Cives Cremona

16 maggio 2011

Il regolamento e le nomine

Filed under: Comune di Cremona — Cives Cremona @ 07:00

Nel nostro post del 14 marzo (Dubbi sulle nomine e sulle aziende) avevamo rilevato una certa incongruenza politica nella rinuncia da parte della maggioranza a posizioni di vertice in importanti società partecipate (assimilabili ad un assessorato). Dopo che, nel caso di Centropadane, sono state sollevate anche obiezioni sulla legittimità della conferma del presidente uscente, abbiamo recuperato negli atti comunali i riferimenti normativi su cui la designazione era stata motivata.
Il Codice civile consente la rieleggibilità degli amministratori; il regolamento sui servizi pubblici locali si limita a vietare la nomina in società partecipate per chi è stato nei tre anni precedenti amministratore dell’ente locale; la legge finanziaria preclude la nomina a quegli amministratori in carica negli ultimi cinque, che per tre esercizi consecutivi hanno mal governato (il testo piuttosto vago parla di “progressivo peggioramento dei conti per ragioni riferibili a non necessitate scelte gestionali”).
Anche lo statuto della Centropadane prevede la rieleggibilità degli amministratori, per cui, dati questi riferimenti, sembrerebbero possibili conferme indefinite, se non fosse per il regolamento comunale sugli indirizzi generali per le nomine, approvato nel 2004 e modificato nel 2009. Questo regolamento stabilisce che “a far tempo dalla prima data di adozione dei presenti indirizzi, non possono, comunque, essere nominati coloro che abbiano già avuto nomine da parte del sindaco nel medesimo organismo, anche con incarichi diversi, per due mandati amministrativi consecutivi o, comunque, per un tempo superiore al doppio della prevista durata della carica …nell’azienda.. cui si riferisce la nomina”
Il testo della norma non è particolarmente chiaro e sembra fatto apposta per prestarsi a qualunque cavillo interpretativo, ma la sua ratio non dovrebbe essere dubbia. Anche se discutibile, è la stessa che ha ispirato il legislatore nel fissare il limite dei due mandati per la carica di sindaco. Limite forse da ripensare, ma fintanto che c’è da rispettare. I regolamenti comunali, anche se secondari rispetto alla legge, sono una fonte normativa, cui la nuova formulazione dell’articolo 117 della Costituzione ha dato riconoscimento costituzionale. Assieme allo statuto, sono la base dell’ordinamento locale. E – come è stato detto per la Costituzione – o si applicano o si cambiano.
Spetta alla politica farne non uno strumento di scontro, ma un’occasione di miglioramento.

10 maggio 2011

La tassa sulle “case morte”

Filed under: Comune di Cremona — Cives Cremona @ 15:24

La dominazione spagnola nel Ducato di Milano (‘500-600) fu caratterizzata da una fiscalità particolarmente oppressiva, che arrivò persino a praticare un’imposta sulle “teste morte”. Il “testatico” era un prelievo per ogni persona vivente su un fondo, ma dato che i fondi, a causa del declino economico e delle carestie, si erano spopolati, gabellieri zelanti applicarono l’imposta anche alle persone che sul fondo avrebbero potuto vivere, appunto le “teste morte”.
Dal Settecento, per colpire i beni ecclesiastici e delle opere pie, che per la natura dei proprietari non potevano essere oggetto di imposte successorie, inventarono l’imposta sulla “manomorta”, soppressa in Italia nel 1954.
Tracce di queste concezioni tributarie si riscontrano anche nella nostra finanza comunale. Cives ha già segnalato la “pesantezza” fiscale dei servizi cimiteriali, che rendono al Comune quasi tre volte il loro costo, vero e proprio sfruttamento della pietà per i defunti (v.
La tassa sul morto). Un’altra traccia troviamo nella differenziazione delle aliquote Ici, dove, accanto all’aliquota ordinaria del 7 per mille e ad alcune aliquote agevolate inferiori, troviamo un’aliquota maggiorata del 9 per mille per le abitazioni non locate.
Le abitazioni vuote a Cremona sono più di 2000 e non sempre restano vuote per volontà dei proprietari, basta vedere in città la quantità di cartelli “affittasi” o i numerosi annunci sui giornali specializzati. In Comune dovrebbero sapere che è difficile affittare non solo a canoni elevati ma anche a canoni inferiori a quelli “concordati” (tassati al 2,5 per mille). Non è solo il caso di Cremona: a Milano interi grossi quartieri sono fermi per mancanza di acquirenti; abbiamo appreso ieri che a Busto Arsizio ci sono 5000 appartamenti vuoti; e così via. Tutto ciò per dire che i principali responsabili dello squilibrio del mercato delle abitazioni (sia in vendita sia in locazione) sono i comuni, che hanno attuato una politica urbanistica miope, largheggiando in aree edificabili e non contrastando le pretese dei proprietari e dei costruttori.
Ora, gli stessi comuni puniscono i proprietari di case sfitte che non riescono ad affittare, riesumando la “manomorta” e configurando, sull’esempio spagnolo del ‘600, una tassa sulle “case morte”.

