Cives Cremona

23 marzo 2011

Alle radici del malessere*

Filed under: Recensioni — Cives Cremona @ 12:19

Perché nonostante gli innegabili progressi compiuti un “disagio sottile si è impadronito del Paese? Secondo Luca Ricolfi (La Stampa del 13 marzo) alle origini del malessere c’è l’incapacità di risolvere la questione meridionale, che ha prodotto al Nord sentimenti antimeridionali (impersonati soprattutto dalla Lega) e al Sud, per reazione, fenomeni opposti.
Ricolfi appoggia la sua tesi sulle serie storiche del prodotto pro capite, che dimostrano come la questione meridionale non sia stata ereditata dai Savoia, ma da loro creata con le tasse e la politica doganale. Solo con la riforma agraria e la Cassa del Mezzogiorno (nel periodo 1951-71) il divario creatosi si è accorciato, ma il recupero del Sud è avvenuto in termini di reddito e di consumi e non di prodotto (il prodotto del Sud è il 60% di quello del Nord), cioè mediante trasferimento di redditi dal Nord al Sud. Dagli anni Settanta, il trasferimento si è fondato sulla espansione senza limiti del debito pubblico, generatore di consenso politico al Sud e di rendite finanziarie al Nord.
Il risultato è stato l’aumento della pressione fiscale dal 35% del 1985 al 43% del 1999, con un debito pubblico pari al 120% del prodotto nazionale. Ma quando il giocattolo si è rotto, l’Italia, che aveva avuto tassi di sviluppo più alti del resto d’Europa, comincia a rallentare ed entra, ancor prima della crisi del 2008, in stagnazione. Di fronte a questa situazione il Paese resta inerte, si regge sulla ricchezza accumulata e sulle risorse del volontariato e non si accorge di “stare sciogliendosi come un ghiacciaio”.
Di chi la colpa? Certo dei politici e dei dirigenti. Ma l’inerzia dei politici e dei dirigenti è il riflesso dell’indisponibilità di tutti a rischiare, a rimettersi in gioco. Tutti uniti nel non volere cambiare le nostre vite.

Luca Ricolfi, Mezzogiorno, le radici del nostro scontento, La Stampa, 13 marzo 2011

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21 marzo 2011

Il “Fattore Famiglia” presentato al Cnel

Filed under: Economia — Cives Cremona @ 11:21

Il Forum delle associazioni familiari ha presentato al Cnel, il 15 marzo, una proposta di riforma fiscale basata sul “fattore famiglia”, ossia su una deduzione dal reddito commisurata al numero dei componenti a carico. Questa deduzione rappresenta un’area non tassabile, proporzionale alle necessità primarie della persona, che non possono costituire “capacità contributiva” e che quindi non devono essere tassate.
Il principio base della proposta parte dalla quantificazione del costo di mantenimento indispensabile di ciascun componente il nucleo familiare. Si determina così una no tax area. all’interno della quale l’aliquota è pari a zero.
L’importo della no tax area si ottiene moltiplicando il costo di mantenimento del dichiarante per dei coefficienti modulati sul numero dei componenti e sulle problematiche presenti nel nucleo familiare (non autosufficienza, disabilità, monogenitorialità, vedovanza). La no tax area può essere applicata da entrambi i coniugi dichiaranti, mediante la distribuzione tra i due del peso dei figli a carico.
Sul come fissare i coefficienti, la proposta del Forum fa riferimento a tre diversi casi, quello dell’Isee (Indicatore delle situazione economica equivalente), quello applicato in Francia per il quoziente familiare, quello applicato dal comune di Parma.
Secondo i proponenti, il sistema “Fattore Famiglia” evita il difetto del quoziente familiare francese (che favorisce i redditi alti), in quanto applicandosi alla parte bassa del reddito utilizza aliquote uguali per tutti i redditi.
Con l’avvento del federalismo fiscale, la tassazione può essere modulata regionalmente e localmente. Fermo restando che la No tax area dovrebbe rimanere uguale a tutti i livelli, nazionale, regionale e comunale, nulla vieta che le regioni con rapporto reddito/costo della vita più sfavorevole, o che vogliano tenere conto di situazioni più svantaggiate delle famiglie rispetto alle altre regioni o aree geografiche, possano aumentare la soglia della No tax area per le imposte locali, così come disporre ulteriori fondi per incrementare l’importo degli assegni familiari.
Il “quoziente Parma” è peraltro una realtà già sperimentata, che potrebbe essere utilmente considerata anche dalle nostre amministrazioni.

