Cives Cremona

19 ottobre 2010

Conflitto “tra poteri” in Provincia

Filed under: Politica,Provincia — Cives Cremona @ 09:46

Pare che in amministrazione provinciale sia in corso un conflitto tra poteri. Ne parla Gilberto Bazoli in un servizio sul quotidiano La Provincia del 17 ottobre. Il conflitto nascerebbe da una modifica al regolamento, che introduce un limite al fondo per le trasferte del presidente del consiglio provinciale, subordinandole all’autorizzazione del presidente dell’amministrazione. Carlalberto Ghidotti (presidente del consiglio, Pdl) ha dichiarato che “le modifiche ipotizzate minano da parte dell’esecutivo l’autonomia del consiglio provinciale”. Solidali con lui gli esponenti dell’opposizione: Andrea Virgilio (capogruppo Pd) chiede a tutti i partiti “uno scatto d’orgoglio” contro “l’insofferenza della giunta verso i consiglieri”; Giovanni Biondi (Api), ritenendo “offensiva” la proposta, preannuncia una interrogazione. Giuseppe Trespidi (Udc), presidente della commissione affari istituzionali, si impegna a “formulare una nuova proposta che non metta in discussione il ruolo del presidente del consiglio, ma anzi lo valorizzi”.
Bazoli tinteggia anche di giallo il suo pezzo, parlando di “mistero sulla paternità del documento”. A noi pare che le cose poco chiare, se non misteriose, che emergono dal resoconto della commissione siano altre. La minore concerne le trasferte del presidente del consiglio provinciale, dato che avendo compiti circoscritti alla “direzione dei lavori e delle attività del consiglio” non si capisce dove dovrebbe trasferirsi se non dalla sua casa all’ufficio. Vien da pensare che, se si è sentita la necessità di fissare un limite a queste “trasferte”, se ne possa aver abusato in passato. Per cui potrebbe essere utile ai commissari acquisire l’entità di questa voce di spesa negli anni passati, in modo da poter ragionare sul concreto e non sui principi.
Un’altra cosa poco chiara riguarda i principi. Nella polemica surriferita, si delinea una specie di conflitto tra “esecutivo” (il presidente) e “deliberativo” (il consiglio), operando un’analogia con il “potere esecutivo” e il “potere legislativo” dello Stato che non ha fondamento. Presidente, giunta e consiglio, sono tutti organi amministrativi, ognuno con le sue competenze, dell’ente amministrativo provincia, che ha al vertice il presidente della provincia, responsabile dell’amministrazione, suo rappresentante e sovrintendente al funzionamento dei servizi e degli uffici. Introdurre nel dibattito politico la minaccia di un conflitto “costituzionale” tra presidente e consiglio serve forse all’opposizione per tener viva la polemica, ma anche a tutti i consiglieri per difendere prerogative e privilegi conquistati nel tempo.
Un’altra cosa ancora meno chiara riguarda appunto il ruolo dei consiglieri e la stessa figura dei presidenti di consiglio (non le persone per carità). La legge 142/1990, lo statuto fondamentale al quale abbiamo auspicato un ritorno (Torniamo allo “statuto”), aveva stabilito che “i consigli sono organi di indirizzo e controllo”, con competenze limitate agli atti fondamentali; inoltre che “sindaco e presidente convocano e presiedono il consiglio quando non è previsto il presidente del consiglio”. La legge 265/1999 ha reso obbligatori i presidenti in tutti i comuni superiori a quindicimila abitanti e in tutte le province; ha stabilito che i consigli siano dotati di autonomia funzionale e organizzativa e di proprie risorse e strutture.
Abbiamo scritto “meno chiara” non perché la norma non si capisca, ma perché ci è oscura la sua genesi politica, che pare risieda nella frustrazione che aveva colpito i consiglieri, costretti ad occuparsi solo di cose importanti e a riunirsi poche volte all’anno; nonché nella successiva pressione esercitata dai partiti e dalle associazioni rappresentative degli enti locali nei confronti del legislatore, che in un soprassalto di assemblearismo ha introdotto, con la legge del 1999, le modifiche accennate.
Il risultato pratico di questa legge (che ha anche raddoppiato il numero degli assessori) è stato l’allungamento delle procedure amministrative e l’aumento dei costi della politica, costretta a misurare la sua produttività sul numero delle commissioni e delle sedute (tutte indennizzate) piuttosto che sulle strategie complessive dell’amministrazione. Nonché la dilatazione dell’attività dei presidenti di consiglio, che dotati di scarse funzioni (ma ben indennizzate) hanno spesso debordato dai loro compiti, patrocinando mostre e organizzando festival canori.
I costi della politica non sono una invenzione qualunquista, come pure la professionalizzazione dei politici e degli amministratori. Rispetto ai cittadini sempre più distanti e disillusi (sondaggi alla mano), lo scatto d’orgoglio dei consiglieri potrebbe essere meglio indirizzato a semplificare l’amministrazione e renderla meno costosa. Anche se si risparmieranno solo briciole (come dice Ghidotti) sarà sempre qualcosa. Ci insegnavano che nostro Signore era sceso da cavallo per raccoglierle.

