Cives Cremona

3 febbraio 2012

“L’Europa torni alla sua terra”

Filed under: Territorio — Cives Cremona @ 07:00

Questo saggio di Ettore Capri (*) riprende i temi trattati in uno studio commissionato dal “Centro di ricerca europeo” dell’Università Cattolica di Piacenza, avente per tema Produzione agricola e commercio in Europa: può una maggiore efficienza prevenire il “land grabbing” dei paesi esteri? Il land grabbing (appropriazione di terra) è noto per le acquisizioni che i paesi sviluppati fanno nelle aree meno sviluppate, per assicurarsi le produzioni agricole di cui abbisognano, ma può anche essere riferito alle importazioni dei paesi sviluppati. In questo senso, considerato che l’Europa realizza un’importazione netta di prodotti agricoli di 45,5 miliardi di euro, “questo equivale a dire che l’Unione europea è il più grande importatore di terra d’oltreconfine”.
Il fenomeno è certamente spiegabile con l’aumento della domanda di beni alimentari, ma comporta effetti negativi dal punto di vista ambientale (deforestazione da un lato; abbandono delle coltivazioni dall’altro). Come risolvere quindi il problema? Lo studio esamina tre alternative: aumento della produttività; espansione dell’agricoltura biologica; aumento della produzione di bioenergia. E arriva alla conclusione che, per soddisfare il proprio fabbisogno e quello crescente dei paesi in via di sviluppo, l’Europa deve migliorare la produttività della sua agricoltura, produrre ed esportare più cibo e non meno. Perciò l’uso delle terre deve essere più appropriato e più efficiente, evitando che la terra venga “degradata a cemento e superfici impermeabilizzate” (fenomeno del soul sealing).
Le conclusioni dello studio coincidono con il dossier di Fai e Wwf, presentato ieri l’altro a Milano, in cui si evidenzia che ogni giorno vengono sacrificati solo nella pianura padana 19 ettari di terra fertile e in cui vengono avanzate alcune proposte: limiti severi all’edificazione, una moratoria delle nuove costruzioni su scala comunale, un censimento degli effetti dell’abusivismo.
Anche Expo 2015 guarda nella stessa direzione. Il suo motto: Nutrire il pianeta. Energia per la vita, è un richiamo ai bisogni primari dell’umanità e al ruolo che a tal fine può essere svolto dall’agricoltura europea.

(*) Ettore Capri, Non più land grabbing, l’Europa torni alla sua terra, in Vita e Pensiero, n.2,  2011

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7 dicembre 2011

Sognando Ferrara

Filed under: Territorio — Cives Cremona @ 07:00

Nel corso dell’incontro con l’assessore Zanibelli, al Centro culturale Visioni Contemporanee, Massimo Terzi ha proposto Ferrara come modello di centro storico ben regolato, con ampie aree pedonali, ciclabili e a traffico limitato, motivando la proposta con l’affinità culturale e ambientale con Cremona.
Da qualche anno assente da Ferrara, ho curiosato sul sito del comune, dove ho scoperto un capitoletto intitolato Pedoni, Ferrara isola felice. Vi si riportano i dati di un’indagine di Legambiente e Aci, che colloca la città estense all’8° posto in Italia per Ztl ogni cento abitanti (mq 934) e al 36° posto per aree pedonali (mq 28). Scorrendo la classifica, ho però scoperto che Cremona non sta affatto male: sta addirittura al 4° posto per aree pedonali (mq 126), preceduta solo da Venezia, Verbania e Terni; e sta al 12° posto per aree pedonali (mq 763) seguendo solo di qualche lunghezza la mitica e “biciclettosa” Ferrara.
Mi sono fatto così l’idea che il confronto con Ferrara sia forse dovuto ad una migliore disciplina della circolazione, ad un giusto equilibrio tra tra aree pedonali, aree aperte al traffico e aree a traffico limitato. In effetti, osservando la mappa presente sul sito, si nota che le aree “protette” sono limitate al centro medievale e alla Certosa e sono servite da vie di penetrazione a circolazione libera che consentono di raggiungere (oltre alle residenze) i diversi parcheggi pubblici collocati in centro, di cui è possibile conoscere la disponibilità in tempo reale.
Ferrara non si è dunque chiusa “alle porte” (come qualcuno sogna di fare a Cremona), ma ha preservato l’accessibilità propria di una città turistica e di servizi, mediante vie che intersecano il centro e mediante idonei parcheggi (uno di 837 posti sta sotto Porta Reno).
Con una circolazione ordinata, pedoni, biciclette e automobili possono pacificamente convivere.

