Cives Cremona

6 febbraio 2012

Incertezze e sospetti sulla gestione dell’acqua

Filed under: Aziende Pubbliche — Cives Cremona @ 07:10

Forse oggi (lunedì) conosceremo il progetto predisposto dalle “sette sorelle” per la gestione del servizio idrico integrato provinciale. Secondo le notizie che filtrano – come riferisce Fulvio Stumpo sulla Provincia del 2 febbraio – si tratterebbe di una unica società di gestione di cui le vecchie municipalizzate deterrebbero il 60%, secondo lo schema della società mista (pubblico-privata) proposto dall’Ato.
Questa soluzione potrebbe assecondare l’orientamento del sindaco di Cremona Perri (“consentire alla parte pubblica di contare di più”), ma si scontrerebbe con la posizione della Lega Nord che, stando a una dichiarazione di Alberto Torazzi, vorrebbe “una società mista con il 60% controllato dall’ente locale e il restante 40% controllato dalle sette sorelle”.
Da queste sommarie notizie, non sembrano ancora del tutto chiare le idee della maggioranza provinciale circa le modalità di gestione del servizio idrico. Per rispettare la programmazione regionale, i comuni devono affidarsi ad un’unica società provinciale di gestione. E per rispettare la normativa statale e comunitaria possono scegliere tra: società privata (scelta a gara); società pubblico-privata (con socio privato scelto a gara); società pubblica (con affidamento diretto).
In questo quadro, la proposta Torazzi non è praticabile: configura una finta società mista, che manterrebbe in vita le attuali ex municipalizzate e creerebbe un’altra società, ognuna di esse con i propri amministratori e i propri apparati. Anche l’orientamento di Perri rivela una dose di diffidenza verso il socio privato, nei confronti del quale sembra non bastare l’ampia maggioranza pubblica, né i vincoli della concessione, né il controllo dell’autorità pubblica.
Al fondo, permane il sospetto nei confronti dell’operatore privato, che viene percepito più come ostacolo alla discrezionalità pubblica che come portatore di conoscenza e di efficienza. Anche se di questo avrebbe bisogno soprattutto oggi il nostro sistema amministrativo.

Il miracolo della patrimoniale (*)

Filed under: Recensioni — Cives Cremona @ 07:00

l saggio di Luigi Einaudi, ripubblicato oggi da Chiarelettere, risale al 1946, quando erano accese le dispute sull’introduzione di un’imposta straordinaria sul patrimonio, diretta a far ripartire l’economia italiana disastrata dalla guerra. Al di là del titolo, il saggio è un vero e proprio trattatello di finanza pubblica, utile da meditare anche oggi, allorché l’introduzione di un’imposta patrimoniale è sostenuta da diverse parti.
Einaudi comincia con lo smontare il postulato della “democraticità” dell’imposizione patrimoniale, in quanto “capitale e reddito sono la stessa entità vista sotto differenti sembianze”. Ammette tuttavia che che tra imposta sul reddito e imposta sul patrimonio esistono differenze apparenti ed importanti. Ci sono infatti capitali senza reddito (aree fabbricabili; gioielli) e redditi senza capitale (lavoro). E conclude: “In qualità di ‘mito’ l’imposta patrimoniale per se stessa non è atta a far giustizia…Perequazione ossia giustizia, ossia democrazia sono ideali attuabili soltanto se si adottano congegni tributari adatti allo scopo”.
Quali siano questi congegni, Einaudi lo spiega più avanti, quando scrive che “gira e rigira la straordinaria patrimoniale non è sensata se non può essere pagata col reddito” E fa l’esempio dei paesi “sanamente amministrati”, come l’Inghilterra, dove “non si parla di imposte straordinarie patrimoniali, perché l’imposta progressiva sul reddito, congiunta con l’imposta successoria, ha dimostrato di essere il palladio unico e sicuro della finanza di pace come di guerra”. In quei paesi esiste sul serio l’imposta “democratica” che esenta i redditi necessari all’esistenza, tassa poco ma tassa i redditi mediocri e tassa progressivamente i redditi grossi. In questi paesi, tale imposta viene aumentata negli eventi straordinari e diminuita quando questi eventi cessano, ingenerando nei contribuenti la fiducia nello stato. In Italia invece “le imposte crescono sempre”.
A questo punto, Einaudi spiega come l’imposta straordinaria patrimoniale può essere chiamata a compiere il miracolo di ridare fiducia ai contribuenti. Ciò può avvenire a condizione che si dimostri nei fatti che “è finita l’era lunga dell’incremento continuo ed esasperante delle imposte sul reddito” e che si riduca “l’imbrogliato amalgama incoerente delle imposte odierne”. Francesco Giavazzi, che firma la prefazione non è ottimista in proposito. “Per riguadagnare la fiducia – scrive – è necessario dimostrare anno dopo anno di essere capaci di produrre quegli avanzi di bilancio necessari per sostenere il debito e tassare i redditi da capitale alla stregua di ogni altro reddito”.

