Cives Cremona

10 febbraio 2012

La Regione come Crispi

Filed under: Enti e Fondazioni — Cives Cremona @ 07:00

Gli amministratori delle Ipab che, dopo la legge regionale del 2003, hanno deciso la trasformazione in Asp (Azienda servizi alle persona) sono sicuramente pentiti della propria scelta. La Provincia del 4 febbraio dà infatti notizia dell’invito rivolto dal sindaco di Trigolo, Christian Sacchetti, ai presidenti delle altre 13 Asp lombarde per manifestare il proprio dissenso nei confronti del progetto di riforma della legge regionale, in discussione alla Commissione sanità della Regione. Mentre i presidenti delle Asp di Isola Dovarese e Ostiano, Gianpaolo Gansi e Marco Coppola, hanno espresso l’intenzione di trasformare l’Asp in fondazione.
Le ragioni del malcontento dipendono dal fatto che il progetto regionale limiterebbe pesantemente l’autonomia delle aziende: il consiglio di amministrazione verrebbe sostituito da un consiglio di indirizzo e il vero potere decisionale passerebbe dalla figura del presidente a quella del direttore, nominato dalla Regione anziché dal consiglio; il direttore sostituirebbe il presidente come rappresentante legale e avrebbe la facoltà di alienare il patrimonio dell’ente.
Come si vede (se non interverranno modifiche) il progetto segna un passo deciso verso l’accentramento dei poteri in capo alla regione e delinea, anche nel campo dell’assistenza alle persone, il modello centralistico che la regione sembra prediligere, con poca coerenza rispetto al tanto declamato principio di sussidiarietà e alle norme costituzionali. Prima della nuova legge regionale, la Corte costituzionale è intervenuta più volte a tutela del peculiare regime delle Ipab (v. Ma la Costituzione tutela la Fondazione). Prima opponendosi alla loro soppressione; poi sostenendo la loro tipi­cità, caratterizzata dal ruolo ineliminabile della volontà dei privati; infine, dichiarando incostituzionale l’articolo 1 della legge Crispi, che aveva prodotto una generalizzata pubblicizzazione delle Ipab, com­primendo in modo consistente la libertà dei privati di contribuire all’assistenza, in contrasto con il principio sancito dal precetto costituzionale.
Come Crispi nel 1890 pare oggi comportarsi la Regione nei rapporti con le aziende nate dopo la legge regionale del 2003. Il paventato progetto di riforma comprimerebbe infatti l’autonomia delle Asp, versione regionale delle Ipab, fino a cancellare ogni retaggio del loro passato.

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