Annunci

11 giugno 2010

Qualche riflessione e una proposta sul bilancio provinciale

Filed under: Provincia — Cives Cremona @ 07:00

Antonio Milanesi, di Albatros, ci ha inviato alcune riflessioni e una proposta in merito al bilancio dell’Amministrazione provinciale. Ne pubblichiamo un’ampia sintesi.

Il presidente Salini invoca spesso il principio di sana conduzione aziendale, con ciò alimentando le aspettative di quanti sono rispettosi della professionalità altrui. Analizzando il commento al bilancio 2010, pubblicato dall’Amministrazione provinciale, non troviamo tuttavia valutazioni in linea con la gravità dell’andamento della spesa della nostra provincia. Per cui, non esistendo la consapevolezza del passato, diventa difficile proporre le soluzioni per il futuro.
L’ottimo commento che appare in internet, segno di una marcata ed innovativa professionalità, è però un commento da tecnici addetti ai lavori, che si preoccupano (giustamente) più dell’integrità dei dati e della loro forma che della loro divulgazione.
Ciò di cui avremmo bisogno è il confronto con i casi di eccellenza e l’analisi della tendenza, per capire “da dove veniamo e dove stiamo andando”. Insomma, una sorta di “bilancio sociale”, che presenti il valore delle prestazioni richieste al cittadino (le tasse) e come quel valore venga trasformato in servizi, trasferimenti, momenti organizzativi. Con un po’ di fantasia, potremmo dire che il “bilancio sociale” sta a quello tradizionale come gli indicatori di qualità della vita stanno al prodotto interno lordo di un paese.
Il bilancio della nostra amministrazione si mantiene in linea con il passato:
– fiscalità spinta ai massimi di legge su tutti i fronti, confermando che quella di Cremona è la fiscalità più elevata di tutte le province lombarde;
– spese correnti per abitante oltre la media della Lombardia, che dimostrano l’impossibilità di domare un fenomeno ormai divenuto uno standard della nostra costosissima amministrazione provinciale;
– quindi rigidità della spesa, incapace di proporzionarsi nel breve periodo alle oscillazioni delle entrate;
– struttura inefficiente, perché caratterizzata da un elevatissimo organico di personale, la cui parte principale è indirizzata verso le spese generali, molto spesso sganciate dai servizi diretti.
Ora, tutto ciò arriva da lontano, ma se non si dice chiaramente che si parte da un bilancio anarchico e disastrato e ci si limita ad evidenziare con la matita blu i piccoli ritocchi, derivanti principalmente da nuovi modi di indirizzare i conti, non saremo in grado di rispondere al bisogno di fondo sopra accennato.

Concludiamo con una specifica proposta, che prende le mosse dalla struttura demografica del personale della provincia di Cremona, rappresentata nella tabella che segue (fonte: Ministero dell’interno).

Gruppi di età Fino a 29 30 – 39 40 – 49 50 -59 60 e +
% 8,2 30,0 34,7 23,4 0,7

 Dalla la struttura per età, appare evidente che, anche bloccando il turnover, non c’è speranza di raddrizzare la situazione nel prossimo quinquennio. Perché dunque non provare a trasferire gratuitamente il personale in eccesso ai comuni ? Daremmo un senso a questi costi, pur nel loro eccesso!

