Cives Cremona

6 febbraio 2012

Il miracolo della patrimoniale (*)

Filed under: Recensioni — Cives Cremona @ 07:00

l saggio di Luigi Einaudi, ripubblicato oggi da Chiarelettere, risale al 1946, quando erano accese le dispute sull’introduzione di un’imposta straordinaria sul patrimonio, diretta a far ripartire l’economia italiana disastrata dalla guerra. Al di là del titolo, il saggio è un vero e proprio trattatello di finanza pubblica, utile da meditare anche oggi, allorché l’introduzione di un’imposta patrimoniale è sostenuta da diverse parti.
Einaudi comincia con lo smontare il postulato della “democraticità” dell’imposizione patrimoniale, in quanto “capitale e reddito sono la stessa entità vista sotto differenti sembianze”. Ammette tuttavia che che tra imposta sul reddito e imposta sul patrimonio esistono differenze apparenti ed importanti. Ci sono infatti capitali senza reddito (aree fabbricabili; gioielli) e redditi senza capitale (lavoro). E conclude: “In qualità di ‘mito’ l’imposta patrimoniale per se stessa non è atta a far giustizia…Perequazione ossia giustizia, ossia democrazia sono ideali attuabili soltanto se si adottano congegni tributari adatti allo scopo”.
Quali siano questi congegni, Einaudi lo spiega più avanti, quando scrive che “gira e rigira la straordinaria patrimoniale non è sensata se non può essere pagata col reddito” E fa l’esempio dei paesi “sanamente amministrati”, come l’Inghilterra, dove “non si parla di imposte straordinarie patrimoniali, perché l’imposta progressiva sul reddito, congiunta con l’imposta successoria, ha dimostrato di essere il palladio unico e sicuro della finanza di pace come di guerra”. In quei paesi esiste sul serio l’imposta “democratica” che esenta i redditi necessari all’esistenza, tassa poco ma tassa i redditi mediocri e tassa progressivamente i redditi grossi. In questi paesi, tale imposta viene aumentata negli eventi straordinari e diminuita quando questi eventi cessano, ingenerando nei contribuenti la fiducia nello stato. In Italia invece “le imposte crescono sempre”.
A questo punto, Einaudi spiega come l’imposta straordinaria patrimoniale può essere chiamata a compiere il miracolo di ridare fiducia ai contribuenti. Ciò può avvenire a condizione che si dimostri nei fatti che “è finita l’era lunga dell’incremento continuo ed esasperante delle imposte sul reddito” e che si riduca “l’imbrogliato amalgama incoerente delle imposte odierne”. Francesco Giavazzi, che firma la prefazione non è ottimista in proposito. “Per riguadagnare la fiducia – scrive – è necessario dimostrare anno dopo anno di essere capaci di produrre quegli avanzi di bilancio necessari per sostenere il debito e tassare i redditi da capitale alla stregua di ogni altro reddito”.

(*) Luigi Einaudi, L’imposta patrimoniale, Chiarelettere, settembre 2011

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