19 marzo 2011

Gli equivoci della città verticale

Filed under: Territorio — Cives Cremona @ 17:55

Nell’intervista rilasciata a Gilberto Bazoli (La Provincia del 13 marzo), il vicesindaco e assessore all’urbanistica Carlo Malvezzi enuncia i suoi indirizzi sulla revisione del Piano di governo del territorio (Pgt), che così sintetizza: recupero del patrimonio esistente, cominciando dalla riqualificazione degli edifici costruiti nel dopoguerra; tutela del terreno agricolo e nella valorizzazione delle 150 aziende agricole esistenti; incentivo al risparmio energetico; superamento del tabù della verticalità che ha portato allo spreco di territorio.
Sul punto della “verticalità”, il titolo del servizio giornalistico (“Sarà una città verticale”) mi pare vada oltre il testo dell’intervista e può far pensare ad una versione cremonese delle avveniristiche visioni architettoniche degli anni venti, o ai più recenti progetti cinesi (la Bionic Tower di Shangai) o russi (la Moscow City Tower), che ipotizzano grattacieli-città, completamente autosufficienti. L’idea espressa da Malvezzi sembra invece più rispondente alle proposte dell’inglese Richard Burdett che sostiene la necessità di fissare, mediante una cintura di verde, limiti invalicabili attorno alle città, evitando l’espansione a macchia d’olio delle periferie.
Se si fossero rispettati questi criteri la campagna attorno a Cremona e ai comuni della cintura non si sarebbe popolata di casupole, ognuna col suo orticello e il suo giardinetto, con enorme consumo di terreno agricolo e distruzione del paesaggio. Una pianificazione intercomunale attuata per tempo avrebbe potuto incrementare i nuclei urbani esistenti e creare qualche nuovo nucleo, senza il tabù della verticalizzazione, lasciando ampio spazio alla campagna *.
Nella realtà non è andata così. Per assecondare la voglia di casette individuali, ogni comune ha abbondato nei piani urbanistici e dubito che sia ormai troppo tardi per invertire la tendenza, poiché tenendo conto dell’andamento demografico e volendo puntare sul recupero, il fabbisogno di case nuove è prossimo allo zero.
Si può capire la pressione dei costruttori (e dei proprietari di aree), ma se non si vogliono aumentare gli immobili inutilizzati lo sviluppo urbanistico dei prossimi anni va ricercato nei servizi e in investimenti innovativi, utilizzando opportunamente le aree dismesse, anche con costruzioni verticali (non parliamo di grattacieli). Senza cadere nella moda delle torri (in auge anche a Milano), come proposto da Quinzani, che vorrebbe una gran torre sull’area dell’ortomercato, per trasferirvi tutti gli uffici pubblici (con ulteriore svuotamento del centro storico).

* Gianni Beltrame (Cronacadel 14 marzo) dice che costruire in verticale (“grattacieli”) non fa risparmiare spazio, ma dice anche che con indici e vincoli opportuni il risparmio si può ottenere (non è una “favoletta” quindi).