22 luglio 2011

“Il tesoro dell’urbanistica”

Filed under: Territorio — Cives Cremona @ 16:01

Quasi come il miracolo dei pani e dei pesci. Una variante di piano regolatore o una modifica di destinazione d’uso hanno la capacità di far lievitare i valori delle aree o degli immobili, con pochi vantaggi per i comuni e con grossi affari per i proprietari.
Il caso dell’area Falk di Sesto San Giovanni, alla ribalta in questi giorni per una vicenda di sospette tangenti, ne è una ulteriore dimostrazione. Acquistata nel 2005 per 88 milioni di euro, dopo il progetto di “valorizzazione” firmato Renzo Piano viene rivenduta nel 2010 per 405 milioni di euro. Il progetto di recupero prevede di tutto e di più, ma non è su questo che intendiamo richiamare ancora una volta l’attenzione, bensì sulla sproporzione tra vantaggi pubblici e vantaggi privati che simili progetti producono. Attingiamo a questo proposito all’articolo di Edoardo Segantini (Il tesoro dell’urbanistica, sul Corriere della Sera – Milano, del 22 luglio), che riporta i dati di uno studio di Roberto Camagni, economista urbano del Politecnico di Milano.
Secondo lo studio, il beneficio che le operazioni urbanistiche trasferiscono ai comuni arriva, a Milano e in altre città italiane, al massimo all’8% del valore del costruito, mentre a Monaco di Baviera raggiunge il 30%, consentendo al comune di recuperare risorse per i servizi e per il social housing. Per far questo il comune deve dotarsi di un buon ufficio tecnico e operare con la massima trasparenza (su internet).
Senza contare che una eccessiva quota di valore assegnata agli immobiliaristi aumenta la loro potenziale capacità di corruzione.

18 luglio 2011

Urbanistica e demografia a Soncino

Filed under: Territorio — Cives Cremona @ 15:14

Il Tribunale amministrativo regionale della Lombardia (Tar) ha parzialmente bocciato il Piano di governo del territorio (Pgt) del comune di Soncino, in quanto il previsto aumento del 30% degli abitanti nei prossimi cinque anni non è giustificato dalle caratteristiche demografiche della popolazione soncinese.
La sentenza del Tar è stata provocata dal ricorso di un proprietario i cui terreni erano stati destinati a insediamenti residenziali, in vista del previsto incremento demografico.
La delusione dei soncinesi per la bocciatura viene espressa in un articolo di Paolo Zignani, su Cronaca del 10 luglio, dove con una certa enfasi si parla di una “sentenza choc” e del sogno infranto di passare da paese a città, consolidando una identità tutta soncinese rispetto alle province limitrofe.
L’episodio di Soncino ci sollecita una riflessione generale sulla necessità di calibrare i piani urbanistici secondo obiettive previsioni demografiche, per evitare (come è avvenuto tante volte) superflue espansioni urbanistiche e sovradimensionamento dei servizi. Basti ricordare che, negli anni Sessanta, la popolazione provinciale era stata stimata in 400mila unità e quella del capoluogo in 120mila.
I comuni eviterebbero quindi inutili sprechi di terreno e di risorse se si attenessero alle effettive potenzialità demografiche della propria popolazione. Considerato che le caratteristiche demografiche sono relativamente stabili e consentono proiezioni affidabili nel tempo, specie nel breve arco quinquennale di un Pgt.
Soncino (come quasi tutti i comuni della provincia) è contraddistinto da una bassa quota di giovani e da un ridotto numero di nati per ogni donna in età feconda. In base ai dati demografici, anche Soncino sarebbe destinato al regresso demografico, se il calo naturale della popolazione non fosse compensato da un saldo immigratorio positivo. E’ questo saldo che ha consentito a Soncino di passare in quattro anni da 7.500 a 7.700 abitanti. Ma è difficile immaginare che – sulla base dei dati e dei flussi migratori – la popolazione possa incrementare del 30% nei prossimi cinque anni.
Negli anni passati, i comuni si sono fatti concorrenza anche mediante l’espansione dei piani urbanistici e la disponibilità di aree residenziali, allo scopo di attrarre nuovi abitanti. Qualche volta ha funzionato, specie per i comuni contigui ai centri maggiori, ma nell’insieme ha provocato un eccessivo allargamento delle aree edificabili, con notevole spreco di terreno agricolo.
Il vincolo posto ai Pgt, di tener conto delle effettive potenzialità demografiche ed economiche di ogni comune, risponde dunque alla necessità di fondare la pianificazione comunale non su “sogni”, ma su dati reali e circoscritti.

