Cives Cremona

13 febbraio 2012

Quando il tassista supplisce l’urbanista

Filed under: Comune di Cremona — Cives Cremona @ 07:05

Da quando, auspice Soregaroli, piazza della Stazione è stata scaravoltata, chi arriva in bus si ferma dal lato opposto e deve attraversare tutta la piazza, chi arriva in taxi si ferma di lato e ne attraversa un tratto, valige al seguito. Non si è mai capita la logica di questa pensata, considerato che dove hanno operato grandi architetti i taxi arrivano di fronte alla stazione, vedi Firenze Santa Maria Novella (progettata da Michelucci).
Essendo le stazioni centri intermodali, gli urbanisti dovrebbero appunto facilitare lo scambio dei vari mezzi pubblici e privati, facilitando al massimo la vita dei viaggiatori. Invece, nonostante le proteste e le proposte dei tassisti, che si trovano intasati nell’angusto spazio in fregio alla concessionaria Carulli, a tre anni dalla malaugurata scelta della precedente amministrazione, quella nuova, ancora impegolata nello studio della nuova viabilità, non ha voluto apportare alla viabilità della piazza nemmeno una piccola correzione a beneficio dei tassisti e dei loro clienti.
E’ stata quindi una piacevole sorpresa quella che mi ha regalato il tassista del mio ultimo tragitto alla stazione, allorché, giunto alla fine della citata strettoia, con un rapido guizzo ha proseguito verso il marciapiede e mi ha depositato di fronte all’ingresso laterale.
Ho pensato che i tassisti l’avessero spuntata e invece no, era una variante sensata ma abusiva, non so se tollerata, comunque a rischio infrazione. Il buon senso del tassista aveva supplito le lungaggini dell’amministrazione e l’insipienza dell’urbanista.

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14 dicembre 2011

Regole incerte nomine oscure

Filed under: Comune di Cremona — Cives Cremona @ 07:00

Nell’ordinamento italiano, “la molteplicità delle norme applicabili a uno stesso caso rende possibile ogni tipo di negoziazione, legittima e illegittima, tra cittadino e Stato”. Questo brano di un libro di Sabino Cassese (*) può certamente adattarsi al regolamento del comune di Cremona riguardante gli “indirizzi generali per le nomine di competenza del sindaco dei rappresentanti del comune presso aziende, istituzioni, fondazioni ed enti (comprese le società)”.
Questo regolamento stabilisce che “non possono essere nominati coloro che abbiano già avuto nomine nel medesimo organismo per due mandati amministrativi consecutivi o, comunque, per un tempo superiore al doppio della prevista durata della carica nell’ente, azienda, fondazione o istituzione cui si riferisce la nomina”.
In occasione della nomina del presidente di Aem, Franco Albertoni, l’applicazione del regolamento è stata contestata da un altro candidato alla nomina, Alessandro Carpani, mediante un ricorso al Tribunale amministrativo, da questi respinto.
Le motivazioni della sentenza del Tar sono state riportate da Antonino Rizzo in un apprezzabile commento su Cronaca del 9 dicembre. In primo luogo, il Tar sostiene che gli indirizzi si applicherebbero solo agli enti e non alla Aem, in quanto società. In secondo luogo, il Tar sostiene che la congiunzione “o” (o, comunque) avrebbe valore alternativo, potendosi così applicare, alternativamente, sia la prima proposizione, sia la seconda. Secondo il Tar i “due mandati” della prima proposizione sarebbero riferibili (chissà perché) al sindaco, mentre il “tempo superiore al doppio” della seconda proposizione sarebbe riferibile all’ente di destinazione della nomina.
C’è debolezza “economica” in questa argomentazione. A parte che nel titolo (epigrafe) del regolamento si comprendono le società, le “aziende” di cui si parla nel testo sono un termine generico in cui rientrano anche le società e quindi l’Aem. E c’è anche debolezza “logica”. Le due “proposizioni” si sostengono insieme nel “discorso” (il comma 4 dell’articolo 2), precisando la seconda che la permanenza nella carica (per qualunque ragione) per un tempo superiore al doppio della durata prevista equivale all’esercizio di due mandati amministrativi.
Ecco come la contraddittorietà delle norme si presti a ogni tipo di cavillosa interpretazione, per cui, come avrebbe detto Giolitti (citato da Cassese), le leggi si applicano ai nemici e si interpretano per gli amici. E come sarebbe auspicabile – come suggerisce Rizzo – “far scrivere le norme da chi abbia conoscenza del diritto e della lingua italiana”.

