato), si può osservare che lo stato federale, con meno abitanti della Lombardia, è suddiviso in 26 cantoni. I cantoni, ma anche i comuni, godono di un’amplissima autonomia e solo i compiti che non possono affrontare da soli vengono delegati all’istanza superiore.
Non mi pare quindi che si possa risolvere la riforma dei poteri locali nel nostro Paese, prendendosela con l’anello più debole della catena, da lanciare come offa per placare l’antipolitica incalzante. Si approvi invece la Carta delle autonomie, bloccata al Senato, per stabilire le competenze di ogni ente ed eliminare le duplicazioni; si elimini la sovrapposizione di competenze tra stato e regioni, che tra ricorsi e controricorsi sta paralizzando l’amministrazione; si mettano in discussione gli eccessi delle regioni (anche di quelle a statuto speciale), da cui sono proliferati enti, aziende, fondazioni, società, consorzi di ogni tipo e si riportino le regioni alle funzioni di legislazione e di programmazione che erano nelle intenzioni dei “padri fondatori”.
Scrive Valerio Onida sul Sole24 Ore che una riforma di questo tipo va fatta con legge di revisione costituzionale dopo un approfondito esame e un adeguato dibattito e che in Gran Bretagna formerebbero allo scopo una Commissione Reale.
Da noi questo non si può fare, anche se gli appelli del Presidente della Repubblica per le riforme istituzionali sono diventati pressanti. Ma i colpi di mano e le isterie dei partiti cerchiamo di risparmiarcele.

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