18 marzo 2011

Metternich a Cremona

Filed under: Politica — Cives Cremona @ 07:00

Italia attiva è un nuovo movimento politico, nato nel 2008 in Piemonte e presente in Lombardia dall’ottobre 2009, che si propone obiettivi politici ambiziosissimi (vedere il sito). Mi sono imbattuto con Italia Attiva il 17 marzo in galleria, mentre partecipavo passeggiando alla celebrazione del terzo giubileo della nazione. Accanto al banchetto degli organizzatori era esposto un manifesto che spiegava ai cremonesi che non c’è niente da festeggiare, che non va bene niente, che l’Italia è tutta da fare e che aveva ragione Metternich quando disse che “l’Italia è solo un’espressione geografica”, ed è così ancora oggi.
Forse Metternich – uomo di stato – voleva dire che dove non c’è stato non c’è nemmeno nazione, ma oltre che cancelliere dell’impero austroungarico, il principe era anche uomo di raffinata cultura e sapeva senza dubbio che gli ingredienti per diventare uno stato l’Italia li possedeva tutti. Gli attivisti di Italia Attiva (come tutti gli italiani) li maneggiano ogni giorno, effigiati sopra gli euro di conio italiano, dal Castel del Monte di Federico II (1 cent.) fino a Dante Alighieri (2 euro). Sono i simboli di una cultura antica e di una civilizzazione che ha penetrato tutti i popoli italici, con la lingua, la religione, l’arte, il diritto, e che ha preso forma politica secondo auspici che risalivano al Rinascimento.
Questo stato non è partito dal nulla e “l’itala gente dalle molte vite”, sia pure attraverso tragedie e travagli, è riuscita a collocarsi tra le nazioni più progredite. Anche adesso molto resta da fare, ma gli attivisti di Italia Attiva, più che ispirarsi a Metternich, dovrebbero guardare a quegli statisti che hanno saputo trarre l’Europa dall’abisso del nazismo e del comunismo e gettare le basi di sicure democrazie.

14 marzo 2011

Dubbi sulle nomine e sulle aziende

Filed under: Aziende Pubbliche — Cives Cremona @ 12:16

Apprendiamo dai giornali che “è scattata la corsa” per il rinnovo delle nomine dei consigli di amministrazione di Aem (di cui il comune possiede il 100% delle azioni) e di Centropadane (in cui il Comune ha una partecipazione del 5,91%). Che sia scattata la corsa non fa meraviglia, sia perché le aziende hanno un ruolo importante per il territorio, sia perché la loro autonomia giuridica consente margini di manovra che non sarebbero possibili ad una gestione diretta del comune, sia perché infine i loro consigli sollecitano gli appetiti dei partiti.
Fa meraviglia invece la chiarezza con cui un esponente di partito, la consigliera comunale del Pd Annamaria Abbate, si è pronunciata contro la “collusione” che vorrebbe confermare nei consigli gli attuali vertici provenienti dalla sinistra (Albertoni all’Aem e Galli alla Centropadane). Come riferisce Gilberto Bazoli sulla Provincia del 12 marzo,  la Abbate ha dichiarato: “E’ ora di tagliare il cordone ombelicale. Non lasciamo che l’ambiguità ci leghi mani e piedi e ritiriamo ogni nostro esponente. Facciamo in modo che la nostra opposizione sia letta nitidamente e senza ombra di dubbi su compromissioni di sorta”.  La posizione netta della Abbate è parzialmente mitigata dal segretario provinciale del Pd, Magnoli, per il quale “le nomine sono un fatto interno alla maggioranza, … il Pd non intende esprimere pareri sulle persone … il problema è di progetto politico … e il sindaco ha vinto con un progetto politico che non condividiamo”.
Le parole della Abbare e di Magnoli lasciano sospesi alcuni interrogativi. Come si spiega la propensione del sindaco a confermare gli attuali amministratori? Perché non si coglie l’occasione della scadenza dei consigli per affermare il diritto-dovere della maggioranza di assumere responsabilmente la guida di vertici aziendali che hanno più peso di un assessore comunale? Non si vien meno in questo modo a quella istanza di controllo democratico e di trasparenza che erano anche parte del programma elettorale del Pdl?
Ma altri dubbi si affacciano, oltre a quelli sulle nomine, e sono ancor più sostanziosi. Riguardano l’opportunità di mantenere in vita l’apparato societario della vecchia Aem, dopo che tutte le attività operative sono state trasferite ad Lgh.  La modifica dello statuto con cui si affidano ad Aem compiti operativi residuali (parcheggi, varchi elettronici) sembra fatta apposta per giustificare la sua sopravvivenza, in quanto al controllo e al coordinamento delle partecipate starebbero bene direttamente in capo al comune, come pure la gestione e la valorizzazione del patrimonio comunale.
Se poi la sopravvivenza viene giustificata dalla esistenza di vincoli normativi, non si capisce perché debba rimanere in vita un consiglio di amministrazione di cinque membri. Nell’ottica di “efficienza, efficacia ed economicità”, ribadite nella delibera del consiglio comunale, considerato il ruolo “politico” della nuova Aem, non sarebbe stato più funzionale un amministratore unico?

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