26 maggio 2010

Abolire le province?

Filed under: Provincia — Cives Cremona @ 07:00

Ricorre periodicamente nel dibattito politico la sorte delle province. Dopo l’attuazione delle regioni, si discusse per un decennio su una istituzione alternativa, i comprensori, più piccoli delle province, omogenei dal punto di vista territoriale, con compiti di programmazione, correlati con la programmazione regionale. Le resistenze interne furono molte e non se ne fece niente.
Oggi, l’esigenza di ridurre i costi della politica e dell’apparato amministrativo ha fatto tornare di attualità il tema delle province e i sostenitori della loro abolizione si trovano in diversi schieramenti politici. Secondo il Rapporto Italia 2008 dell’Eurispes, la spesa complessiva delle province italiane è di circa 13 miliardi, il 18% dei quali serve per pagare gli stipendi. Il costo dei consiglieri, presidenti e assessori è di circa 50 milioni di euro. Bisogna dire, tuttavia, che questi dati da soli non sono sufficienti per concludere che le funzioni svolte da questo ente intermedio possono essere trasferite semplicemente alla regione o ai comuni sottostanti.
Prima di esprimere qualche opinione in merito, può essere utile confrontare la situazione italiana con quella dei principali paesi europei. La tabella che segue è ricavata da una ricerca condotta dalla banca Dexia per conto del Consiglio europeo delle municipalità e delle regioni.

Paesi N. comuni N. enti intermedi N. regioni o stati
Italia 8.101 110 20
Francia 36.682 100 26
Germania 12.339 301 16
Gran Bretagna 7.406 28 3
Spagna 8.115 50 17
Polonia 2.478 379 16

 Come si vede, gli enti intermedi sono presenti in tutti i principali paesi, e la spiegazione sta nel fatto che essi rispondono ad una esigenza di decentramento democratico, sia per lo svolgimento di funzioni di programmazione territoriale, sia per la prestazione di servizi di vasta area in campo sociale ed economico. La riforma dell’ente provincia o la sua soppressione devono dunque partire da queste esigenze e dalla opportunità di un livello democratico decentrato per farvi fronte.
Un accentramento regionale di quelle funzioni non ridurrebbe i costi, indebolirebbe le aree più deboli e attenuerebbe il controllo democratico sull’attività amministrativa. Occorre valutare quindi se non convenga concentrare nella provincia tutti gli organismi regionali e statali che sono proliferati nel corso degli anni, sulla base di un’analisi attenta dei costi e dei benefici.

17 maggio 2010

I circondari, la partecipazione e la politica

Filed under: Provincia — Cives Cremona @ 07:00

Agostino Alloni è intervenuto su Cronaca del 1° maggio per sostenere la causa dei circondari, in contraddittorio con Antonino Rizzo che, in un interessante articolo del 30 aprile (sempre su Cronaca), dopo un utile excursus storico, aveva concluso che, “in un disegno di semplificazione e di razionalizzazione, le funzioni di tutti gli enti subprovinciali possono essere senz’altro concentrate nelle province”.
Alloni contesta questa conclusione, sostenendo che lo statuto della provincia di Cremona non prevede per i circondari funzioni amministrative, ma solo funzioni propositive in materia di programmazione economica e di settore. In questo modo, “senza doppioni di uffici si farebbero contare le aree omogenee e le loro rappresentanze”. Secondo Alloni, questa idea è stata compresa da tanti sindaci e da diverse associazioni di categoria (ma non da Salini e da Formigoni).
La difesa dei circondari era già stata presa dal presidente del circondario cremasco Perrino e dalla senatrice Fontana. E lo stesso Salini aveva dichiarato di ritenerli utili per i cittadini. Cives aveva preso lo spunto da queste notizie per sottolineare la positività della legge, che prefigura una amministrazione locale più razionale ed efficiente e che non dovrebbe essere vanificata da spinte campanilistiche. L’autonomia, in effetti, non si misura col numero delle poltrone e tanto meno con la sovrabbondanza di istituzioni, ma si alimenta meglio con la partecipazione non formalizzata dei gruppi sociali alla vita amministrativa.
Ed è proprio sul punto della partecipazione che permane, nella tesi di Alloni, un equivoco duro a morire, lo stesso che ha alimentato negli anni Settanta la proliferazione di organismi cosiddetti di partecipazione che, alla prova della realtà, si sono dimostrati sterili. Ci riferiamo ai Comitati agricoli zonali, ai Distretti scolatici, ai Consigli tributari, ai Comitati di quartiere, e così via: una rete istituzionale gettata sul corpo vivo della società, con malcelato scopo di attirarla in un’orbita politica.
Non è bastata nemmeno la legge di riforma del 1990 a tracciare il confine tra funzioni amministrative e funzioni politiche. Adesso, la legge 42 del marzo scorso, che ha cominciato a sfrondare la boscaglia degli organi amministrativi, impone ai politici di non inventarsi organismi istituzionali non previsti (e come tali fuori legge). Se vogliono fare politica la possono fare liberamente per aree o sottoaree, ma senza fregi e poltrone. Non esiste organismo istituzionale che non costi, almeno in termini di tempo. Ci sono già due enti locali riconosciuti dalla Costituzione, le Province e i Comuni. E ogni comune è gia titolare della rappresentanza necessaria da far valere nei confronti della provincia.

