Cives Cremona

10 novembre 2015

Centralismo democratico nella Fnp

Filed under: Sindacato — Cives Cremona @ 14:31

Sono sempre stato impegnato in diverse forme e a vari livelli nella Cisl: la mia prima tessera è del 1954; il primo incarico è stato l’Ufficio Giovani Cisl di Cremona nel 1956; l’ultimo la Presidenza del Collegio sindaci della Fai Cisl nazionale, fino a un anno fa.
Per queste ragioni, nonostante sia iscritto al sindacato pensionati (Fnp) da diciotto anni, ho partecipato per la prima volta il 6 di novembre ad un’assemblea dell’Interlega di Cremona, che comprende oltre al capoluogo sette comuni dell’intorno.
Oggetto della riunione era la trasformazione dell’Interlega in Rappresentanza Locale Sindacale (RLS), nonché l’elezione degli organi direttivi della stessa. Questa trasformazione fa parte di un progetto più ampio di riforma organizzativa elaborato dalla Cisl, che avrebbe lo scopo di creare un sindacato più snello e più centrato sui luoghi di lavoro e sul territorio.
Ero quindi interessato a capire in che modo, al di là del cambio del nome, si concretasse il riavvicinamento del sindacato ai luoghi di vita dei pensionati. E in che modo si intendessero responsabilizzare i soci nel governo del rinnovato organismo, considerato che una delle tesi confederali per la riforma dice che “l’organizzazione deve essere una palestra di democrazia”.
Ma alla fine della riunione sono rimasto molto deluso.
Non è cambiato solo il nome di “lega”, che pure aveva un valore storico e simbolico, ma anche la sua funzione: la RLS è diventata un asettico “centro di riferimento e strumento di proselitismo”; non elegge più un “Direttivo” (come avveniva nella Lega) ma un “Coordinamento” che è un semplice “strumento di partecipazione e di condivisione”; non ha più il potere di eleggere il suo “Capolega”, in quanto il “Coordinatore” viene “nominato dal Consiglio generale della Fnp su proposta della Segreteria della Fnp”.
Anche il numero delle vecchie leghe (oggi RLS) è stato cambiato: erano 64 e sono state ridotte a 38, decisione che mi sembra in contrasto con lo scopo di riavvicinare il sindacato al territorio.
Al momento delle votazioni per il Coordinamento, la Segreteria ha presentato una lista già predisposta, che consentiva ai soci ben poche facoltà di scelta.
In conclusione, mi sembra che la riforma delle leghe abbia introdotto nella Fnp una forma di centralismo democratico, che avrà l’effetto di aggravare la crisi di partecipazione alla vita sociale, ormai manifesta nei confronti della politica e delle istituzioni, ma insidiosamente presente anche nella vita dei sindacati (non solo nella Cisl). Come dimostra l’assemblea dell’Interlega Fnp del 6 novembre, dove su oltre tremila iscritti hanno presenziato e votato una quarantina di persone: l’1,3% dei soci.
Giuseppe Pelli

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1 novembre 2015

La triste storia di Ancilla e Pacifico

Filed under: Senza categoria — Cives Cremona @ 19:44

Ancilla e Pacifico sono due fratelli zitelli che, legati da un forte affetto, vivono insieme da molti anni, nella casetta di campagna ereditata dai genitori, mettendo in comune le proprie modeste risorse: la pensione da operaio di Pacifico e la pensione sociale di Ancilla. Pacifico, essendo la sorella in buona salute (non invalida), non ha diritto all’assegno familiare. E Ancilla, in caso di morte del fratello non avrà diritto a percepire la pensione di reversibilità.
Ancilla e Pacifico sanno che lo stato sociale non si cura di loro, ma vivono contenti del loro poco e del loro affetto, quando un giorno vengono a sapere che il Comune avrebbe approvato un regolamento sulle unioni civili, che consente alle coppie legate da vincoli affettivi di beneficiare di tutte le provvidenze civili e sociali. Pacifico è contento perché pensa che anche la sua Ancilla potrà godere alla sua morte di una quota della sua pensione, evitando di cadere in miseria. Anche Ancilla è contenta, pensando che con l’assegno familiare potrà impinguare il magro bilancio familiare.
Contenti, Ancilla e Pacifico si recano in Comune per avere spiegazioni, ma li aspetta una brutta delusione. Il regolamento in effetti c’è e prevede che le coppie – anche dello stesso sesso – legate da “vincoli affettivi” potranno diventare una “unione civile” e godere dei diritti dello stato sociale, a condizione però che non siano legati da “vincoli di parentela”.
Ancilla e Pacifico non sanno darsi una ragione di questa discriminazione. Ancilla ha accudito il fratello più giovane fin da piccolo e ha poi gestito la casa comune; Pacifico ha provveduto al sostentamento di entrambi; i due fratelli si sono assistiti nelle malattie e nelle necessità della vita. Perché mai il loro “vincolo affettivo” non deve essere meritevole di tutela?!
I due fratelli si rivolgono a un amico istruito, il quale gli spiega che il regolamento del Comune usa la parola “affetto” in modo del tutto particolare. Infatti, secondo i dizionari da lui consultati, “affetto” è un “sentimento”, o un “attaccamento a una persona”, o un “sentimento d’amore privo di pulsioni sessuali”. Invece, con la sua interpretazione, il regolamento del comune ha inteso mettere alla base dell’affetto proprio la pulsione sessuale, limitando le sue norme alle coppie etero e omosessuali non legate da affetti parentali.
L’amico istruito spiega che il regolamento del Comune sulle unioni civili è uno stratagemma che, per il momento, serve solo a far contente le coppie omosessuali, in quanto mancando una legge statale sulla materia ha scarso valore. E anche quando una legge fosse approvata, resterebbe uno stratagemma, diretto a elargire alle coppie omosessuali i benefici dello stato sociale, considerato che le coppie eterosessuali potevano e possono ottenere migliori effetti con un matrimonio civile. Senza alcun riguardo per le persone come loro – Ancilla e Pacifico – che hanno impostato la loro vita su un solido vincolo affettivo, pur privo di pulsioni sessuali.
L’amico istruito gli ha anche spiegato che – se anche andasse così – si può ancora sperare in qualche sentenza di Corti superiori, come quella Costituzionale italiana o quella Europea sui diritti umani, che eccepiscano la discriminazione operata dal legislatore in danno dei soggetti conviventi legati da rapporti affettivi non sessuali.
Ancilla e Pacifico non sembrano convinti, fan fatica capire i ragionamenti dell’amico istruito. Tornano delusi alla loro casetta, dove si rifugiano nello scudo protettivo del loro affetto parentale.

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