14 febbraio 2011

Cremona verso il PGT

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In vista della revisione del Piano di governo del territorio (PGT), il vicesindaco Malvezzi (assessore all’urbanistica) ha aperto alla partecipazione delle associazioni e dei cittadini, al fine di arrivare ad un risultato che rifletta il più possibile le aspettative della comunità cremonese.
La nuova denominazione – PGT – sostitutiva del vecchio termine – Piano regolatore generale, PRG – ha il senso di comprendere nello strumento urbanistico tutti gli aspetti che coinvolgono il territorio, dalle politiche territoriali alle forme di governo e di controllo. Esige quindi l’applicazione delle tecniche previsionali idonee a formulare piani realistici, idonei a prevedere correttamente il fabbisogno abitativo, ma anche a contenere il consumo di suolo, come declinazione della tutela dell’ambiente.
In passato, queste tecniche non hanno avuto un’applicazione rigorosa, o sono state sovrastate da scelte amministrative che non hanno saputo o voluto opporsi ad una urbanizzazione pervasiva, sganciata dagli andamenti demografici ed economici reali e insensibile all’esigenza di considerare il suolo come risorsa finita. Si è così costruito troppo e dappertutto, senza tener conto delle esigenze sociali e senza favorire insediamenti innovativi.
Rispetto al passato, le tecniche per prevedere l’andamento della popolazione e la sua composizione si sono affinate e i dati necessari sono tutti disponibili. I dati demografici elaborati dalle regione e quelli pubblicati sull’annuario statistico del comune fanno prevedere una popolazione, nella migliore delle ipotesi, stazionaria, che potrà compensare il saldo naturale negativo solo con l’immigrazione. Cremona è una città molto vecchia e fa pochi figli (ha un tasso di fecondità tra i più bassi della Lombardia), tanto che nel 2009 risiedevano a Cremona 63.500 italiani e 8.700 stranieri. Nel 2019, si prevedono 57.200 italiani e 16.000 stranieri.
Anche il calcolo del fabbisogno abitativo è stato formalizzato in apposite istruzioni regionali e provinciali, che partendo dal patrimonio edilizio esistente mirano in primo luogo a valutare quello recuperabile, per arrivare poi, sulla base della popolazione prevista, al numero degli abitanti da insediare e al conseguente fabbisogno abitativo.
Altra cosa è la variabile economica, che dipende in parte dalla politica dell’amministrazione. Su questo punto sarà determinante il ruolo delle infrastrutture dirette a favorire l’inserimento della città (compreso il centro storico) nel circuito regionale e interregionale. E la scelta di insediamenti terziari veramente avanzati (non commerciali), idonei a creare sviluppo e occupazione qualificata.
Sarebbe anche importante coordinare fin dall’inizio il nuovo PGT di Cremona con il Piano territoriale d’area del Cremonese, annunciato a fine anno dall’amministrazione provinciale, per evitare che i due piani procedano per linee divaricate.