(*) Luigi Einaudi, L’imposta patrimoniale, Chiarelettere, settembre 2011

3 febbraio 2012

Anche il “pass 3” alimenta l’antipolitica

Filed under: Politica — Cives Cremona @ 12:00

Apprendiamo da Avvenire del 2 febbraio che 24 parlamentari hanno fatto ricorso contro la modifica del regolamento che ha portato da 50 a 60 anni il limite minimo per godere dell’assegno vitalizio (65 anni sarebbe l’età per chi ha almeno 5 anni di mandato, ma per ogni anno in più c’è lo sconto di un anno, fino al limite minimo di 60 anni).
Apprendiamo anche che Giovanna Melandri, oggi cinquantenne (pur non avendo fatto ricorso), ha manifestato malumore perché, avendo a suo tempo lasciato un lavoro importante per la politica e dopo 18 anni di attività parlamentare, rischia di percepire la “pensione” tra dieci anni anziché subito.
Come si vede non siamo un paese normale, dove i rappresentanti del popolo sono trattati come persone normali. Il “privilegio feudale”, che lo stato liberale avrebbe dovuto universalizzare, spunta dalle pieghe della storia e si concretizza nelle forme più svariate. Così, i parlamentari che hanno fissato l’età di vecchiaia per le persone comuni a 67 anni, ricorrono o mugugnano per mantenerla a 60. Così il senatore Gallo voleva emendare il codice della strada per esonerare gli autisti delle auto blu dalla decurtazione dei punti sulla patente (v. Ma alcuni animali sono più uguali degli altri). Così i nostri consiglieri hanno preteso di conservare il pass3 che consente la sosta gratuita nelle aree blu, in una città che (come dice il sindaco) in pochi minuti si attraversa a piedi.
Per rimanere a noi e per partire dal basso, forse, ripensare questo piccolo privilegio potrebbe essere il modo per cercare di ritrovarsi in sintonia con i sentimenti dei cittadini. Anche il pass3 può alimentare l’antipolitica.

“L’Europa torni alla sua terra”

Filed under: Territorio — Cives Cremona @ 07:00

Questo saggio di Ettore Capri (*) riprende i temi trattati in uno studio commissionato dal “Centro di ricerca europeo” dell’Università Cattolica di Piacenza, avente per tema Produzione agricola e commercio in Europa: può una maggiore efficienza prevenire il “land grabbing” dei paesi esteri? Il land grabbing (appropriazione di terra) è noto per le acquisizioni che i paesi sviluppati fanno nelle aree meno sviluppate, per assicurarsi le produzioni agricole di cui abbisognano, ma può anche essere riferito alle importazioni dei paesi sviluppati. In questo senso, considerato che l’Europa realizza un’importazione netta di prodotti agricoli di 45,5 miliardi di euro, “questo equivale a dire che l’Unione europea è il più grande importatore di terra d’oltreconfine”.
Il fenomeno è certamente spiegabile con l’aumento della domanda di beni alimentari, ma comporta effetti negativi dal punto di vista ambientale (deforestazione da un lato; abbandono delle coltivazioni dall’altro). Come risolvere quindi il problema? Lo studio esamina tre alternative: aumento della produttività; espansione dell’agricoltura biologica; aumento della produzione di bioenergia. E arriva alla conclusione che, per soddisfare il proprio fabbisogno e quello crescente dei paesi in via di sviluppo, l’Europa deve migliorare la produttività della sua agricoltura, produrre ed esportare più cibo e non meno. Perciò l’uso delle terre deve essere più appropriato e più efficiente, evitando che la terra venga “degradata a cemento e superfici impermeabilizzate” (fenomeno del soul sealing).
Le conclusioni dello studio coincidono con il dossier di Fai e Wwf, presentato ieri l’altro a Milano, in cui si evidenzia che ogni giorno vengono sacrificati solo nella pianura padana 19 ettari di terra fertile e in cui vengono avanzate alcune proposte: limiti severi all’edificazione, una moratoria delle nuove costruzioni su scala comunale, un censimento degli effetti dell’abusivismo.
Anche Expo 2015 guarda nella stessa direzione. Il suo motto: Nutrire il pianeta. Energia per la vita, è un richiamo ai bisogni primari dell’umanità e al ruolo che a tal fine può essere svolto dall’agricoltura europea.