20 aprile 2010

Il federalismo e il campanile

Filed under: Provincia — Cives Cremona @ 07:00

Con l’avvento delle regioni si cominciò a discutere di un nuovo assetto delle autonomie locali e fu anche proposto di abolire le province per sostituirle con i comprensori. Gli amministratori delle province erano in prevalenza contrari alla loro abolizione (lo sono anche oggi quando se ne parla), per una legge sociologica di immedesimazione nell’istituzione di appartenenza.
Nessuna meraviglia quindi se il presidente del circondario cremasco Perrino, sentendosi toccato nella carica, dichiara che il decreto legge che sopprime (tra l’altro) i circondari è una “porcheria” e che i sindaci del Cremasco continueranno comunque la proficua collaborazione intrapresa quale che sia il destino del circondario, in nome degli interessi del territorio. La richiesta di Perrino ha trovato una sponda nel presidente Salini, che reputa i circondari utili ai cittadini, e anche nella senatrice Fontana, che vede nell’abolizione dei circondari un attacco al vero federalismo. Atteggiamenti comprensibili, in considerazione della forte identità del territorio di cui trattasi.
Ma il taglio dei circondari fa parte del decreto legge 2/2010, con cui il Governo ha anticipato alcune norme contenute nel disegno di legge sulla riforma delle autonomie locali all’esame del Parlamento, con lo scopo (tra l’altro) di contenere le spese degli enti locali. Altri tagli riguardano il difensore civico nei comuni, le circoscrizioni di decentramento comunale, il direttore generale, i consorzi di funzioni tra enti locali, le autorità d’ambito. Il disegno di legge di riforma, noto anche come “codice delle autonomie”, ridisegna il sistema dell’amministrazione locale italiana, definendo meglio i compiti dei vari enti, eliminando enti intermedi, alleggerendo le strutture, semplificando le procedure, ridefinendo il patto di stabilità e introducendo nuove norme sui dirigenti e sui controlli.
Si tratta quindi di un testo che almeno nelle intenzioni prefigura una amministrazione locale più razionale ed efficiente e che non dovrebbe essere compromesso da aggiustamenti dettati da spinte campanilistiche o da interessi di categoria o di casta. Ci sembra pertanto dannoso cominciare a demolirlo nei vari particolari, oggi i circondari, domani magari le comunità montane o le circoscrizioni.
In fin dei conti, l’autonomia (e il federalismo) non si misura dal numero delle poltrone e tanto meno dalla sovrabbondanza di istituzioni. Si alimenta meglio con la partecipazione non formalizzata dei gruppi sociali alla vita amministrativa. Per tornare da dove siamo partiti (il Circondario cremasco) potrebbe bastare una consultazione regolare con i sindaci da parte del presidente della Provincia, unico ente sovracomunale con competenze territoriali. La sostanza sarebbe salva e il campanile non ne risentirebbe

Pagina successiva »

Blog su WordPress.com.