24 gennaio 2011

Se col bocciodromo si alienano le funzioni

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Cronaca del 20 gennaio informa che il comune di Cremona venderà l’ex bocciodromo di via Gadio alla Aem, mediante una trattativa privata per la quale è stata fissata una base di partenza di 450mila euro. Informa anche che si tratta del primo passo in materia di alienazioni, in quanto è già prevista la cessione alla stessa Aem degli impianti sportivi al Po per un importo previsto di 11 milioni di euro.
Considerato che la vecchia municipalizzata dell’energia aveva già acquistato dal comune l’area dell’ex macello, dopo i nuovi acquisti si troverà titolare di una discreta quota del patrimonio comunale e potrà dedicarsi alla nuova mission cui è stata destinata: quella della valorizzazione del patrimonio comunale.
Con queste cessioni si sarà felicemente concluso il salvataggio della gloriosa municipalizzata, dopo che il trasferimento delle sue funzioni a Lgh ne aveva reso inutile la sopravvivenza, ma permangono (almeno in noi) i dubbi sull’utilità generale dell’operazione.
Il primo dubbio riguarda il valore a base della trattativa (450mila), di molto inferiore a quello inserito nel piano delle alienazioni di un anno fa (700mila). Sicuramente il nuovo valore sarà stato determinato da un stima esperta, e il piano delle alienazioni ha solo un valore indicativo, ma restano le perplessità su una differenza così rilevante.
Un altro dubbio concerne la procedura adottata, quella della trattativa privata, la meno adatta a definire valori trasparenti, rispetto alla gara aperta a tutti gli interessati. A questo proposito, anche se la legge 127/1997 ha allentato gli obblighi dei comuni in fatto di alienazioni, ha comunque stabilito che devono essere “assicurati criteri di trasparenza e adeguate forme di pubblicità per acquisire e valutare concorrenti proposte di acquisto, da definire con regolamento dell’ente interessato”.
Moltissimi comuni italiani hanno approvato un apposito regolamento. L’abbiamo cercato sul sito del comune di Cremona ma (forse per nostro difetto) non l’abbiamo trovato. Ad ogni modo, anche in mancanza di regolamento, l‘ alienazione di beni comunali dovrebbe essere preceduta da una gara per pubblico incanto. Così almeno ha stabilito una sentenza del Tar del Lazio (8 novembre 2007, n. 10993), per cui è da ritenersi illegittima la trattativa privata per la alienazione di immobili di proprietà comunale, in luogo di una procedura ad evidenza pubblica, previa pubblicazione di idoneo bando od avviso d’asta, in quanto la gara pubblica rappresenta lo strumento più idoneo ad assicurare un maggior introito per l’amministrazione nonché il perseguimento del pubblico interesse.
Il dubbio maggiore tuttavia non riguarda questioni giuridiche, ma una questione di opportunità politico amministrativa, che abbiamo già proposto il 20 dicembre (
La piccola Iri cremonese): è proprio necessario che il comune di Cremona si dichiari inidoneo a decidere direttamente le strategie delle partecipate, nonché la gestione del suo patrimonio? Non è che alienando i beni aliena le sue stesse funzioni?

10 gennaio 2011

Labirinto Cremona

Filed under: Comune di Cremona — Cives Cremona @ 07:00

Ho incontrato personalmente forestieri smarriti sui corsi cittadini, che avevano percorso e ripercorso gli stessi itinerari e si erano ritrovati da capo, alla ricerca di un accesso al centro. So bene che il labirinto della viabilità cittadina è il frutto di politiche passate, ispirate all’isola pedonale totale presidiata da “cortine elettroniche”, o alla concezione ludica del centro destinato a spettacoli da strada e sgambettate, o anche alla logica del grande “ring” e delle “stanze” chiuse, con “uncini” verso il cuore della città, dove gli automobilisti avrebbero trovato un parcheggio.
Ma l’accavallamento di queste politiche ha prodotto la confusione che oggi vediamo, con pezzi di ring a senso unico dove le vetture sfrecciano senza ragione, con varchi elettronici a orari e giorni alterni, con blocchi stradali per il mercato ambulante, per i giovedì d’estate, per lo shopping del fine settimana; ma senza quei parcheggi che rendono accessibile oltre che attrattivo un centro storico.
Riuscirà il nuovo piano della viabilità a porre fine a questa confusione?
Ad esempio, visto che la timida penetrazione del centro da piazza Roma per corso Vittorio, consentita nelle ore diurne escluse quelle del mercato, non ha richiamato fiumi di automobili, perché non consentirla anche nelle ore del mercato e in quelle serali, eliminando così un divieto parziale fonte di confusione e di multe?
Ad esempio, quando tra poco entrerà in funzione il parcheggio di piazza Marconi, non sarà possibile liberare definitivamente e per sempre via Monteverdi dal mercato ambulanti? A questo proposito, visto che il mercato andrà ripensato (leggiamo che sono stati predisposti trenta progetti), non sarebbe opportuno contenerlo, o almeno circoscriverlo a piazze e strade normalmente pedonali, attorno a piazza Stradivari e piazza del Comune (largo Boccaccino, piazza Zaccaria, via Beltrami)? Senza farlo tracimare nelle vie Cavour e Verdi, da lasciar libere per i mezzi pubblici e anche per l’accesso al parcheggio per i veicoli provenienti da piazza Roma?
E ancora. Siamo sicuri che la “cortina elettronica” elevata in certi punti della città valga il suo costo di esercizio? Là dove è stata sospesa non c’è stata nessuna invasione di alieni.
Come si vede, piccole proposte dirette a snellire il labirinto, che non costerebbero niente.
Il parcheggio è un’altra cosa, ma per il settore est della città è indispensabile, in centro non alle tranvie. Ci investa la giunta quel che occorre, prima di imbarcarsi nel colossale sovrappasso della stazione per 21 milioni di euro.

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