(*) Sabino Cassese, L’Italia: una società senza stato?, Il Mulino, ottobre 2011

5 ottobre 2011

La politica della viabilità e le pietre di Luserna

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Nel fondo della Provincia del 2 ottobre, il direttore Vittoriano Zanolli ricorda l’infinito e incompiuto dibattito sul tema della viabilità, lamentando come, dopo tanti anni, non ci sia traccia di parcheggi corona e di mezzi pubblici meno invasivi. Afferma che le resistenze dei commercianti contro le isole pedonali sono una battaglia di retroguardia, ma anche che è assurda la pretesa delle amministrazioni di pedonalizzare il centro senza idonei interventi di sostegno (arredo, parcheggi, minibus). E porta a modello la città di Bolzano. Sostiene poi che la pavimentazione “pregiata” dei corsi poteva essere l’occasione (o il pretesto) per un serio progetto di pedonalizzazione, che bloccasse le auto (come vorrebbe l’assessore Bordi) alle porte della città.
Correndo il rischio di allungare il già infinito dibattito, avanzo alcune osservazioni.
1 – La pavimentazione dei corsi in “materiale pregiato” non può essere un pretesto. Doveva attuarsi dopo il piano della viabilità, concepito in funzione di una città che presume di proporsi come polo commerciale, turistico e amministrativo, pertanto non precluso pregiudizialmente alle automobili. Farla prima o è stato un errore o è stata una “furbata”, per giustificare poi provvedimenti restrittivi. Poiché non è vero, come troppo spesso si sostiene, che “tutto il mondo va a piedi”. Per le argomentazioni in merito rinvio ai post Quelli che “tutto il mondo va a piedi” e La viabilità in funzione della città. Mi limito qui a fare qualche esempio: Brescia, Parma, Arezzo, Vicenza, Trento, sono tutte città che dispongono di parcheggi centralissimi o vicinissimi al centro, pubblicizzati su internet per manifestare l’attrattività di quei centri storici per il turista e per l’uomo d’affari. Un esempio estero: Losanna è dotata di 20 parcheggi coperti, ognuno dei quali comprende da un minimo di 200 a un massimo di 1000 posti. Il sito di Losanna riassume gli obiettivi della politica della sosta in questo modo: ridurre i danni all’ambiente; favorire i residenti; privilegiare le soste corte per favorire le attività economiche; disimpegnare spazi pubblici in centro sostituendo progressivamente gli spazi di sosta in superficie con spazi coperti; incoraggiare i pendolari a recarsi in centro con i mezzi pubblici, prevedendo idonei parcheggi fuori città.
2 – La “chiusura alle porte” è eccessiva. Il centro di Bolzano, che viene citato come modello, ha un diametro di 500 metri. E’ servito da numerosi parcheggi, tra cui quello centralissimo di piazza Walther. Il centro di Cremona ha un diametro che va da 2800 metri a 1600, il più grande della Lombardia dopo Milano, ed è servito da pochi parcheggi. Quello di piazza Marconi è facilmente accessibile solo a ore e giorni alterni, dato che si persiste nella chiusura serale della “cortina elettronica” e si è sacrificato al mercato il percorso via Manzoni-via Monteverdi il mercoledì e il sabato (un rebus per i forestieri).
Gli esempi suggeriscono la necessità di una politica della viabilità complessa, a tutto tondo, fatta di misure e strutture diversificate, che mira a mantenere vitale la città senza soffocarla. Una politica che non può far perno sulle pietre di Luserna, casualmente o furbescamente posate sui corsi.