20 giugno 2011

Mirabilia della GDO intelligente

Filed under: Territorio — Cives Cremona @ 21:07

La normale pubblicità non è più sufficiente. La Grande Distribuzione Organizzata (GDO) propone gli inserti redazionali per presentarsi come fenomeno di costume, nuova forma di aggregazione sociale, positiva integrazione con le funzioni tradizionali del territorio.
Si veda in proposito l’inserto della Stampa del 7 giugno, dedicato alla “Rivoluzione shopping”, in cui si spiega come gli Outlet siano diventati “la più grande novità commerciale, urbanistica e sociologica dell’Italia recente”, tanto che sono utilizzati come “set ideale per le serie televisive che vogliono rappresentare la vita vera delle persone nell’Italia di oggi”.
Si veda anche, a livello locale, l’inserto pubblicato da Cronaca qualche settimana fa, intitolato “GDO e impatto sociale”. Venti pagine curate da Cesare Molin e Arcangelo Zacchetti, con cui si intende dimostrare “il valore sociale che un centro commerciale progettato bene può apportare al territorio limitrofo”.
Per l’ex assessore Soregaroli, regista dell’operazione Cremona Po, il valore è stato il recupero e la riqualificazione dell’area dismessa ex Feltrinelli. Per il direttore del Centro, Angelo Ferri, il valore sta nei servizi di ogni tipo che il centro offre (intrattenimento; farmacia; banca; lavanderia; ecc). Per il responsabile di Tecnocasa, il centro commerciale ha portato valore alle case del Cambonino. Per un commerciante che ha aperto una succursale al Cremona Po, il valore è stato l’incremento del commercio. Per gli artigiani insediatisi nell’area artigianale, il valore del centro sta nella capacità di attrazione di clientela.
Queste sono le mirabilia della GDO intelligente, secondo gli estensori dell’inserto promozionale, che valutano il suo impatto sociale in funzione dell’operazione commerciale realizzata, anziché in funzione della città e del territorio in cui è stata inserita. Nell’operazione commerciale intelligente, i servizi, le aree artigiane e le stesse aree residenziali non sono concepite in funzione dei cittadini, ma in funzione del consolidamento del Centro commerciale. Un nucleo di residenti è un nucleo di potenziali clienti, utili soprattutto nella fase di avvio. La banca, come gli auspicati servizi postali e sanitari, sono un valore aggiunto che parificano il Centro alle zone “cittadine”.
Le mirabilia della GDO non considerano che, a fronte dei servizi di intrattenimento del Centro, si spengono le luci dei cinema di città. Non valutano che l’incremento dei valori immobiliari del Cambonino e dintorni è ampiamente compensato dal decremento dei valori in altre parti della città. E omettono che il vero incremento immobiliare è stato prodotto dalla variante urbanistica, che ha fatto salire il valore economico dell’area ex Feltrinelli (ceduta dal comune negli anni sessanta per poche lire) da 4 miliardi a 28 miliardi. Questo sì mirabilia.
Adesso, gli sponsor del Centro commerciale auspicano il completamento del programma, con nuove residenze per 600 abitanti, che si aggiungerebbero al patrimonio edilizio superfluo, ma fornirebbero una sicura clientela. Magari una scuola o qualche palestra, sempre a beneficio del commercio. Ma cominciano anche a temere gli eccessi della GDO (quella non intelligente). Nell’articolo introduttivo dell’inserto, si scrive infatti che “è nostra opinione che nel capoluogo di GDO ce ne sia già abbastanza se non troppa”. Meno male. Poiché ogni recupero di aree dismesse – così come attuato – è equivalso alla dismissione di un pezzo di città.

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