(*) Ettore Capri, Non più land grabbing, l’Europa torni alla sua terra, in Vita e Pensiero, n.2,  2011

2 febbraio 2012

Per le province una “Commissione Reale”

Filed under: Editoriali — Cives Cremona @ 07:00

Un documento dell’Unione province italiane (Upi), discusso ieri in tutti consigli provinciali, critica il punto del decreto “salva Italia” (art. 23) che non potendo abolire le province in quanto previste dalla Costituzione, le riduce a scatole vuote. La norma – sostiene l’Upi – è palesemente in contrasto con i principi costituzionali e con la disciplina degli enti locali e non tiene conto di una serie di funzioni di vasta area che le province assolvono.
Il documento delle province non si limita ad una critica di principio, ma indica anche alcune proposte alternative, come la riduzione del loro numero, l’eliminazione di tutti gli enti intermedi strumentali (agenzie, società, consorzi) le cui funzioni possono essere esercitate da organismi democratici, l’istituzione delle città metropolitane, il riordino delle amministrazioni periferiche dello stato.
Cives è intervenuto più volte sulla riforma delle autonomie locali (Il rasoio di Occam), sottolineando l’esigenza di un quadro riformatore razionale e democratico, che elimini la selva di organismi che si sono accumulati nel tempo, ma che salvi allo stesso tempo la partecipazione e il controllo popolare nelle amministrazioni, secondo il principio federalista. Ha anche riportato i dati che rivelano l’esistenza in tutta Europa di enti simili alle province (Abolire le province?). Allungando lo sguardo alla Confederazione Svizzera (classico esempio di federalismo applicato e non predicato), si può osservare che lo stato federale, con meno abitanti della Lombardia, è suddiviso in 26 cantoni. I cantoni, ma anche i comuni, godono di un’amplissima autonomia e solo i compiti che non possono affrontare da soli vengono delegati all’istanza superiore.
Non mi pare quindi che si possa risolvere la riforma dei poteri locali nel nostro Paese, prendendosela con l’anello più debole della catena, da lanciare come offa per placare l’antipolitica incalzante. Si approvi invece la Carta delle autonomie, bloccata al Senato, per stabilire le competenze di ogni ente ed eliminare le duplicazioni; si elimini la sovrapposizione di competenze tra stato e regioni, che tra ricorsi e controricorsi sta paralizzando l’amministrazione; si mettano in discussione gli eccessi delle regioni (anche di quelle a statuto speciale), da cui sono proliferati enti, aziende, fondazioni, società, consorzi di ogni tipo e si riportino le regioni alle funzioni di legislazione e di programmazione che erano nelle intenzioni dei “padri fondatori”.
Scrive Valerio Onida sul Sole24 Ore che una riforma di questo tipo va fatta con legge di revisione costituzionale dopo un approfondito esame e un adeguato dibattito e che in Gran Bretagna formerebbero allo scopo una Commissione Reale.
Da noi questo non si può fare, anche se gli appelli del Presidente della Repubblica per le riforme istituzionali sono diventati pressanti. Ma i colpi di mano e le isterie dei partiti cerchiamo di risparmiarcele.

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