2 settembre 2011

Bisanzio in Comune

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I bizantinismi sono sempre in agguato nella prassi politica. Succede così che una divergenza nata in seno al gruppo Pdl in consiglio comunale, in merito ad alcune scelte amministrative, si è trasformata in una polemica procedurale sull’applicazione di un articolo del regolamento comunale riguardante la designazione dei capigruppo consiliari.
Si tratta dell’articolo 15 che, con infelicissima formulazione, stabilisce che “i gruppi designano il capogruppo, dandone comunicazione, sottoscritta dagli aderenti al gruppo, al Presidente del consiglio”. Una siffatta formulazione non trova riscontro nelle istituzioni a noi vicine. Lo statuto della Provincia si limita a stabilire che “i singoli gruppi nominano il proprio capogruppo dandone notizia al Presidente del consiglio”. Il regolamento del Consiglio di Milano dice semplicemente che “i gruppi devono comunicare all’Ufficio di presidenza del consiglio il nome del presidente del proprio gruppo”. Il regolamento della regione Lombardia stabilisce che “ogni gruppo nomina un proprio presidente. Tale nomina e qualsiasi modificazione successivamente intervenuta nella costituzione o nella composizione dei gruppi, devono essere comunicate per iscritto all’ufficio di presidenza”.
Anche una sommaria esplorazione ai regolamenti di altri comuni conferma l’anomalia del nostro articolo 15, che – preso alla lettera – farebbe dipendere la validità della comunicazione al Presidente del consiglio comunale dalla sottoscrizione di tutti gli aderenti al gruppo. Con l’eventuale conseguenza (verificatasi in questo caso) di rifiutare la designazione di un nuovo capogruppo decisa dalla maggioranza dei componenti, ma non sottoscritta da tutti.
L’illogicità di questa norma appare manifesta, perché assegna una specie di diritto di veto ai membri dissenzienti, ma soprattutto perché è incompatibile con l’autonomia politica dei gruppi consiliari, che si manifesta anche con l’elezione a maggioranza del proprio capogruppo (o presidente che dir si voglia). Piuttosto di una interpretazione letterale sarebbe stata più corretta a nostro parere una interpretazione logica diretta a cogliere la ratio della norma, che non può essere quella di sacrificare l’autonomia dei gruppi e il principio di maggioranza.
In questo modo, si sarebbe evitata l’enfatizzazione (anche mediatica) di un contrasto politico e si sarebbe evitato di spargere altro sale sulle ferite delle nostre istituzioni pubbliche.

1 agosto 2011

Perri e i partiti

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Il rapporto del sindaco Perri con i partiti, oltre che tribolato, è anche alterno. Nella vicenda delle nomine in Aem, un giorno Perri rivendica la su totale autonomia dalle “appartenenze politiche” in quanto “eletto dal popolo”, salvo spiegare il giorno dopo che nove presidenti su dodici sono stati nominati tra appartenenti al centrodestra.
Se poi si va un po’ indietro, al momento della sua elezione, si può scoprire che al primo turno Perri ha riportato il 45% dei voti, più di quelli delle liste che lo avevano sostenuto, ma non sufficienti per essere eletto. Tra il primo turno e il ballottaggio Perri ha dovuto contrattare il sostegno dei partiti o liste che si erano presentati da soli (Udc; Gente per Cremona; Gente nuova). Così, Maria Vittoria Ceraso (Gente per Cremona) ha “orientato” il suo migliaio di voti su Perri, che le ha riconosciuto un posto di assessore; allo stesso modo, il giovane Paolo Trentarossi ha “orientato” i suoi 450 voti, venendo immediatamente riconosciuto con un posto nel consiglio di amministrazione di Aem Gestioni (alla faccia del suo programma elettorale che diceva: “nessuno degli appartenenti alla lista si propone come fine quello della poltrona”). Con qualche incertezza iniziale anche l’Udc, attraverso il suo segretario, ha garantito a Perri un appoggio politico, che è stato poi riconosciuto con la nomina di Giuseppe Foderaro a vicepresidente di Cremona Solidale.
Niente di sconveniente in tutto questo, anche le trattative con i partiti, quando non degenerano, fanno parte della dinamica democratica. Fatto sta che, anche in forza di questi accordi, nella votazione di ballottaggio Perri ha riportato il 51,51% dei voti popolari ed è diventato sindaco di Cremona. Ma anche i 23 consiglieri che gli hanno votato la fiducia sono stati eletti dal popolo e possono rivendicare la stessa legittimità. Il rapporto tra sindaco e maggioranza consiliare non è un fatto meccanico, richiede adattamenti costanti tra le componenti su tutte le scelte  amministrative, nomine comprese.
Anche un sindaco dalla forte attrazione popolare come Perri (misurabile con i 2.729 voti della lista che porta il suo nome) non può sottovalutare il ruolo dei partiti durante e oltre le competizioni elettorali. Nelle moderne democrazie di massa, i partiti danno forma alla partecipazione dei cittadini alla vita politica. Enrico Mattei una volta li paragonò ai taxi, da prendere al bisogno. Ma anche in quel modo era cominciata la loro degenerazione.

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